Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La rivincita del Bambinello su Papà Inverno

Sarà un’impressione, ma di tutti quei Babbi Natale che l’anno scorso penzolavano dai balconi delle nostre città, ne sono sopravvissuti ben pochi, malinconici relitti di un esercito allo sbando. Forse li hanno tirati giù le ronde per motivi di sicurezza, o sono finiti in una casa di riposo. O più semplicemente sono passati di moda. Meglio così, erano orribili. In compenso, torna in auge il presepe, che qualcuno aveva troppo frettolosamente messo in soffitta per un malinteso scrupolo multiculturale.
Anche nell’Europa dell’Est, dove si festeggia il ventennale della libertà ritrovata, il vegliardo con le renne sta perdendo quota. A Praga, addirittura, pare sia in corso una vera e propria insurrezione contro questo simbolo del consumismo americano, forse perché somiglia troppo al Papà Inverno dei sovietici. È ancora viva la memoria del commovente discorso natalizio pronunciato nel 1952 dal compagno Antonin Zapotocky: «I tempi sono cambiati – aveva detto il premier comunista. – I figli dei lavoratori non nascono più nelle stalle. Molte trasformazioni sono avvenute. Gesù Bambino è cresciuto e invecchiato e gli è spuntata la barba. Non va più in giro nudo e lacero, è ben vestito con un cappuccio e un mantello di pelliccia». Miracoli del socialismo reale. Bene: oggi nelle vetrine della Praga capitalista spopola il poverello di Betlemme. Papà Inverno lo hanno ricacciato in Siberia.
A voler cambiare il look al Nazareno sono semmai certi predicatori americani. Come padre Fernando Garay, esponente di punta della nuova «teologia della prosperità», che incita i parrocchiani: «Amiamo il denaro nel nome di Gesù. Anche Gesù amava il denaro». Basta pregare, e il diavolo della Crisi sarà sconfitto. Di Fernando potete fidarvi, perché prima di fare il pastore ha lavorato sei anni all’ufficio mutui di una società finanziaria.
Chissà come sarà il presepe del reverendo Garay, ammesso che ne abbia allestito uno nella sua chiesa di Charlottesville, Virginia. Immaginiamo che il Bambinello non nasca in una grotta, ma in una villetta unifamiliare acquistata con un «subprime». E i re Magi? Arrivano dal Dubai, seguendo la rotta del satellite coi loro fuoristrada stracarichi di debiti.
[COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Giacomo Villa |

    Compagno Antonin Zapotocky: per informazioni chiedere agli olandesi.

  • ugo varnai |

    Anche quest’anno, in perfetta sintonia con i movimenti ecologisti, il regno più eroicamente venerabile di questo pianeta non ha voluto rinunciare al proprio abete di natale. Fatto arrivare dal Belgio, è alto sui 30 metri. Nulla a che vedere con l’anno scorso, quando l’ardore apostolico si abbatté su un abete rosso di 120 anni, alto 33 metri, che veniva dall’Austria, e l’anno prima su un povero sudtirolese alto 26 metri, vecchio di 140 anni.
    Ciò che giustificherebbe l’abbattimento di questi abeti, per gli autori della Crimen sollicitationis e del De delictis gravioribus, è il loro scarso valore intrinseco, commerciale. Scrive L’Osservatore Romano: «L’albero, della specie picea abies, è meno anziano di quanto è stato ipotizzato – probabilmente non arriva a sessant’anni – e non presenta caratteristiche di rilievo o elementi di particolare rarità. Minimo, in termini commerciali, è il suo valore intrinseco, trattandosi di legname di difficile utilizzo».
    Per quanto riguarda il trasporto di tali fuscelli, nessun problema d’inquinamento: ci pensano gli angeli, la stessa schiera che ha curato il trasloco di Loreto.
    .
    Altrettanto interessante sarebbe conoscere i gusti e gli orientamenti delle nuove famiglie italiche, segnatamente di quelle padane, in tema di abeti e presepi. Non ho trovato dati specifici nel sito dell’Istat, ma dall’Annuario 2009 altri dati mi paiono comunque significativi: “la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso è del 77,3% nel Sud, contro il 56,2% del Centro e il 51,1% del Nord”. Insomma, metà dei padani per sposarsi scelgono altri riti. Miracoli del leghismo reale?

  Post Precedente
Post Successivo