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Dan Brown e la cricca dei lettori forti

Dopo averci svelato gli arcani del Codice Da Vinci, l’infaticabile Simon Cox ha prodotto a tempo di record una guida al nuovo thriller fantastorico di Dan Brown: I segreti del simbolo perduto (Mondadori. Vedi la sua pagina su facebook http://www.facebook.com/pages/FREEDOMS-GATE-THE-LOST-SYMBOL-IN-THE-US-CAPITOL/106880422622). Nella bandella si spiega che lo scrittore americano "veicola messaggi percepibili soltanto agli iniziati del sapere non convenzionale" e i lettori sono invitati a far parte di "questo ristretto gruppo di eletti": in pratica, i massoni di rito scozzese che sono al centro del romanzo. Perché no? In questa nostra felice contrada, dove l’aggettivo elitario è il peggiore degli insulti, le sole élite ben accette sono quelle segrete e talvolta un po’ losche. Come definire, se non un’ élite, quello 0,4% di italiani che legge più di 20 libri all’anno? Peccato che sia un’infima minoranza, circa duecentoquarantamila persone, e tale sia destinata a restare ancora a lungo. E se invece di élite la chiamassimo lobby, cricca, massoneria? Siamo certi che i lettori deboli, o saltuari (la stragrande maggioranza) correrebbero a iscriversi in massa. E le librerie, trasformate in logge esoteriche e ritrovi di cospiratori, avrebbero le code davanti. Insomma, non è conferendo "valore sociale al libro" che si allarga la base di lettura, come si propone di fare col suo nuovo Centro  http://193.206.192.222/CLPortalWeb/  il bravo Gian Arturo Ferrari, ma se mai esaltandone il carattere antisociale e al limite criminogeno.

Dan_brown
L’assessore arrestato per tangenti davanti a una libreria milanese aveva appena comprato tre volumi del reparto saggistica: Eva Cantarella sul sesso e la polis, Dacia Maraini sulla mafia e (ciliegina sulla torta) una Storia della massoneria; gli argomenti che evidentemente lo appassionano di più, e che ora avrà agio di approfondire nella quiete di San Vittore. Alla cassa gli avevano dato un resto di 420 euro, perché era a corto di spiccioli. Comunque sia, tre libri in un giorno sono un bel record: è chiaro che ci troviamo di fronte non a un lettore forte ma a un superlettore, un divoratore insaziabile di carta stampata.
Questa vicenda dovrebbe insegnare qualcosa. Per portare avanti la nobile battaglia in difesa del libro il sub comandante Gian Arturo ha bisogno di un braccio armato. Faccia pattugliare le librerie e i megastore da polizia e guardia di finanza. E se i vincoli di bilancio non glielo consentono, mobiliti le ronde: che vadano casa per casa a stanare i lettori "forti" o "abituali". E li costringano a fare proseliti, anzi iniziati, nel nome di Dan Brown.

  • federica |

    In realtà stando al grafio pubblicato da “Repubblica” a leggere più di venti libri l’anno sono (siamo) molti di meno: la percentuale dello 0,4% di “lettori forti” si riferiva infatti al numero complessivo dei lettori – 19 milioni – e non al totale degli italiani. Dunque non 240000 persone ma circa un terzo, ovvero 80000. Possibile? Considerando i dati auditel di Sanremo o di un qualsiasi Grande fratello, non sembra inverosimile…

  • ugo varnai |

    e se ci chiedessimo, senza sconti e al di là dei numeri e dell’enfasi ideologica, il perché la “cultura” è più rispettata che praticata (“anche tra persone laureate”)?
    temo che questo stesso senso dell’appartenenza che le élite avvertono con tanta emozione ed elevato tono (leggo il post qui sopra, del “medico-filosofo” che si dichiara “parte” dello zero virgola qualcosa) precluda risposte franche e convincenti (e non “voraci e soddisfatte”) a questa vecchia e tuttavia inevasa domanda.

  • Fulvia Perillo |

    Gentile Riccardo Chiaberge,
    faccio parte di quello 0,4 % di italiani che leggono più di venti
    libri all’anno, di quella “cricca” che rischia lo shopping compulsivo
    solo quando entra in libreria.
    Scrivo questa email per ringraziare lei e tutti i collaboratori della
    “Domenica”, perchè riuscite a farci sentire gruppo (quasi famiglia),
    grazie alle pagine che con piacere ogni settimana ci confermano
    l’esistenza e la centralità della Cultura.
    E’ una comunità virtuale, certo, ma molto più palpabile di un social
    network. Autori e lettori del pregevole settimanale sono senza
    dubbio”amici”, nel condividere il gusto per la lettura non
    occasionale, non meramente ricreativa, ma intessuta con lo stesso
    scorrere dei giorni.
    Io sono un medico-filosofo, nel senso che il mio lavoro è il medico
    ospedaliero (radioterapista oncologo), ma ho anche una laurea in
    filosofia che ritengo non meno importante di quella in medicina. Mi
    dispiace molto constatare quotidianamente come, anche tra persone
    laureate, leggere libri non legati alla propria professione stia
    diventando sempre più inconsueto. Vorrei, se potessi, scrivere un
    manifesto del “lettore vorace e soddisfatto” per spiegare ai
    non-lettori cosa si perdono, anche sul piano esistenziale. Grazie di
    nuovo, comunque.
    I più cordiali saluti
    Fulvia Perillo

  • Ivan |

    Anch’io come il commentatore precedente ho notato che sul Sole di domenica la cifra dell’0,4% corrispondeva a 2,5 milioni di italiani. Per un attimo (benedetta ingenuità) ho sperato che l’errore fosse nella percentuale…

  • Giacomo Villa |

    A proposito di percentuali: leggendo l’edizione cartacea mi ero chiesto se lei avesse litigato con Bottazzini. Apprezzo la tempestiva correzione.

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