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Caro Berselli, non è una bella società

Caro Eddy, da questa finestrella da cui una volta eri tu a sorridere e a farci sorridere, ti voglio raccontare una cosa buffa che mi è successa domenica scorsa. Saranno state le cinque del pomeriggio, e un amico comune mi aveva appena annunciato che te n'eri andato per sempre, quando nella pagina di Facebook che tenevo aperta sul mio pc è comparso un suggerimento: «Edmondo Berselli. Scrivi sulla sua bacheca». Sembrava una battuta di umorismo noir, uno di quei paradossi, di quei «tiri mancini» che tanto ti divertono, e mi è risuonata all'orecchio la tua risata complice. Non saremo immortali, come pretende il tuo sodale Shel Shapiro, ma con Internet si prova a diventarlo. E se c’è uno che ha buone chance di riuscirci, quello sei tu. Non solo su Facebook.

Berselli-thumb

In te ho sempre annusato una certa aria di famiglia. Non tanto perché portavi il nome di mio nonno, Edmondo, che era nato poco lontano dalla tua Modena, ma perché tu ed io, «adulti con riserva» degli anni ’60, avevamo letto gli stessi libri, ascoltato le stesse canzoni, odiato gli stessi militanti «sessantottusi». Eravamo due cani sciolti, «europeisti, riformisti, chitarristi», refrattari al ciclostilo, ai comitati d'agitazione, alle divise e alle chiese. Il tuo amico prete, don Filippo, ora dice che ti definivi un «cattolico non credente». Di sicuro non eri un devoto. Se di religiosità si può parlare, la tua dev’essere stata una religiosità terragna, laica e privatissima, un po’ come quella mia zia di Carpi che pregava in dialetto emiliano: «Nosgnùr, sèm intès!». Signore, ci siamo capiti. Patti chiari, alla contadina, anche con Dio. Senza sacramenti né paroloni. In uno dei tuoi ultimi corsivi sul Domenicale, nel luglio del 2003, avevi proposto la patente a punti per politici e opinionisti, per punire certi tic lessicali, come «terzismo» o «bipartisan». «L'abuso della parola "federalismo" – ironizzavi – comporta un riesame di guida a Pontida». Mi domando, ora che non ci sei più, come faremo a ridere delle nostre rogne. Ricordi i Rokes? «La notte cade su di noi / la pioggia cade su di noi / la gente non sorride più…» . È una gran brutta società, caro Eddy. E non possiamo nemmeno chiamarci fuori cantando, con Shapiro: «Ma che colpa abbiamo noi…».

  • Denise Laurent |

    Ma che ‘barba’ con ‘sto 68! E che diamine c’entra il penitenziere apostolico con la morte di Edmondo Berselli, che ha rattristato anche me?

  • ugo varnai |

    sono certo che lei vede il 68 non solo o non semplicemente come un esempio di “democrazia assembleare con implicazioni totalitarie”, bensì come un fenomeno sociale variegato e complesso (quindi non solo le “occupazioni”, i cortei, il leaderismo) e anzitutto come un momento di rottura con il passato, pur con le sue aporie e le inevitabili implicazioni totalitarie, queste ultime sempre in agguato. Non sempre, a mio avviso, questo è colto dal lettore nei giudizi tranchants (con l’attenuate prevalente delle poche righe a disposizione). Penso poi che quando si è giovani e ci si trova di fronte a realtà inedite, siano inevitabili anche certi abbagli. Del resto non potevamo stare tutti dalla stessa parte, altrimenti che 68 sarebbe stato? Sulla perseveranza di alcuni e sulle derive attuali, ovviamente mi trova d’accordo.

  • ugo varnai |

    I casi di cancro negli ultimi 40anni sono aumentati di almeno il 300% e ce ne occupiamo inviando sms;
    nessuno prende misure cautelari a carico del penitenziere apostolico, che alla faccia della nostra Irpef, afferma che abusare di 200 bambini con andicap è “meno grave dell’aborto”;
    sparano ai neri con le carabine e li deportano perché non sono stati fermi;
    licenziano decine di migliaia di operatori scolastici per comprare un centinaio di caccia EF-2000 Typhoon;
    il telegiornale racconta a milioni d’idioti che la massa oleosa riversata nel fiume Lambro è un’opportunità;
    esportano questo tipo di democrazia uccidendo, ovviamente per sbaglio, migliaia d’innocenti.
    Colpa del Sessantotto.
    RISPONDE RICCARDO CHIABERGE
    Bum! Se vogliamo cavarcela con una battuta, non andremo lontano. Se vogliamo discutere seriamente, sono pronto a sottoscrivere che il Sessantotto è stato per tutti una scuola di democrazia e di anticonformismo. Nel senso che della democrazia assembleare diretta in quella stagione abbiamo imparato a conoscere le implicazioni totalitarie. Chi ieri non si accodava ai militanti rossi che comandavano nelle assemblee, è più attrezzato a difendersi oggi dai militanti azzurri o verdi o neri che comandano nella repubblica di Raiset. Non crede?

  • Pier Luigi Bersani |

    Caro Chiaberge,
    che parole giuste! Edmondo le metterà in testa alla sua rassegna.
    Grazie davvero da uno che gli ha voluto bene.
    Pier Luigi Bersani

  • giacomo mameli |

    complimenti dottor chiaberge, mi è piaciuto molto il pezzo su berselli, è piaciuto anche a lui

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