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Il Dalai Lama e i santi patroni d’Europa

Santo subito o politicante sempre? È una delle riviste più autorevoli del laburismo britannico, il New Statesman, ad aprire un processo di de-beatificazione nei confronti del Dalai Lama, leader del popolo tibetano, intoccabile icona della cattiva coscienza occidentale. «Non sono solo insospettito dalla quantità di tempo che spende con le star di Hollywood, che stanno imbambolate davanti a lui come al cospetto di un Dio-Re», scrive il vicedirettore del settimanale, Sholto Byrnes, ma dal fatto che «nessuno osi mai mettere in dubbio la saggezza delle cose che fa». In agosto Sua Santità è volato a Taiwan dopo il tifone devastante che aveva colpito l’isola. In novembre visiterà il monastero Tawang nell’Arunachal Pradesh, una regione che la Cina rivendica come Tibet del Sud. Due gesti tanto simbolici quanto provocatori, che ridanno fuoco alle polveri dello scontro fra Pechino e Lhasa. Del resto, non sono pochi i commentatori che accusano il leader tibetano di avere ostacolato la causa dell’indipendenza del suo paese, e c’è perfino chi sostiene che l’invasione cinese abbia liberato i contadini da un regime feudale. Insomma, poiché è chiaro che il Dalai Lama agisce per fini non soltanto spirituali, ma direttamente politici – conclude il New Statesman, – sarebbe bene che i governi occidentali ne sorvegliassero le mosse con un po’ più di senso critico.

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Che peraltro la santità sia inseparabile dalla politica, anche nel mondo cristiano e cattolico, lo testimonia fin dal titolo l’eccezionale mostra che si apre mercoledì 7 ottobre a Roma, in Palazzo Venezia: Il Potere e la grazia. I Santi Patroni d’Europa (con cento opere di artisti come Van Eyck, Memling, Mantegna, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, Veronese, El Greco, Guercino, Caravaggio, Murillo, Tiepolo, Ingres). Inseparabile, perché la patente di santo viene di volta in volta rilasciata dalla Chiesa in funzione dei suoi obiettivi politici contingenti. E soprattutto perché molti dei personaggi radunati nelle sale di Palazzo Venezia sono funzionari pubblici, sovrani, vescovi o condottieri che, pur illuminati dalla grazia, per i loro disegni di potere ogni tanto combinavano guai, come se non peggio del Dalai Lama. Basti pensare a san Luigi IX re di Francia, che nel Duecento trascinò il suo popolo in due crociate rovinose. La mostra verrà inaugurata dal nostro Premier (che per sua esplicita ammissione non può aspirare agli altari), e non potrebbe cadere in un momento più opportuno, quando l’Italia non sa davvero a che santo votarsi. [COPYRIGHT]© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • lola |

    E’ dimenticare un po presto che il Dalai Lama non è soltanto un capo spirituale ma anche un capo tout-court.

  • Cristina Bombelli |

    Gentile Dott. Chiaberge,
    la ringrazio di aver dato voce a quanto molti pensano.
    Il massimo rispetto per la persona del Dalai lama e per le sue idea, ma da qui a farne un santo contro la Cina il passo è davvero arduo.
    Credo che la popolarità di cui gode sia sostenuta da una enorme ignoranza verso la teocrazia medioevale che ha governato il Tibet.
    Aggiungo che è spesso si sentono commenti da parte di viaggiatori occidentali che si dolgono della sparizione del “colore autentico” nelle regioni povere del mondo, senza comprendere che la preservazione delle culture nella loro integrità passa per la condanna alla povertà e all’emarginazione di quelle popolazioni.
    cordialmente
    Cristina Bombelli

  • ugo varnai |

    “… il trionfo della vera ragione” !! Fa il paio con quella, astutissima, che ho sentito ieri a sproposito dell’applicazione dell’art. 3 della Costituzione. chiamate trionfo della vera ragione ciò che è palesemente e semplicemente la paura della morte, cioè la sola forma logica della vostra paura di vivere, che si traduce nell’amore della propria schiavitù e nel disprezzo di ogni godimento, nella sottomissione al potere della chiesa che, come premio speciale, promette una priorità d’entrata nel regno dei cieli.
    .
    « Sotto il regno di questo zelante principe [Luigi IX], in Tolosa si organizzò regolarmente l’inquisizione» (G.Moroni, vol. XXVI, p. 293). In questo modo il santo monarca trasformò il suo dio in un giudice, i mercanti dell’aldilà in pubblici ministeri e tutti gli altri in imputati. il terrore inquisitoriale, cioè l’abitudine tipicamente cristiana di bruciare vivi coloro che la pensavano diversamente, non aveva poi un volto così inumano, a ben contestualizzare.
    E lei, Antonio da Viterbo, accusa gli altri di essere intellettualmente disonesti! lasci perdere i santi, beva un buon bicchiere con i fanti e canti una canzone.

  • riccardo chiaberge |

    Caro Viterbo, rispetto le sue opinioni ma la invito ad andare a visitare la mostra (peraltro bellissima) a palazzo venezia. Luigi IX c’è! E oltre a lui, c’è san giacomo che decapita un moro. Quanti santi armati di spada! Va bene contestualizzare, non giudicare col metro di oggi: ma Gesù, vissuto se non sbaglio duemila anni fa, non mi pare che amasse le armi…lei che ne dice?

  • Antonio, Viterbo |

    Gent.mo e più che egregio Chiaberge, posso sommessamente ricordare che i Santi patroni d’Europa, quelli ufficiali per la Chiesa Cattolica, sono: Brigida di Svezia, Caterina da Siena, Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein), Benedetto da Norcia, Cirillo e Metodio? Non ce n’è uno fra essi che abbia imbracciato la spada o promosso crociate. Hanno lavorato per il trionfo della vera ragione e unito popoli e nazioni e hanno pagato il loro impegno con la vita. Almeno in questo la Chiesa è diventata più saggia di quella che proclamava santi dei condottieri (e non è detto che non lo fossero davvero). San Luigi IX è stato fedele, probabilmente, ai dettami morali e al concetto di santità del suo tempo. E’ intellettualmente disonesto giudicarlo con il metro morale di oggi. Saluti con stima.
    PS: almeno fra i Santi, le quote rosa sono rispettate… e non è un caso.

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