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Leggere Montesquieu a Teheran

Prima di salire sull’ottovolante di paci armate del 2010 sarà bene
munirsi di letture ad alto potenziale. Come il massiccio, ma
godibilissimo saggio di Anthony Pagden, Mondi in guerra. 2500 anni di
conflitto tra Oriente e Occidente
(Laterza), cinquecento pagine e passa di
cavalcata da Alessandro Magno a Bin Laden lungo la «linea di faglia»
che continua a dividere le due principali zolle culturali del pianeta.
In uno dei capitoli più penetranti del libro, lo storico
dell’University of California si sofferma sul barone di Montesquieu e
le sue Lettres persanes: romanzo fantapolitico pubblicato anonimo nel
1721 da un editore olandese, che racconta in forma epistolare il
viaggio di due Persiani immaginari, Usbek e Rica, nella Francia
prerivoluzionaria. In realtà, un geniale espediente narrativo per
mettere alla berlina i vizi dell’Ancien Régime, con l’ipocrisia dei
suoi costumi sessuali e la sua religiosità bigotta e oppressiva. A
proposito di fede e politica, Montesquieu fa dire al musulmano Rica:
«Quando vedo uomini striscianti su un atomo, la terra, che non è che
un punto nell’universo, proporsi direttamente come modelli della
provvidenza, non so come conciliare tanta stravaganza con tanta
piccolezza».

Ayatollah-Ali-Khamenei

Per quanto riferita ai monarchi dell’Europa Settecentesca, la battuta
calza perfettamente agli Ayatollah dell’Iran di oggi, che pretendono
di amministrare il potere (e la forca) in nome del Padreterno. Ma
anche ai teocon americani che rivendicano il sostegno divino nella
guerra all’Asse del Male.
A differenza dei Persiani di Montesquieu, le ragazze e i ragazzi
dell’Onda verde di Teheran non trovano affatto grottesco lo stile di
vita occidentale. Sono relativisti in lotta contro l’assolutismo
teocratico. Chiedono le stesse cose che il filosofo francese teorizzava
due secoli e mezzo fa: la divisione tra religione e politica, la
separazione dei poteri, il diritto di manifestare contro il governo
senza essere bollati come nemici di Dio (o meglio, dell’Io di chi
comanda). Cose che a noi sembrano scontate, e che pure qualcuno ogni
tanto avrebbe la tentazione di toglierci. Se ne ricordino gli
europarlamentari in missione a Teheran, come i re Magi, dopo
l’Epifania: l’Europa che rappresentano è la terra di Montesquieu, non
solo quella del business.

  • tanygeo01 |

    The initiative taken for the concern is very serious and need an attention of every one. This is the concern which exists in the society and needs to be eliminated from the society as soon as possible. I like this particular article. It gives me an additional input on the information around the world Thanks a lot and keep going with posting such information.
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  • ugo varnai |

    Buon anno, caro Direttore!
    Lei sta assumendo un atteggiamento sempre più incoerente rispetto al gregge e intransigente riguardo la Linea. Di contro, c’è per fortuna chi ha ancora il coraggio di scrivere che «non dobbiamo lesinare i soldi alla difesa, [prefigurando che] avremo anche dieci anni di guerra ed è tragico non prepararsi».
    Insomma, non saremmo l’incarnazione di un principio generale ma solo l’evoluzione della Pikaja? Non dovremmo rimetterci alla volontà degli Ayatollah dell’Iran di oggi, e neanche di quelli nostrani, al di qua e al di là del Tevere? Il Mandato del Cielo si è esaurito?
    “Non sia alcuno che muova una alterazione in una città, per credere poi, o fermarla a sua posta, o regolarla a modo suo”.

  • domenico felice |

    Benissimo e bravissimo. Ma per leggere Montesquieu non occorre arrivare fino in America, perché abita qui da noi: basta che guardi http://www.montesquieu.it
    Cordialmente,
    Domenico Felice

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