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Abbattere il muro con la Gialappa’s

Aiutaci ad abbattere il muro. È l’invito che rivolge ai cittadini Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura del Comune di Milano, nel ventennale del «crollo» che riunificò Berlino. Nessun bisogno di martelli, né di piccozze, perché il muro meneghino non è di cemento, ma di sacchi d’aria. Duecento, per l’esattezza. A erigerlo, nel cortile di Palazzo Reale, è stato Dario Milana, in arte DTAO, e chi vuole potrà aprire un varco a mani nude, senza troppo sforzo. Un modo giocoso per celebrare la fine del totalitarismo e la vittoria della libertà in Europa, e farci apprezzare meglio il privilegio di vivere in una società senza muri.
Evviva. Poi però una sera accendi la tv e vedi la Gialappa’s che commenta i provini del Grande Fratello. Domanda a un concorrente: I tuoi personaggi storici preferiti? «Bud Spencer e Terence Hill». Cosa fai di mestiere? «Il BARRISTA». Con una erre o due? «Due». E nel tempo libero? «Faccio viaggi INCONTINENTALI». «Bisogna provare tutto nella vita – dice un altro candidato – Sono esperienze che ti porti nel BAGAGLIAIO personale». Di colpo ti si para davanti un altro muro, quello dell’ignoranza, insidioso per la democrazia quasi quanto il comunismo. Segui un po’ la politica, vero, leggi i giornali? Occhi a palla del candidato. «Sì». E allora dicci chi è il presidente francese. «Non lo so». E quello americano? Scena muta. Il presidente della Repubblica italiano, quello almeno lo saprai. «Sì, Berlusconi!». Ma certo. È così che si riforma la Costituzione: nella Casa del Grande Fratello, senza tante lungaggini parlamentari. Stessa domanda a una ragazza, che si mostra più preparata anche sotto il profilo dinastico. Chi sta al Quirinale? «Piersilvio (sic) Berlusconi».
Gli autori di queste perle (che trovate su You Tube) sono stati bocciati dai selezionatori di Mediaset. Non dai loro insegnanti delle elementari e medie, visto che in Italia vige l’obbligo scolastico fino a sedici anni. A questo punto la ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha due strade: ordinare un’ispezione nelle scuole che hanno promosso questi somari o mettere in cattedra gli esaminatori del Grande Fratello. Dopotutto sono più severi, e forse ci aiuterebbero ad abbattere il muro dell’ignoranza.
Venerdi , intanto, il Capo dello Stato (che si chiama Giorgio, non ancora Piersilvio) ha nominato Alfieri del Lavoro i 24 studenti più bravi d’Italia. Scommettete che non li vedremo in tv?
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  • ugo varnai |

    Quando il mezzo di scambio universale dell’informazione è costituito da perline colorate, non è una novità che ad occuparsi delle cose serie ci pensi l’élite iniziata alla sapienza eterna, la quale ha sperimentato in epoca recente la pericolosità delle rivolte di una generazione contro l’immagine dei propri bisogni. Ora ci si stupisce se la pubblicità dell’abbondanza ha avuto partita e se il modello vincente è quello dell’ignoranza integrata. E da dove comincerebbe la redenzione? Dal diritto di voto, dal quale gli schiavi analfabeti dovrebbero essere esclusi. Illuminante. Ecco a cosa porta, ai livelli più bassi, la catena dell’acculturazione borghese e l’ascetismo del pensiero separato, cioè a produrre provocazioni prive di fantasia (espressione benevola).
    L’ignoranza, il pressappochismo e l’abituale sciatteria, sono costitutivi del muro della menzogna spettacolare, altrimenti non sarebbe spiegabile come sia possibile riempire i media di geremiadi per la sorte cinica è bara della finanza creativa, mentre più di 2,8 miliardi di esseri umani sopravvive con meno di 2 dollari al giorno, 1,5 miliardi non hanno accesso all’acqua potabile, 2,6 miliardi non dispongono di servizi sanitari e d’igiene, 1,7 miliardi vivono in baraccopoli, da 1,6 a 2 miliardi non hanno accesso all’elettricità e circa 2 miliardi non sanno cosa sia un impiego retribuito …

  • Salvatore Palomba |

    Caro Chiaberge,
    ho letto da qualche parte che ad una convention della Fininvest Berlusconi rivolto ai presenti abbia detto: “solo il 10% degli italiani è intelligente. Bene noi dobbiamo lavorare per il restante 90”.
    Ora dopo aver istupidito gli italiani per anni con i programmi demenziali delle sue televisioni, raccoglie i frutti del suo lavoro e ha buon gioco nel dire un giorno sì e l’altro pure che lui è stato eletto dal popolo, senza che nessuno gli ribatta che il popolo che lo ha votato è una massa di ignoranti disinformati. Sono sicuro che molti politici lo pensano, ma non possono dirlo.
    Allora, sono d’accordo con il sig. Gottiglia di porre un limite al suffragio universale. Un esamino quando è il momento di essere iscritti nelle liste elettorali, magari da ripetere dopo qualche anno, per accertarne l’idoneità.
    Poi mi consenta di dire che allo sfascio in cui siamo caduti contribuiscono i mezzi d’informazione, i quali danno notizie tipo: “x è uscito dalla casa” oppure “nella casa il primo bacio tra y e z” e via di questo passo (dando per scontato che la casa in questione è una e una sola, cioè quella dei dementi per i decerebrati che li guardano alla tivù). Non riportano certo la notizia che 24 bravi studenti hanno avuto un riconoscimento per il loro impegno nello studio, nè pubblicano una loro intervista, cosa pensano e quali sono le loro aspettative, i loro sogni.
    Cordiali saluti.

  • Mario Gattiglia |

    Caro Chiaberge, mi vergogno. Ma oso chiederle questo: in una società di ignoranti instupiditi dalla televisione, non è il caso di porre in dubbio il suffragio universale? Sarebbe un tornare indietro? In certi paesi del mondo non si viene iscritti automaticamente alle liste elettorali, ma solo su propria richiesta. Non sarebbe ora di iscrivere alle liste elettorali solo chi passa un test minimo di verifica della conoscenza del funzionamento della Repubblica?
    Cari saluti. Mario Gattiglia

  • ugo varnai |

    Come tributari o tenutari dello spettacolo è difficile sottrarsi alla retorica celebrativa di questi giorni, in cui la caduta del Muro riassume il trionfo di un’unica ideologia, il formalismo liberale, cioè lo stato d’animo dei veri interessi. Chissà cosa risponderebbe l’inventore dei sacchi d’aria interrogato dalla Gialappa’s, a proposito di Tijuana: un caffè-ristorante, vicino a piazzale Lodi? L’interpretazione storica è una banderuola, ma anche la geografia è birichina. Una contraddizione generale sulla quale è inutile dilungarsi.
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    Angela Dorothea Kasner, figlia di “Kasner il rosso” (dalla Germania Ovest si trasferì in quella dell’Est), già segretaria distrettuale dell’Agitprop nell’organizzazione giovanile di stampo stalinista della Freie Deutsche Jugend (fuorilegge nell’Ovest), dichiara il 9 novembre come “Il giorno più felice per il nostro paese unito”, dimenticando vieppiù che lei in quei giorni non era tra quelli che picconavano il Muro: incerta fino alla vigilia di Natale. E omette i non futili motivi per i quali il paese fu diviso.
    Fu quel galantuomo di Joseph Goebbels ad usare, prima di Churchill, l’espressione “cortina di ferro”: « Se il popolo tedesco deporrà le sue armi, i Sovietici, in base agli accordi presi tra Roosevelt, Churchill e Stalin, occuperanno tutta l’Europa Orientale e Sudorientale assieme a gran parte del Reich. Una cortina di ferro cadrà sopra questo enorme territorio controllato dall’Unione Sovietica, dietro il quale le nazioni verranno massacrate ». I rappresentanti dei proprietari del mondo erano tutti d’accordo sulla spartizione della carcassa, gli stessi che usano la libertà, nullatenente, come ordinario prestanome della loro disonestà. Seguì il bombardamento dell’inerme Dresda, già assegnata al Male. Quindi i Lagern, ripuliti e ordinati, buoni per i turisti.
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    “I minatori del Kollektiv Karl Marx strisciavano per 8 ore su una melma salata, a una temperatura di 8 gradi, in cunicoli alti al massimo 80 cm, con martelli pneumatici lunghi un metro e dal rumore assordante. Dietro di loro rimbombano detonazioni e stridono pompe idrauliche”. Perché quei minatori vent’anni dopo affermano di rimpiangere l’incubo di quella miniera e di quel regime autarchico della “produzione per la produzione”? Questo sarebbe già molto più interessante da indagare, ma non fa parte del “modo giocoso di celebrare la fine del totalitarismo”. Di quel totalitarismo.
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    Vivere in una società senza muri, è un privilegio. Soprattutto quando si è assoldato un buttafuori come Muʿammar al-Qadhdhāfī.

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