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L’arte dell’insulto secondo Bertrand Russell

 «Come offendere senza essere maleducati»: questo il tema assai poco natalizio scelto da Bertrand Russell nel dicembre del 1934 per la sua rubrica settimanale sui quotidiani americani della catena Hearst (cosa non fanno pure i geni per campare!). «Da quando è caduto in disuso il duello – scriveva il filosofo e matematico inglese (1872-1970) – è diventato difficile insultare qualcuno senza passare per villani». Una volta, se davi del cornuto a un rivale, quello ti lanciava il guanto della sfida e la contesa veniva risolta «da gentiluomini», a colpi di spada o di rivoltella, all’alba, in qualche parco cittadino. Per bene che ti andasse, rimediavi qualche scorticatura, oppure eri tu a mettere ko l’avversario, se non a mandarlo all’altro mondo. La civiltà moderna ha abolito questa usanza, che già Rousseau condannava come barbara. Soltanto in Paraguay il duello è ancora ammesso dalla legge, a condizione che i contendenti (pensate un po’) siano entrambi donatori di sangue. L’insulto, invece, ha tuttora piena cittadinanza a ogni latitudine. E una forma di duello legale (senza regole cavalleresche) va in scena tutti i giorni sui giornali, nei blog e nei talk show, a dispetto di chi auspica il dialogo e il civile confronto. Non sappiamo, per esempio, se Vittorio Feltri o Beppe Grillo siano iscritti all’Avis, ma a quest’ora in Paraguay sarebbero già due colabrodo.

Russell

«Più che le buone maniere – diceva Russell – i genitori dovrebbero insegnare ai figli la probabilità statistica che la persona che hanno di fronte sia buona quanto loro. Questo concetto è molto difficile da accettare; ben pochi di noi, per istinto, ci credono. Il nostro ego ci sembra così incomparabilmente più sensibile, perspicace, saggio e profondo di quello degli altri. Eppure devono esserci pochissimi individui per i quali questo è vero, ed è improbabile che tu sia uno di quei pochi. Non c’è modo migliore per imparare le buone maniere che vedere se stessi in termini statistici». Facile a dirsi, caro vecchio Bertrand. Prova a spiegarlo a uno di quei Superego maleducati (statisticamente diffusi) che si credono in diritto di insultare chi la pensa diversamente e se qualcuno li critica, invece di sfidarlo a duello, lo fanno bastonare dai loro bravi. In senso metaforico, s’intende.
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  • Carlo Rossi |

    Gentile Chiaberge,
    in effetti Russell riusciva ad essere arguto ed acuto anche quando scriveva per vivere.
    Russell visse infatti dei proventi della sua attività di scrittore.
    Colgo l’ occasione per chiederLe una cortesia. Molte opere di Russell hanno avuto recentemente una nuova edizione italiana.
    Ma, a quanto mi risulta, con la Autobiografia del filosofo britannico e con la Pratica e teoria del bolscevismo siamo ancora fermi alla introvabile ultima edizione italiana che risale a circa quaranta anni fa.
    Si tratta di opere di grande valore storico e letterario.
    Potrebbe gentilmente interessarsi per avere una nuova edizione italiana?
    La ringrazio e saluto cordialmente
    Carlo Rossi

  • ugo varnai |

    Eh già, cosa tocca fare per campare. Medesima sorte per miliardi di esseri umani, da Rosarno a Sestiere, da Chengdu a Malindi. La causa è sempre la stessa, il conflitto tra capitale e lavoro, tra meri proprietari e semplici schiavi. O vi sono dei dubbi a tale proposito?
    Non molto è cambiato nel tempo nella condizione effettiva tra i costruttori delle piramidi di Giza e di Dubai, tra gli Iloti e i moderni seringueiros. Anzi, per i raccoglitori di Rosarno nemmeno la fictio juris è mutata. Forse nelle grandi metropoli sono diventate più efficienti le modalità con le quali l’organizzazione statuale e parallela dei poteri gestisce la sopravvivenza, alimenta la paura, distribuisce una vasta gamma di prodotti di consolazione e controlla il conflitto sociale. E potentissimi sono anche gli strumenti tecnologici di condizionamento, di ampio sproloquio su presunte divergenze, ma si tratta in sostanza dello stesso spirito dispotico di ogni epoca, di manipolazione perfino grossolana se il Ministro dei temporali (per dirla con De André), in conferenza stampa, non trova di meglio che insultare i fatti, affermando che c’è stata troppa tolleranza con i “clandestini”, quando invece la tolleranza è stata, a tutta prova, a favore di chi li sfrutta e opprime.
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    Tra i peggiori insulti che feriscono la dignità di una persona non vi è forse quello di definirla “clandestino” e di negargli lo stretto necessario? I francesi, che nella manipolazione degli stereotipi dell’ipocrisia borghese ci sono avanti di almeno 221 anni, se non altro li chiamano sans-papiers.
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    Quanto ai Don Rodrigo, ognuno patisce o affronta i propri.

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