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Testamento biologico: e se ci pensassero i parroci?

Nell'Italia delle crociate sui casi Welby ed Englaro qualcosa forse si sta muovendo, e proprio sul fronte cristiano. A dare il buon esempio è la chiesa valdese di Milano che nel dicembre scorso ha aperto uno sportello pubblico per raccogliere i testamenti biologici dei fedeli.  In sole 4 giornate di apertura (di 7-8 ore in tutto – perchè lo sportello, animato da volontar, rimane aperto per 1-2 ore al massimo, ogni volta: più a lungo la domenica, prima e dopo il culto; un’ora nelle giornate infrasettimanali) sono stati raccolti quasi 200 biotestamenti, la maggior parte dei quali depositati da non valdesi: cittadini di confessioni e religioni diverse, oppure atei ed agnostici. Inoltre, sono state centinaia le visite al sito web

www.milanovaldese.it (dove sono consultabili tutti i documenti, le risposte alle domande più frequenti ecc) e le telefonate ed email di richiesta di informazioni pervenute alla Chiesa Valdese e alla Libreria Claudiana, dove lo sportello viene aperto nei giorni feriali. In attesa di una legge della Repubblica sul fine vita, (che forse non vedremo mai, o se la vedremo ci imporrà magari il sondino di stato) sono i cristiani scismatici a porgere un aiuto fraterno a chi chiede di potere esprimere le proprie volontà anticipate. E se i parroci cattolici seguissero l'esempio dei loro fratelli separati? Se bruciassero sul tempo un parlamento bloccato  dai veti incrociati? Se facessero prevalere la carità sulla verità imposta dall'alto, l'amore cristiano sulla logica dello scambio politico?

  • ugo varnai |

    Anche se non credente, da molti anni devolvo l’8 per mille alla Chiesa valdese. Conosco molti altri militanti della resistenza al cattolicesimo che fanno allo stesso modo. Le iniziative e le prese di posizione della Chiesa valdese trovano interesse e favore, la storia delle persecuzioni e delle stragi patite dai Valdesi suscita un’istintiva solidarietà.
    Non so, a proposito del testamento biologico, quale precipuo valore possa invocare sul piano del diritto l’iniziativa segnalata, ma è tuttavia da considerarsi comunque opportuna e giusta poiché tiene viva l’attenzione su una questione di civiltà (e non solo). Lei, gentile Direttore, auspicando si chiede: e se i parroci cattolici seguissero l’esempio dei loro fratelli separati, se facessero prevalere la carità sulla verità imposta dall’alto, l’amore cristiano sulla logica dello scambio politico? Mi permetto di osservare a tale riguardo: ha mai visto, recentemente o in passato, un intervento autonomo e massivo dei “fratelli” parroci cattolici in difesa di qualsivoglia diritto civile? Divorzio, obiezione alle armi, fecondazione assistita, ecc. ecc.. Tanto più che l’assegno di sostentamento ad personam (la cui introduzione, nel 1929, portò ad un significativo aumento delle “vocazioni”) non è più, grazie all’Esule contumace, garantito dallo Stato, ma gestito, con i nostri soldi, direttamente dalle gerarchie ecclesiastiche diocesane e centrali. E tale aspetto, è assai meno prosaico di quanto sembri. Ed è anche vero, come Lei scrive, che la logica dello scambio politico prevale, ma ci sono anche altre motivazioni, di ordine “teologico”. I Vangeli garantiscono l’autorità della Chiesa, e la Chiesa garantisce la verità dei Vangeli: un’autorità gratuita, fondata sopra un mero presupposto. E quindi, se le scritture non bastassero a convincere i renitenti, soccorre la tradizione e, laddove neanche questa risultasse sufficiente, c’è sempre il magistero della Chiesa. Da questo labirinto di cabale non se ne esce. In Vaticano sanno da sempre che l’unica verità indiscutibile è la morte, ma appunto per questo, gli inventori della sofferenza ontologica, non rinunceranno mai ad inzuppare il pane nella ferita esistenziale.
    Il rifiuto alle esequie in chiesa per Piergiorgio e l’inumazione nella basilica di Sant’Apollinare del sig. De Pedis sono, a tale riguardo, eloquenti.
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    P.S. Osservava David Hume a proposito delle ragioni politiche e sociali dell’8 per mille:
    And, in the end, the civil magistrate will find, that he has dearly paid for his pretended frugality, in saving a fixed establishment for the priests; and that in reality the most decent and advantageous composition which he can make with the spiritual guides is to bribe their indolence, by assigning stated salaries to their profession, and rendering it superfluous for them to be further active than merely to prevent their flock from straying in quest of new pastures. And in this manner ecclesiastical establishments, though commonly they arose at first from religious views, prove in the end advantageous to the political interests of society (History of England, Cap. XXIX, p. 128, Boston, 1858).

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