Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Lajolo e il compagno anti-voltagabbana

Chi è abbastanza vecchio da aver letto  Il voltagabbana di Davide Lajolo ricorderà la figura di un comunista tutto d’un pezzo che fa un po’ da contraltare al protagonista, fascista convinto passato sull’altro fronte, come tanti italiani, solo nel 1943, dopo la caduta di Mussolini. Quel compagno della prima ora si chiamava Francesco Scotti, comandante partigiano, membro della Costituente e parlamentare Pci per quattro legislature. Soltanto adesso, a quasi quarant’anni dalla morte (1973), possiamo leggere la sua versione, in un libro scritto dal figlio Giuseppe, primario al San Raffaele, con l’aiuto del medico e storico Giorgio Cosmacini (Francesco Scotti. Politica per amore,Franco Angeli). Tra le pagine più intriganti, un carteggio inedito che ricostruisce la complessa gestazione del Voltagabbana. In una lettera dal tono piuttosto risentito, Scotti chiede a «Ulisse» (nome di battaglia di Lajolo) di correggere alcuni passaggi. Teme che il lettore veda una falsa contrapposizione tra un fascista convertito ma «uomo pensante» (l’autore) e un antifascista coerente, «ma, alla fin fine, "combattente comandato"» (lui) che esegue gli ordini del partito. Obietta: «Noi eravamo, malgrado tutto, più democratici di voi». Tra i due litiganti cerca di fare da paciere l’editore Alberto Mondadori, che scrive a Scotti, allegando un assegno di lire quattrocentomila «più che come una ricompensa per la sua opera, quale segno della mia stima e della mia amichevole simpatia». Quattrocentomila lire, nel 1963, erano una bella somma. Ma poco più di un obolo rispetto a quanto avrebbe incassato Lajolo con le numerose ristampe e riedizioni (dopo Mondadori, la Bur di Rizzoli), senza contare lo sceneggiato per la tv, La strada più lunga, girato da Nelo Risi con Gian Maria Volontè. Scotti finì la carriera politica, a fianco dell’amico-rivale, nelle file dei riformisti del Pci (in cui militava anche il presidente Napolitano) e morì prima della svolta di Berlinguer, che certamente avrebbe approvato. Non stupisce che la sua biografia abbia atteso così tanto. Siccome la storia la scrivono i vincitori, nel paese delle banderuole, dei ribaltoni e delle conversioni a buon mercato le persone coerenti non fanno audience. Sai che palle, questa gente che non cambia casacca!
</CW></CS>[COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Roberto Fabrizi |

    Bene! Abbasso gli opportunisti e i trinariciuti: “In medio stat virtus”.

  • Anonimo |

    Di peana ai comunisti duri e puri di una volta se ne sono sentiti e letti tanti. Incrollabili nella fede nel loro dio baffuto. Ma nessuno ha mai detto loro che soltanto i fessi non cambiano mai idea?
    RISPONDE RICCARDO CHIABERGE:
    Anche questo motto ricorre troppo spesso. Specialmente sulle labbra di quelli che cambiano giacca a ogni giro di vento, e si credono per questo più intelligenti degli altri. Mentre sono soltanto più opportunisti.

  Post Precedente
Post Successivo