Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Anna Politkovskaja e i giornalisti “mattaccini”

Intervistato dal settimanale inglese «New Statesman», il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh racconta che più di una volta il governo americano cercò di bloccare la pubblicazione di qualche sua inchiesta invocando la «sicurezza nazionale», e ogni volta l’articolo uscì regolarmente senza alcun danno per il paese: «L’indomani quei figli di puttana dei russi non paracadutarono mai neppure un soldato sulle colline di San Francisco». Così funzionano i rapporti tra stampa e potere in una grande democrazia. Altrove i reporter scomodi non vincono il Pulitzer ma un biglietto di sola andata per il gulag o una raffica di pallottole. Non soltanto nella Russia sovietica, ma anche in quella «democratica» di Putin, come testimoniano gli articoli di Anna Politkovskaja raccolti in un recente volume di Adelphi (Per questo, pagg. 490, Euro 25,00).

Politkovskaja

I giornalisti graditi al Cremlino, scriveva Anna pochi giorni prima di essere freddata da un killer nell’ascensore di casa, sono quasi tutti dei «mattaccini», dei pagliacci da circo. «Il loro compito è divertire il pubblico, e se proprio devono scrivere di cose serie, l’argomento è uno solo: com’è bella la "verticale del potere"», cioè la piramide autocratica voluta dal capo supremo, nella quale ogni funzionario pubblico è nominato direttamente da lui o dai suoi vassalli. In Russia, continua la Politkovskaja, o sei dei «nostri» (cioè dalla parte del regime), o sei un «venduto all’Occidente», e i media danno ampio spazio agli scoop sui presunti emolumenti che i politici di opposizione ricevono oltre confine per i loro servigi. «Dal canto loro i giornalisti… sembrano apprezzare non poco il circo per il quale lavorano – denuncia la reporter uccisa –. Nella cerchia professionale cui appartengo domina una fase di stagnazione morale e intellettuale». Non sappiamo quanto il clima di Mosca sia mutato in meglio o in peggio. Sappiamo però che l’assassino di Anna e i suoi mandanti sono ancora impuniti.
Tra il meridiano di Hersh e quello della Politkovskaja, l’Italia si colloca a una longitudine intermedia. A parte certe zone di frontiera, più vicine alla Cecenia o alla Bielorussia che all’Europa, qui i giornalisti indipendenti rischiano magari il posto, raramente la vita. «Mattaccini» e lacchè fanno carriera anche da noi. Ma se non ti piace lavorare nel circo, nessuno ti costringe a essere un eroe. Basta un po’ di serietà: e anche quella ha il suo prezzo.
</CW>[COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • ugo varnai |

    Piano, non diamo troppo sicuro il prezzo. Per il momento godiamoci l’art. 53 bis della finanziaria.
    .
    Asor Rosa dal suo triclinio estivo di Capalbio sentenziava che si tratta di un nuovo e anzi peggiore fascismo. Oppure è il potere di sempre, «di una classe dirigente nazionale tra le più premoderne, violente e predatrici della storia occidentale, la cui criminalità si è estrinsecata nel corso dei secoli in tre forme: lo stragismo e l’omicidio politico, la corruzione sistemica e la mafia»? Sì, è il medesimo potere che discetta, onusto di meriti e titoli, di regole democratiche invece di rispettarle e basta, che manda assolti i padroni che uccidono gli operai di PVC e asbesto, che prescrive bancarottieri e bucanieri, incarcera chi fuma marijuana e promuove senatore a vita chi «ha omesso di denunciare le responsabilità dei mafiosi, in particolare in relazione all’omicidio del Presidente Mattarella, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza».
    .
    Chi ha per l’onestà la più modesta pretesa, non può sostenere una sostanziale differenza tra uno schieramento politico e l’altro, tra il progetto liberista delle salamandre che hanno svenduto il patrimonio industriale ed immobiliare dello Stato, e l’attuale establishment arcoriano. I gentiluomini del programma di 300 pagine non hanno messo mano ad una sola legge ad personam fatta dalla destra, infischiandosene del conflitto d’interessi; gli stessi che hanno elargito miliardi di euro di defiscalizzazione ai soliti ignoti ma inasprito le tasse per chi già le paga; centellinato trenta lordi euro di aumento alle pensioni più misere d’Europa, salvo trovare subito l’accordo con la destra per destinare 1.700 milioni di euro per nuovi armamenti nel 2007 (dei 2,1 miliardi destinati in aumento alla Difesa), 1.550 milioni per l’anno 2008 e di 1.200 milioni per l’anno 2009.
    .
    Sono brutti segnali le ordinanze sindacali che eliminano dalle biblioteche ed emeroteche riviste e quotidiani considerati alieni, ma la censura l’abbiamo sempre avuta nel cinema, nella televisione e nei giornali (mi viene in mente il cronista Tosato de l’Indipendente, quello del film Signore e Signori di Pietro Germi.). Nessun giornalista dei grandi media si può permettere di denunciare, se non incidentalmente, l’appropriazione nel suo movimento di esclusione. Questo è il prezzo veramente pagato per comprare la libertà illusoria.

  • Ambrogio De Giovanni |

    Caro Chiaberge,
    Vivo all’estero e sono reduce da un breve viaggio in Italia. Ne ho approfittato per sfogliare i giornali, anche quelli che solitamente non leggo via Internet. Al di là delle linee politiche più o meno eccentuate, di tutti ho notato un elemento comune, ovvero il fatto che dedicano numerose pagine a riportare, dialogare, riferire ciò che passa sull’etere nazionale. Ma è mai possibile che i giornali italiani continuino a rincorrere affannati quanto dice Sua Maestà televisione, anziché ricercare uno spazio di dibattito altro rispetto a quello dettato dal mezzo televisivo? Libertà significa non solo libertà di fare qualcosa, ma anche da qualcosa. Ecco, la mia impressione è che in Italia la libertà dall’essere succubi dall’influenza pervasiva della televisione, ormai è ridotta al lumicino.

  • Anna Ferrero |

    “Tra il meridiano di Hersh e quello della Politkovskaja, l’Italia si colloca a una longitudine intermedia. A parte certe zone di frontiera, più vicine alla Cecenia o alla Bielorussia che all’Europa, qui i giornalisti indipendenti rischiano magari il posto, raramente la vita. «Mattaccini» e lacchè fanno carriera anche da noi. Ma se non ti piace lavorare nel circo, nessuno ti costringe a essere un eroe. Basta un po’ di serietà: e anche quella ha il suo prezzo.”
    Caro dott. Chiaberge, da condividere la sua affermazione che cito. Tanto più che lascia la libertà ad ogni suo lettore di scriversi una personale lista nella quale elencare “mattaccini”, lacchè, servitori di quel (o quella) potente.

  Post Precedente
Post Successivo