Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Ragionevole durata anche per Dostoevskij!

Perché limitarsi ad abbreviare i processi? La «ragionevole durata» è un cruccio anche per i lettori di libri e gli appassionati di musica, che di solito non hanno reati sulla coscienza. Troppi romanzi-fiume, troppe opere liriche interminabili, che non bastano tre gradi di giudizio, a volte nemmeno un ergastolo, per arrivare in fondo e vedere il bene che trionfa sul male (il male, in genere, va più svelto). Vi pare un trattamento umano, per esempio, quello che ci infligge Dostoevskij con le 621 pagine (tascabili Garzanti) di Delitto e castigo? Il protagonista Raskol’nikov sarà pure uno squilibrato sedicente superuomo, ma Porfirij Petrovic, il giudice istruttore, è una tipica toga rossa – pardon, russa – che spedisce il povero assassino in Siberia senza uno straccio di prova, sulla base di una confessione estorta chissà come. Fermiamo la truce macchina giudiziaria zarista qualche capitolo prima, quando Raskol’nikov si pente tra le braccia di Sonja. Così vince il partito dell’amore, e il romanzo potrà essere intitolato, nello spirito dei tempi, Delitto e amnistia, o Delitto e prescrizione.

Dostoevskij1

Molti altri classici andrebbero tagliati e riadattati alla sensibilità dell’Italia di oggi. Non è ragionevole la durata del Don Giovanni di Mozart: tre ore di gorgheggi e zumpapà prima che il cavaliere malvagio precipiti nelle fiamme dell’inferno. Siamo seri, chiudiamola lì alla fine del primo atto: Don Giovanni e Leporello sfuggono all’agguato di Masetto e compari e se la svignano in elicottero con la escort Zerlina alla volta di qualche paradiso fiscale (aria: «Riposate vezzose ragazze»). E come tollerare le esasperanti lungaggini dell’Ulisse omerico? Vent’anni lontano da Itaca, 24 libri, dodicimila esametri, e pretende pure di ritrovare la moglie ad aspettarlo. La riforma che suggeriamo permetterebbe all’eroe di restare nell’isola Ogigia al libro quinto, a fare acquascooter nel resort della ninfa Calipso, mentre Penelope si consola col più palestrato dei Proci. E i Promessi sposi? Fissiamogli un termine al capitolo 21: niente lanzichenecchi, niente peste, ma anche niente matrimonio tra i due fidanzati. Che Lucia si sposi l’Innominato, potente capoclan prosciolto grazie alla ex-Cirielli e all’intercessione del cardinale, che le procurerà una particina in qualche serial tv. E al diavolo quello sfigato di Renzo e la sua Tramaglino spa, azienda tessile del bergamasco, in cassa integrazione per la concorrenza dei cinesi.
[COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Giacomo Villa |

    Alcuni intellettuali hanno improvvisamente scoperto quanto si addicano a giustizia e libertà i processi decennali. Che avesse ragione uno, che col comunismo aveva qualche frequentazione, definendoli “utili idioti”? E poi, caro Chiaberge, che c’azzecca – come direbbe un dotto cruscante – Dostoevskij con i processi di casa nostra? Talvolta le allegorie, che lei ama molto, fanno cilecca o, per alcuni, sono addirittura incomprensibili.

  • giusy |

    Lei ne ha impiegate 53 di righe, non le sembrano troppe!!
    Comunque se non gradisce la ” lunghezza” ( io direi bellezza), di certi testi ” sacri”, non li legga.

  • Roberto Fabrizi |

    Che belli, invece, i processi lunghi lunghi. Di più, di più. Perché mai scontentare avvocati tiralungo e magistrati… (nessun attributo, per carità)?

  • Pino Mario De Stefano |

    straordinario e molto originale questo modo di contaminare politica attuale, letteratura e immaginario sociale!
    le chiedo se c’è la possibilità di condividerlo per i lettori del mio blog.
    approfitto per farle i complimenti e ringraziarla per il suo libro Scisma, una finestra su voci ed esperienze utili da conoscere!

  • ugo varnai |

    Spero solo che non lo leggano i ministri Bondi e Gelmini.

  Post Precedente
Post Successivo