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Baricco come Salinger: si ritira nel “Langheshire”

Orfano inconsolabile dell’adolescente newyorkese che ha dato il nome alla sua scuola di scrittura, Alessandro Baricco rende omaggio al genio di J.D.Salinger, morto a 91 anni nell’esilio volontario del New Hampshire. E loda con accenti commossi «quest’idea alta di pudore che conduce al riserbo e al silenzio». Mentre Alessandro Piperno, sul Corriere, si interroga: perché Salinger ha smesso di scrivere?  O meglio perché, se qualcosa ha scritto dopo Il giovane Holden (1951) e i Nove Racconti (1953) l’ha lasciato nei cassetti? La vera domanda però è un’altra: sarebbe mai diventato un autore di culto, un’icona del Novecento, se avesse pubblicato non uno, ma dieci o venti romanzi come John Updike o García Márquez? Gran parte del mito di Salinger riposa proprio, oltre che sull’invisibilità, sulla singolarità irripetibile di quel capolavoro. Una meteora, un Little Big Bang che poteva sprigionare intere galassie narrative, e che invece ha generato quasi sessant’anni di buio, e insieme una radiazione di fondo che ne amplifica la magia. Verrebbe da domandarsi perché siano così pochi, nel mondo letterario, a seguire il suo esempio, disertando le luci della ribalta, lontano dalla curiosità dei cronisti e dalla malevolenza dei critici.

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Non c’è bisogno di infrattarsi nei boschi del New Hampshire, bastano le colline di casa nostra. Vi immaginate i titoli dei giornali scandalistici? «Baricco colto dal teleobiettivo dei paparazzi nella sua tenuta delle Langhe». «Una rara immagine di Margaret Mazzantini in compagnia della tata cingalese, all’uscita da un supermercato». «Niccolò Ammaniti sorpreso sulla soglia del suo bunker in Calabria». Del resto, quante volte un esordiente osannato come il nuovo Proust al primo romanzo fa fiasco col secondo, o viene sbranato dalla fretta insaziabile degli editori? Ce lo ricorda J.Rodolfo Wilcock nel gustoso pamphlet curato da Edoardo Camurri, Il reato di scrivere (Adelphi). Tanto che qualcuno propone (esagerando) un «Premio Salinger opera prima e ultima» per scrittori e scrittrici che si impegnino a deporre la penna dopo il romanzo d’esordio. In palio un cospicuo assegno (diciamo un milione di euro) per comprarsi una casetta nelle Langhe o in Val Brembana. Ed entrare nella leggenda.

  • Davide |

    Salinger non fu l’unico scrittore a ritirarsi, pure nella nostra contemporaneità casi simili se ne trovano. Ma sono discreti, susciterebbero scandalo e forse ammirazione se le persone fossero curiose verso ciò che non è ufficiale. Personalmente conosco un uomo che vive ritirato da dieci anni sull’Appennino bolognese, prosegue le sue ricerche ed i clamori mondani non sembrano raggiungere la sua abitazione. Credo che questo ritiro sia una sorta di repulsione, privando le persone della sua intelligenza commette ciò che non dovrebbe accadere in una società avanzata.

  • Raffaele Chiarulli |

    Sottoscrivo in pieno. Devo ammettere che stavolta è stato geniale!
    Raffaele Chiarulli

  • ugo varnai |

    Salinger ha voluto essere postumo da vivo.
    Barrico, invece, vivo da postumo.

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