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Federica, medaglia d’oro in filosofia

«Siamo masochisti noi nuotatori, ci piace arrivare a sentire male. Ma nella sofferenza ambisci a qualcosa di grande»: così Federica Pellegrini in un’intervista a Roberto Perrone sul Corriere di ieri. E verrebbe voglia di aggiungere alle medaglie una laurea ad honorem in filosofia, perché con queste semplici parole la Divina dei Mondiali di nuoto ha dato espressione a un concetto antico e radicato nella storia del pensiero, dall’antica Grecia in poi. L’idea di una disciplina del corpo che fa tutt’uno con quella dell’anima, l’accettazione del dolore e del sacrificio come chiave d’accesso a una perfezione superiore. Activité phisyque et exercices spirituels (Attività fisica ed esercizi spirituali) è il titolo di un libro a più mani uscito in Francia (edizioni Vrin, a cura di Denis Moreau e Pascal Taranto), che si propone appunto di restituire allo sport la dignità di «oggetto filosofico». Impresa temeraria, quasi da medaglia d’oro: per decenni la sociologia di ispirazione marxista non ha fatto che denigrare ogni forma di competizione sportiva come oppio dei popoli e icona del capitalismo più bieco. L’atleta, il calciatore, il ciclista, viene sistematicamente dipinto come un ammasso decerebrato di muscoli, per lo più gonfiati dagli steroidi, al servizio di una macchina promozionale senza scrupoli né ideali. La vergogna di Calciopoli, gli scandali del doping, hanno dato ulteriore alimento a questi stereotipi. Ma forse, come ci ricorda Federica, e con lei Moreau e Taranto, lo sport non è questo, non è solo questo. Se per Platone la formazione di un giovane doveva passare attraverso la ginnastica e la musica, e nessuno poteva aspirare alle alte sfere della riflessione e della politica senza la padronanza del proprio fisico, san Paolo vedeva nella maratona quella mescolanza tra piacere e dolore che prelude alle gioie della vita ultraterrena.

Pellegrinioro

Tranquilla, Federica, non c’è nulla di masochistico nella tua psicologia di nuotatrice. Niente a che vedere neppure col «dolorismo» di certi integralisti bigotti, con l’esaltazione del dolore che «avvicina a Dio». Quando dici che per vincere bisogna soffrire, interpreti il meglio della cultura cristiana – forse più calvinista che cattolica – del tuo Nord est. Tu così bella, dai una lezione a tante e tanti tuoi coetanei, che pensano di vincere senza fare sforzi, sfruttando la propria bellezza, andando ai Reality o alle feste dei Vip. «Non sono interessata a tv e spettacolo», hai detto al tuo intervistatore. E noi tutti ci siamo stropicciati gli occhi, increduli. Forza Federica. Pellegrini for president! © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Luca Ferrari (Monza) |

    Caro Chiaberge,
    nel suo “Contrappunto” su Federica Pellegrini (2 Agosto 2009) Lei sembra dimenticare una cosa essenziale: la stessa Federica Pellegrini che ha detto “Non sono interessata a tv e spettacolo” e’ apparsa su Fox Uomo e Vanity Fair in servizi che rispondono solo al desiderio di apparire.
    Per favore, ci risparmi altri sproloqui sportivo-filosofici senza senso: Federica Pellegrini e’ una nuotatrice e come tutti gli sportivi si allena duramente per raggiungere risultati. Punto e basta. Lasciamola nuotare (anche perche’ appena parla d’altro dice solo banalita’) e cerchiamo il nostro prossimo “President” da un’altra parte!
    Grazie
    Saluti
    Luca Ferrari

  • Carlo Alberto Veronesi |

    Stimato Chiaberge,
    Ho letto il suo fondino sullo sport in generale e sulla Federica Pellegrini. A quanto posso giudicare dalle foto, la sua eroina porta, di spalle, la taglia 50 o 52, cioè la mia. Chi è suo padre, l’incredibile Hulk ?
    Ho abbastanza anni, 52, da ricordare la Novella Calligaris: anche lei veneta come la Pellegrini (mi pare fosse padovana), anche lei medaglia olimpica e primatista mondiale: aveva un fisico normale, la direi quasi magrolina. Se potessero gareggiare insieme, la Pellegrini le darebbe mezza vasca di distacco. Possibile che la razza umana si sia evoluta così in fretta in 40 anni? O la Calligaris e le sue colleghe non avevano abbastanza voglia di allenarsi, di “sacrificarsi”?
    A Lei piacerebbe avere una figlia come la Fede Pellegrini ?
    Sull’argomento c’è un bell’articolo di Giorgio Bocca – altro veteromarxista come me – pubblicato ne L’Espresso del 17 aprile 2008. Se vuole glielo mando in fotocopia, l’ho ritagliato e conservato.
    Cordialmente,
    Carlo Alberto Veronesi (Bologna)

  • Dario Tomasella |

    Gent. Sig. Chiaberge
    . Ho letto con vivo interesse il suo articolo “Federica campionessa di filosofia” sul Domenica del 2 agosto. Sebbene sia perfettamente d’accordo con Lei che la disciplina del corpo fa un tutt’uno con la disciplina dell’anima, mi lascia invece perplesso l’identificazione dello sport con la competizione sportiva. Una volta andai ad una conferenza sul doping nello sport ed il conferenziere pose questa domanda retorica: “Che senso ha vincere barando?” La domanda che, per risposta, posi a lui, ed ora vorrei porrei a Lei, e’: “Che senso ha vincere?” Ovvero, la competizione sportiva e’ sport? Personalmente sono convinto di no, che non lo sia. Nella competizione sportiva, lo sport ci entra solo casualmente, in quanto “mezzo” e non come “fine”. Un mezzo per poter affermare la nostra superiorita’ sugli avversari. Nella definizione “competizione sportiva” quello che conta veramente e’ il nome (il “fine”), non l’aggettivo (il “mezzo”).
    . Cos’e’ lo sport allora? Dal mio modestissimo punto di vista, lo sport e’ attivita’ fisica con il solo “fine” della disciplina del corpo e dell’anima, ovvero “fine a se stessa”, senza nessuna necessità di vincere un premio offerto da terze persone. Avremo così uno sport che non e’ piu’ “spettacolo”, il quale se n’e’ andato assieme alla “competizione”, ma solo autodisciplina e piacere del gesto sportivo. Ho un amico che ama andare in bicicletta e per lui il massimo dello sport e’ riuscire ad “essere” la pedalata. A me piace nuotare e lo sport e’ riuscire ad “essere” un tutt’uno con il mare che mi sta accogliendo (al punto da desiderare le branchie).
    . Da questo punto di vista, la competizione sportiva mostra quella che ritengo essere la sua vera identità, e cioè un “evento a carattere sportivo”, facente parte della grande famiglia degli “eventi mediatici”. Lo sport fa bene alla salute ed alla psiche, la competitivita’ sportiva invece fa male… alla persona nel suo complesso (vedi Marco Pantani), mentre fa benissimo alle tasche di tutti coloro che la sfruttano in quanto “spettacolo sportivo”. In altre parole, quando ti iscrivi al reality denominato “Campionati mondiali di nuoto” piuttosto che “Campionati europei di atletica indoor”, allora sei gia’ carne da “TV e spettacolo”, che tu te ne renda conto o meno, altrimenti perche’ verrebbero ad intervistarti?
    . Sperando di non aver fatto solo che della banale sociologia marxista, Le invio cordiali saluti in attesa del piacere di rileggerLa domenica prossima.

  • ugo varnai |

    La nuotatrice Federica Pellegrini ha dichiarato al TG1 di aver avuto oggi due importanti appuntamenti: “il primo con il papa, che mi ha fatto tantissimi complimenti. Il secondo con il mio idolo, Franziska van Almsick”. Non è stato reso noto se i complimenti alludessero anche alle foto apparse su Vanity Fair e su Fox Uomo.
    .
    Secondo un’altra fonte, di orientamento platonico, “la vergogna di calciopoli, gli scandali del doping, hanno dato alimento agli “stereotipi” tanto cari alla cosiddetta “sociologia d’ispirazione marxista” che non ha mai perso occasione di “denigrare ogni forma di competizione sportiva come oppio dei popoli”, eccetera. È questo il colpo definitivo, l’effondrement du marxisme è un fatto compiuto!
    .
    Scopriamo così, contrariamente al verbiage sociologico “d’ispirazione marxista” tendente ad interpretare lo stile di una cattedrale con la varietà e l’abbondanza delle merci che vi sono vendute nella piazza antistante, che le esigenze del singolo non si riferiscono soltanto ad aspirazioni materiali ma includono una varietà più o meno consistente di esigenze spirituali, stati d’animo, volontà, ecc. (e non solo a Nordest). Resta il fatto non irrilevante, anche prescindendo dallo statuto ontologico della vulgata sessantottina, che le esigenze e gli interessi delle persone entrano in conflitto con la possibilità di una loro soddisfazione. Ed è a questo punto che devono fare i conti con quelle forze di “promozione” e di “sostegno” che fanno, volenti o nolenti e in qualsiasi contesto, la differenza e che si vorrebbero neutrali ma che tali non possono essere. Senza nulla togliere alle doti di integrità di molti atleti, in primis della simpatica e fotogenica Federica.

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