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Il Sessantotto tradito di Monsieur Placido

"Ce n’était qu’un début…". Approdato da un paio di settimane sugli schermi francesi, nel mezzo di uno scontro elettorale che agita i sonni di Sarkozy, il Grande Sogno di Michele Placido ha cambiato titolo, è diventato Le rêve italien. Non più autobiografia di un movimento europeo e mondiale, ma quasi un fatto localistico. La rivoluzione in un solo paese. Nella Francia del maggio radioso, evidentemente, pensano che il Sessantotto resti un bel sogno soltanto per gli italiani, che non hanno ancora aperto gli occhi, e che disgustati dall’oggi tendono a mitizzare il passato. Di ben altro avviso il nostro Placido. In un’intervista all’Express, dopo essersi detto deluso dal responso del botteghino (non è bastato l’avallo dell’ex-sessantottino Rossella per vincere l’apatia del pubblico), ribadisce di considerare «essenziale» quel momento storico: «Dappertutto nel mondo – dice – la gente scendeva nelle strade. Qui contro la guerra in Vietnam, là per i diritti civili dei neri, o per i diritti sociali dei lavoratori. Poi, il materialismo è tornato e l’egoismo ha ripreso il sopravvento. Vogliamo la macchina, la casa… Il resto ha poca importanza». Per l’eterno ragazzo Michele, dunque, chiusa la parentesi del ’68 saremmo tutti ripiombati nel letargo borghese. Dopo la festa, il riflusso. Un Sessantotto tradito, come un secolo prima era stato tradito il Risorgimento e come tanti ritengono tradita la Resistenza.

Placido

Ma è proprio andata così? Se il Rêve italien si è trasformato in Cauchemar, nell’incubo che viviamo ogni giorno, qualche colpa ce l’avranno pure i Sognatori di quarant’anni fa. Anche perché molti di loro, sfumato il sogno, hanno saputo adattarsi prontamente alla realtà, continuando a «Servire il Popolo» sotto altre e ben diverse insegne. In un paese dove l’appartenenza e il branco contano più del merito individuale, il reducismo sessantottino conserva una temibile forza propulsiva. E chi può negare che insieme alla liberazione sessuale, il divorzio e le pari opportunità, quella stagione ci abbia lasciato in eredità il liberismo etico, il disprezzo delle regole, il culto della piazza, la voglia di mettere a tacere l’avversario? Dal Grande Sogno al Grande Fratello: «…continuons le combat!».
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  • Roberto Fabrizi |

    Vedo che ci sono ancora gli affezionati al 68. O addirittura quelli che lo mitizzano. “De gustibus et coloribus disputandum non est”.

  • Arturo |

    Chiaberge, quando pensa al 68, vede rosso e perde lucidità. Fa sempre così (è anche un po’ noioso diciamo la verità), sempre la stessa storia. Non so perchè, forse non lo sa nemmeno lui. Forse ci è caduto dentro da piccolo. Forse qualche sessantottino lo ha picchiato da ragazzino, o gli ha rubato la fidanzata.
    Fatto sta che ora, nella sua testa, il 68 è la culla di tutti i mali, un “incubo” come lo definisce, con buona pace delle battaglie sociali e civili che ne sono conseguite e di cui tutti, anche Chiaberge, beneficiamo oggi. A.
    PS a scanso di equivoci: non sono un sessantottino… non ero ancora nato.
    RISPONDE RICCARDO CHIABERGE:
    No, nessuno mi rubò la fidanzata, anche perché la mia fidanzata di allora la pensava come me e non sopportava gli sfascisti che spadroneggiavano nelle assemblee…
    Ma mi perdoni, caro amico: visto che lei non c’era, come fa a giudicare?

  • Marco Sostegni |

    Si dà importanza al 68 e ci si scorda le innumerevoli derive e si mitizza un tempo nel quale la società occidentale era Giovane e non Ggiovane il che spiega molti abbagli. Che però si sono minimizzati. Poi è divertente chi a 60 anni fa ancora il contestare o lo pseudo contestatore. E anche chi ha fatto il 68 e oggi si trova a guardare certe serie televisive nelle quali una spruzzata di 68 serve a ricordare che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.
    Marco Sostegni

  • Denise Laurent |

    Il 68? Aveva proprio ragione De Gaulle a definirlo ‘chanlit’.

  • Marco Ermentini |

    Caro Chiaberge, é tutta una comica, si scopre il vero sottosuolo del ’68. Monseur Placido è solo una conferma del conformismo.

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