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Il vescovo? Eleggiamolo come Ambrogio

Qualche cronista a corto di metafore ha subito parlato di «primarie diocesane». Altri hanno dato la colpa al serial tv su Agostino, con il vescovo Ambrogio dipinto come un girotondino dell’Impero d’occidente. Comunque sia, quello che sta succedendo a Torino intorno alla successione del cardinale Poletto ha pochi precedenti nella storia recente della chiesa. Un gruppo di cattolici, riuniti sotto la sigla «Chicco di Senape», ha scritto una lettera alle gerarchie vaticane chiedendo che la designazione del nuovo vescovo «sia preparata da una preghiera comune e da un’ampia consultazione dei parroci, degli altri preti e dei laici nelle parrocchie, nelle associazioni e negli istituti religiosi» (testo completo a questo indirizzo: http://chiccodisenape.wordpress.com/2010/02/14/in-attesa-del-vescovo-che-verra/).  È il sogno di un ritorno alle origini, quando le prime comunità cristiane eleggevano liberamente i loro pastori, e insieme una velata protesta contro i metodi autocratici dei vertici romani. Tutto il popolo di Dio dovrebbe essere consultato: le donne, che ai piani alti della Curia salgono soltanto per fare i mestieri, ma anche separati e divorziati, conviventi, omosessuali e altri «fedeli che sbagliano».

Poletto_incenso
Certo, non siamo ai tempi di Ambrogio e Agostino. Nelle diocesi del terzo millennio rischierebbero di prevalere criteri meno nobili, con le signore che votano in massa per padre Georg o qualche altro prete bello, e gli immigrati peruviani o filippini che fanno campagna ciascuno per il proprio candidato. In compenso, il fiuto di tanti papà e mamme aiuterebbe a tenere lontane dai palazzi episcopali certe tonache troppo espansive coi ragazzini. Giovedì, parlando a Breslavia, il segretario di stato Tarcisio Bertone ha ammonito che la Chiesa non può essere una democrazia, un’istituzione «puramente umana», in cui «l’opinione sostituisce la fede». Purtroppo, ultimamente, con le istituzioni umane la Chiesa sembra avere in comune più i vizi – intrighi, lotte intestine e congiure di palazzo – che le virtù democratiche della trasparenza e del libero dibattito. E il papa è il primo a riconoscerlo. Per cambiare le cose, forse basta davvero un Chicco di Senape: senza indire referendum, si dia ascolto a tutti i credenti, non solo a quelli che sgomitano e fatturano più degli altri.
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  • Patrizia Selleri |

    Mi riferisco al Contrappunto del 15/4, “Se il medicante parla lumbard”. Con un po’ di ironia, Lei definisce un’edicola un business di famiglia, da lasciare in eredità ai figli. Le garantisco che non è così. Certo, in periodi di crisi un lavoro è una risorsa che molti non hanno, però mio marito si alza alle 5, lavora dalle 6 alle 19, domeniche comprese, per un guadagno medio di 80 euro al giorno, su cui paga le tasse con gli studi di settore. Poichè per ogni quotidiano venduto (€1,20)all’edicolante restano circa €0,20,è facile capire quanti quotidiani si debbano vendere per arrivare agli 80 euro.Anche perchè le riviste vengono proposte ancora a meno (questa settimana, Panorama costa €1), oppure con gadget francamente improponibili (questa settimana, il settimanale TU, €1,è allegato ad una crema stimolante Durex “per signore”..senza parole).Un po’ tutti i giorni e tutte le domeniche mio nostro figlio aiuta suo padre e deve “lottare” con gli strilloni che, a 10 metri, sull’angolo della strada, senza passare dal distributore, vendono i quotidiani “al volo”. C’è posto per tutti, però scrivere ( e quindi lasciar intendere!) che l’edicola sia un business mi pare scorretto. Le edicole sono legate all’editoria che, se affonda, se le porterà dietro. Mio marito cerca di proporre libri ma.. costano troppo.
    E quindi non restano che le guide tv, a50 centesimi.
    Patrizia Selleri

  • ugo varnai |

    Non potendo scegliere i parlamentari, si accontenterebbero delle primarie per il vescovo. Ecclesia, appunto. Solo che l’ecclesia greca era un’altra cosa. Invece nel cristianesimo dei primi secoli il gregge poteva scegliere da un determinato novero il proprio pastore, poi subentrarono i canonici diocesani e infine la prerogativa fu esclusiva del “supremo Gerarca stabilito da Dio”. Lo stesso “supremo Gerarca” che qualche giorno fa ha dichiarato, non si sa con quanto involontario sarcasmo: «La storia ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’etica».
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    Certe tonache non sono troppo espansive solo coi ragazzini, ma anche con piccole bimbe dell’asilo. È successo «ad esempio a Ferrara dove quasi due anni fa un parroco che gestiva un asilo è stato condannato a sei anni e dieci mesi per aver commesso reiterati delitti di pedofilia su decine di piccole». Il papa “deplora”, ma intanto il prete, di cui ovviamente non è stato reso noto il nome, è stato condannato in secondo grado dal tribunale a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva: appena 28mila euro. Lui i soldi non risulta averceli e la curia diocesana fa orecchie da mercante, come denuncia uno degli avvocati di parte civile che ha scritto al cardinale di Bologna. E’ vero, riconosce l’avvocato Claudia Colombo, «sul piano giudiziario non c’è da attendersi alcun intervento visto che la curia si era opposta “fieramente” alla chiamata in causa come parte civile e i suoi avvocati l’avevano avuta vinta. Ma è “sul piano pastorale che ha mancato a una obbligazione per lei ancora più cogente di quella strettamente giuridica. Non sono abituata a questi gesti – spiega l’avvocato Colombo dal suo studio di Ferrara – ma in questo caso sento la necessità di aprire un dibattito: si tratta di fatti molto gravi e dolorosi, avvenuti in un contesto che dovrebbe essere di assoluta protezione, ma come è possibile che di fronte a un episodio così aberrante se il diretto responsabile non ha disponibilità economiche allora nessuno paga?”. E non si tratta solo di soldi, come tiene a ribadire l’avvocato: alle famiglie non è arrivata neanche una lettera o un qualsiasi segno di scusa e vicinanza».
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    P.S.: La definizione “supremo Gerarca stabilito da Dio” appartiene a Gaetano Moroni, primo aiutante di camera dell’allora vigente papa Gregorio XVI.

  • giovanni cadei |

    Caro Chiaberge, il commento di oggi non posso dire che sia bello : lo stile è consuetamente scialbo, il concetto è però condivisibile.
    Mi chiedo come mai Lei si mobilita per ogni possibile piagnisteo, ma non ha speso una sola parola per il giorno del ricordo degli esuli istriani ? Oppure … mi è sfuggito qualcosa ?
    Con totale disistima.
    Gianni Cadei

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