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Camilleri, Rankin e i giallisti dei quartieri poveri

I giallisti? Sono «i bambini dei quartieri poveri». La battuta di Ian Rankin, star del poliziesco inglese, padre dell’ispettore Rebus, di primo acchito lascia interdetti: proprio nella patria di Conan Doyle e di Agatha Christie, i «crime writers» sarebbero trattati come una classe inferiore? Si stenta a crederlo, anche se a sostegno di Rankin il critico del Guardian, Robert Mc Crum, sottolinea il carattere classista della società britannica e propone una sua personale piramide, che colloca al vertice poeti e drammaturghi, seguiti dai romanzieri «letterari» alla McEwan, una sorta di ceto medio.  
 

Andrea_camilleri

E in Italia? Andrea Camilleri, uno dei pochi scrittori consacrati all’unisono da pubblico e critica, non si è mai sentito un bambino  povero. In un’intervista alla Finestra sul Cortile di Radio 24, rivendica di essere  stato «democraticamente eletto», e invoca la fine dell’ostracismo contro gli autori più venduti: «Quando vedo le classifiche, sono contento di trovarmi in compagnia di gente come Antonio Tabucchi o Erri De Luca». Se però gli ricordi che in classifica ci vanno anche i Fabio Volo, il creatore del Commissario Montalbano ammette che l’investitura popolare non è sufficiente, che bisogna guadagnarsi i galloni sul campo: «altrimenti ricadiamo in un equivoco politico che è molto in auge in questi giorni». Appunto. Come se non bastasse il demo-populismo, dobbiamo sorbirci pure il cult-populismo, i predicozzi quotidiani di chi ci invita a non fare gli invidiosi e ad applaudire senza riserve gli idoli cari alle masse. Ma dietro le bandiere pseudo-democratiche del «morte agli snob, viva i bestseller» si muovono i cingolati del marketing, le divisioni corazzate dell’industria editoriale. Altro che quartieri poveri: giallisti e scrittori pop stanno ai Parioli. A Tor Bella Monaca vivacchiano i nobili decaduti, i letterati con la puzza sotto il naso. Quelli che Pierluigi Battista, un giornalista-intellettuale antipatizzante della propria casta, bolla come «conformisti». Ma scusate la domanda: secondo voi sono più conformisti i milioni di italiani che comprano i libri di Volo o quella sporca dozzina di critici che ancora osa stroncarli? Poveracci. Nel loro bilocale in banlieue, lasciamogli almeno il diritto al mugugno.  

  • Roberto Fabrizi |

    Piramide con in testa poeti e drammaturghi? Sì, se pensiamo a Donne, a Shakespeare e a pochissimi altri (parlo di Albione).

  • Azzurra |

    Dott. Chiaberge, ho letto con molto interesse il fondo di ieri e mi chiedevo se non si fosse già imbattuto nel libro “Lettera aperta ai milioni di cretini che ha comprato la solitudine dei numeri primi”, pamphlet divertente su cui l’argomento è diffusamente trattato.
    Saluti
    Azzurra

  • ugo varnai |

    Ecco perché leggere venti libri l’anno, di per sé, non significa nulla. Come per il vino: l’eccesso solo quando l’etichetta è eccellente.
    Prosit, alla faccia di chi stima troppo il presente.

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