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La morte di Dio in prima serata

Applaudire il Papa non costa nulla, ed è il miglior salvacondotto per continuare a fare il
contrario di quello che il Papa si aspetta da noi. Come ha osservato
Aldo Grasso, il j’accuse di Benedetto XVI contro il «meccanismo
perverso» dei media che amplificano il male e intossicano i cuori è
stato approvato con fervore sospetto proprio da quelli che più
praticano un certo tipo di televisione: «A cominciare da Bruno Vespa
che per anni ha vissuto sui trans, sulle escort, sui delitti di Cogne
e di Garlasco, facendo vedere cadaveri e sangue, e non sembra avere
nessuna intenzione di smettere». «La tv è un mezzo straordinario, di
una complessità meravigliosa», sostiene il critico del Corriere, che
ha partecipato al convegno «Dio oggi» promosso dalla Cei: ma in essa
non c’è posto per l’assoluto. Soltanto il relativo fa audience.

Ratzinger

Ecco dove si annida il mostro relativista e nichilista che sta
divorando la civiltà cristiana, e contro il quale il pontefice non si
stanca di metterci in guardia: non nei laboratori del Cnr o nelle aule
della Sapienza, ma negli studi di Saxa Rubra e di Mediaset. Nei
salotti catodici in cui tutto è opinione, perfino le sentenze passate
in giudicato. Dove i saccenti hanno la meglio sui sapienti, dove il
parere di una showgirl o di un bellimbusto ignorante vale più di
quello di un magistrato poco telegenico, i condannati per assassinio
diventano divi, le profezie maya sono messe sullo stesso piano dei
modelli elaborati dai climatologi, e i pregiudizi ideologici di un
sottosegretario hanno un peso superiore ai giudizi di uno scienziato.
E il premier, a seconda del colore di chi interviene, è per cinque
minuti un mafioso e un martire per i successivi cinque. Ma mai,
neppure un istante, quello che dovrebbe essere: un capo di governo
chiamato a rendere conto delle promesse non mantenute.
«Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e
responsabilità, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e
di logiche di potere»: sono parole di Joseph Ratzinger, nella sua
ultima enciclica. Già, la verità. Povera
veritas, quante volte ci capita di vederla seduta sui
divanetti televisivi, affollati di imbonitori? Altro che Scientismo
ateo: è dal Saccentismo mediatico che dobbiamo guardarci.
Anche e soprattutto quando si finge devoto.

  • Roberto Fabrizi |

    Facile prendersela con Vespa: c’è da passare per progressisti. Meno con Floris, molto molto meno con Santoro: c’è da passare per fascisti; vero Grasso (e Chiaberge)?

  • luciano persia |

    Grazie,condivido in toto;in particolare sulla individuazione di dove stanno veramente il relativismo ed il nichilismo.Spero che la chiesa italiana si interroghi su dove si debba operare perchè il messaggio di Cristo non scompaia nei fatti da questa nostra Italia(non è sufficiente incrementare le frequenze alle scuole cattoliche)

  • annalaura |

    Sono pienamente d’accordo con questo articolo, ma mi sento sempre più impotente di fronte ad una società che si rifiuta di guardare alla verità.
    Grazie per il suo lavoro.

  • Marco Daz |

    Che dire? Sottoscrivo ogni riga.

  • ugo varnai |

    Mi permetto anzitutto di esprimere il mio personale dolore per il recente episodio, purtroppo non nuovo, di vile e sanguinosa aggressione a danno di un cittadino inerme. Solo uno psicopatico o un idiota poteva arrivare a compiere una simile proditoria azione, tanto più assurda se collocata nel clima d’odio alimentato da taluni ambienti politici. Spero che le autorità, oltre che esprimere solidarietà a parole, vogliano far arrivare ben più concreto sostegno alla famiglia di Ibrahim M’Bodi.
    .
    La marginalità dedicata dai media, per un solo giorno, a questo episodio di “negatività”, dimostra in quale specie di paese mancato viviamo, fatto di centri commerciali e di villette a schiera, dove tutte le giornate sono programmate e non è richiesta la fatica di pensare con la propria testa. E del resto si comprende bene dalle parole del Papa come egli consideri lo spettacolo mediatico come un abuso prodotto dalle tecniche di diffusione massiva, invece che come una visione del mondo divenuta effettiva, progetto e risultato del modo di produzione esistente.

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