Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il Cantico delle Creature di frate Zaia

Anche i Francescani si adeguano ai tempi. Una volta guardavano al Medio Orìente e abbracciavano Arafat, adesso hanno fiutato il vento del Nordest. Il dotto saggio del ministro per le politiche agricole Luca Zaia, Adottare la terra (per non morire di fame), appena pubblicato da Mondadori, sfoggia una prefazione di padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi: al fratello Zaia – scrive il religioso – «ci unisce un amore incondizionato per le nostre tradizioni culturali, secolari». E ricorda con commozione quel giorno che il ministro versò nella lampada votiva del Santo la prima bottiglia d’olio con l’etichetta di prodotto tipico. Dalla volpe palestinese al lupo padano: non c’è creatura per quanto selvatica che San Francesco non riesca ad ammansire. Del resto, mescolato all’odore di stalla e di caciotte, un forte aroma d’ incenso si sprigiona da ogni pagina del libro, dove le citazioni di Simone Weil, Dostoevskij e Carlìn Petrini si alternano agli elogi per papa Ratzinger, la voce più forte contro il nichilismo e il dominio della tekné che ci estraniano da madre Terra. Il candidato della Lega alla regione Veneto si batte con uguale ardore per l’olio extravergine e per le radici cristiane (purché siano Dop), tanto da voler imporre l’ora di cattolicesimo ai ragazzi musulmani. Tutto nel nome del Santo patrono d’Italia, che come ricorda padre Fortunato esortava all’accoglienza. E gli immigrati? Neanche un cenno in un libro che inneggia alla civiltà contadina. Si vede che i pomodori li raccolgono i laureati di Ca’ Foscari.

Luca-zaia1

Ma intanto, in onore di Zaia, i monaci di Assisi stanno preparando una versione aggiornata del Cantico delle Creature. Siamo in grado di anticiparne alcuni versi: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora Polenta, / la quale è multo melio del cous cous, / cum tucti li suoi Asiago Dop / et salsicce de la traditione .
Laudato si’, mi’ Signore, per messer lo frate McDonaldo / per lo quale, a la nostra agricoltura dài sostentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora Patata nostrana / la quale non ha li geni modificati. / Guai a quelli ke morrano nei supermercati; / beati quelli ke mangeranno italiano / ka la multinationale no ’l farrà male».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • ugo varnai |

    Gaetano Moroni, nell’800, pubblicò 103 volumi del suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica. Si tratta di un’autorità indiscussa in materia, alla quale si rifanno anche gli estensori delle voci delle moderne enciclopedie (evito gli esempi). Scrive, alla voce “MONACO”, il primo aiutante di camera dell’allora vigente papa Gregorio XVI:
    .
    Distinguendosi dal monaco il Frate (Vedi), ivi notammo che anticamente frate e monaco sovente significò lo stesso, anzi fu titolo comune a qualsivoglia religioso claustrale, anche canonico. Parlando il Sarnelli del titolo di Don (Vedi), proprio de’ monaci, dice che i Chierici (Vedi) finchè vissero in comune chiamaronsi fratres, e la comunità fraternitasj e che anticamente chierici e monaci si appellavano col titolo di fratelli, ma poi s’introdusse il domnus e il don: ai monaci si dà pure il titolo di Padre (Fedi), ed al superiore quello di Abbate (Fedi). Ne primi secoli della Chiesa i monaci furono anco chiamati col nome di Beatissimo (Vedi), affermandolo anco il Zaccaria, Stor. lett. t. I, p. 19. Alcuna volta i Canonici regolari (Vedi) furono chiamati canonici monaci.
    .
    Per i pignolissimi talebani della lingua segnalo anche la pagina:
    http://books.google.com/books?pg=PA50&dq=%22moroni+romano%22+xiii&id=qGwAAAAAMAAJ&hl=it#v=onepage&q=%22moroni%20romano%22%20xiii&f=false

  • roberto fabrizi |

    E va bene, dott. Chiaberge, il suo contributo alla campagna per le elezioni regionali in Veneto, l’ha dato. Forse qualcuno che era – quasi – convinto di votare Lega si asterrà: sempre che in Veneto i piccoli imprenditori abbiano voglia e tempo di leggere il supplemento del Sole e siano affascinati dalla sua prosa.

  • diana |

    @totok12
    non bisogna generalizzare, è vero. Però ultimamente si osservano strane ‘fratellanze’ tra una certa parte del Clero e alcuni politici della Lega…
    fine OT!
    😉

  • Mario M. Sfligiotti |

    Caro Chiaberge,
    ma è sicuro?? I “monaci” di Assisi stanno preparando una versione aggiornata del Cantico delle Creature?
    Io sono partito dal vocabolario della lingua italiana della Treccani – ora disponibile anche on line all’indirizzo – http://www.treccani.it/Portale/homePage.html – che alla voce “monaco” mi riporta quanto segue: “In origine, colui che, vivendo in solitudine, si dedica alla preghiera e al servizio di Dio, quindi sinon. di anacoreta; in seguito, colui che, isolato dal mondo, vive in comunità sotto un abate obbedendo alle prescrizioni della regola che ha accettato al momento della monacazione, e che in genere sono quelle di castità, povertà individuale, obbedienza all’abate: m. benedettino, cistercense, certosino”. Passo alla voce “frate” e trovo “Membro di un ordine religioso e in partic. di ordini religiosi mendicanti (specificando: f. francescani o f. minori, f. domenicani o f. predicatori, f. minimi, f. cappuccini, f. carmelitani, f. agostiniani, ecc.)”.
    Non contento (qualche volta anche i dizionari più seri contengono qualche piccola o meno piccola imprecisione …) e consulto il bel volume Dall’eremo al cenobio, ed. Credito Italiano, che riporta un lungo saggio di Claudio Leonardi, La spiritualità monastica dal IV al XIII secolo: pur contenendo qualche giudizio sul monachesimo che, per quel poco che ho potuto leggere altrove, non condivido più di tanto, in materia di distinzione tra monaci e frati non lascia spazio a dubbi.
    Vado oltre e prendo un interessante libro di Gregorio Penco, La Chiesa nell’Europa medievale, ed. Portalupi, dal quale traggo ulteriore conferma a quanto sopra: gli Ordini mendicanti, sorti all’inizio del XIII secolo, comportarono un evoluzione nel concetto di vita religiosa, consistente nel “passaggio dalla vita contemplativa a quella mista”, cioè contemplativa e attiva allo stesso tempo. Cito brevemente e liberamente qualche passo. Gli Ordini mendicanti rinnovarono l’ideale di perfezione cristiana – fino a quel momento incarnato dal monachesimo, anche nella versione riformata costituita dalla corrente cisterciense – lo proposero alle folle, annunciarono il Vangelo in terre lontane e lo difesero contro gli eretici. “Il programma dei nuovi ordini mendicanti consisteva nella pratica della povertà, non solo in forma individuale, ma anche comunitaria, nell’unione fra vita conventuale e ministero apostolico, nella centralizzazione dei singoli ordini. I “frati” (così venivano chiamati tali nuovi religiosi per distinguerli dai monaci) non erano legati dalla stabilitas ad una singola comunità, ma all’intero ordine, i loro superiori non detenevano l’incarico a vita (come gli abati nei monasteri), l’impegno pastorale era per loro qualcosa di essenziale e costitutivo”. Il primo in ordine di tempo fu quello dei frati predicatori di San Domenico; poco dopo sorse e si sviluppò quello dei frati minori, che deve la propria origine a San Francesco, che lei cita. Aggiungo che gli ordini mendicanti furono approvati e disciplinati rispettivamente dal Concilio Lateranense IV (1215) e dal II Concilio di Lione (1274).
    Anche l’Atlante storico – L’universale, ed. Garzanti del 2004, conferma che monaci e frati sono due “figure” ben diverse.
    RISPONDE RICCARDO CHIABERGE:
    Lei ha ragione, ma me lo lasci dire, eccede un po’ in pignoleria. Leggo sul Sabatini Coletti alla voce “monaco”: “nel linguaggio comune equivale impropriamente a frate”. Beh, io non faccio il teologo né lo storico della chiesa, ma il giornalista, e tendo a usare il linguaggio comune.

  • totok12 |

    Buonasera,anche oggi ho trovato l’ennesmo articolo che denigra quello che fa la chiesa o qualcuno dei suoi operatoti.
    Noi cattolici siamo abituati da sempre ,a subire critiche e paragoni da chi si dichiara ateo o non credente , o credente in chissachi,vorrei ricordarvi a tutti voi ,dal basso della mia posizione,che la chiesa non è un isituzione “umana”,ed è stata sempre criticata e messa in discussione anche da uomini di elevata cultura.fede,e moralità,proprietà che certo non sono di questo nostro periodo,pertanto sideve discernere l’operato terreno guidato dal libero arbitrio da quello divino .saluti Toto.

  Post Precedente
Post Successivo