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Quelli che…volevano la frontiera anti-terùn

Se lo ricorderà, probabilmente, solo chi è nato nella prima metà del secolo scorso, ma la trasmissione Quelli che il calcio si chiama così in omaggio a un grande telecronista sportivo, Beppe Viola, morto nel 1982 a soli 43 anni. Quelli che… è il titolo di una fortunata canzone di Enzo Jannacci, e le parole sono appunto di Viola: «Quelli che fanno l’amore in piedi convinti di essere in un pied-à-terre… Quelli che Mussolini è dentro di noi, oh yes! Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli, oh yes!». E così via, in una filastrocca di nonsense e anacoluti spassosi che non risparmiano nessuna categoria antropologica dell’Italia anni Settanta. Enzo e Beppe sono amici d’infanzia e insieme hanno scritto molte canzoni, tra cui la celebre Vincenzina davanti alla fabbrica che Monicelli scelse come colonna sonora per il film Romanzo popolare. Viola era un battutista formidabile. «Sono entrato alla Rai nel 1961 – raccontava – dopo aver risposto negativamente alla domanda "Lei è comunista?"». Ai mondiali di calcio del 1978, durante la partita Olanda-Germania, commenta così il gol dell’olandese Haan: «Tiro di Haan… che coglie il portiere Maier intento a pensare alla sua fidanzata!». E una volta che il centravanti del Milan Egidio Calloni sbaglia un tiro in porta, lo fulmina: «Occasione per i rossoneri, ma Calloni sventa la minaccia». Quando se ne va, Gianni Brera gli dedica un coccodrillo leggendario, in cui loda la sua «romantica incontinenza». Di Beppe Viola l’editore Baldini Castoldi Dalai ripropone ora, col titolo Quelli che…, un’antologia di racconti, lettere e pensieri, inclusi alcuni dei testi ideati per i comici del «Derby», da Cochi e Renato a Boldi e Teocoli. Uno dei capitoli più deliziosi, «Terùn si diventa» inizia con un monologo degno del miglior Abatantuono: «Pecché mi sunt nu bello sciuretto. T’é capit? Mi tengo i soldi e la macchina con le ruote in lega leggera, mi sunt vegniù a Milan cunt una partida de limun e ho fatto i soldi pecché mi sunt viun che laura e mi sunt fa un kiù accussì…». I primi «terùn», Viola li aveva conosciuti alla scuola elementare di via Mugello, neri di capelli e pelle olivastra avvilita da «foruncoli postbellici». Ma coi «terroni», scrive l’umorista, molti milanesi ce l’hanno a morte. Tra le tante colpe che gli attribuiscono, la più grave è quella di «puzzare di miseria», ed è per questo che qualcuno vorrebbe mettere una frontiera a Firenze o a Bologna. Ma la frontiera, maligna Viola, c’è già «nella testona» di chi la vuole: una frontiera con la scritta «Non si affittano camere ai meridionali». Altri tempi, quando Milano sapeva sorridere dei propri vizi, e preferiva l’ironia intelligente ai cori da stadio. «Quelli che… chiedo scusa ai terùn e vado a Bruxelles, oh yes!».
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  • michele paparella |

    Ci sono personaggi della televisione che accomunavano la leggerezza letteraria alla storia popolare sia essa sportiva sia essa da una canzone SPLENDIDA come Vincenzina.
    Il libro sicuramente piacerà alla nostra generazione, visto i “figuri” in circolazione.

  • gianfranco morese |

    Da cultore del supplemento domenicale mi preme dire due cose:
    – fa bene ricordare Beppe Viola per l’esempio di acutezza intellettuale che ci ha dato rimpiangendo per i giovani che non lo hanno potuto “gustare”;
    – fa male vedere che il supplemento non sia integro ovvero che, ad esempio, Amartya Sen sia stato segato nell’ultimo numero fra la prima pagina e il D.
    Forse è più un invito a Riotta che a Chiaberge affinchè tali impostazioni vengano abbandonate. Ritengo che chi legge il quotidiano della domenica conosce i modi per giungere anche alle note culturali e che, per esempio A. Sen non si offende se il suo pensiero viene solo “strillato” in prima pagina. Grazie e saluti.

  • peppino ortoleva |

    Beppe Viola non è solo il co-autore delle parole di Vincenzina davanti alla fabbrica. A Romanzo popolare, che a mio vedere è l’ultimo capolavoro della commedia all’italiana e uno dei film più importanti degli anni Settanta (perché coglieva con straordinario acume il passaggio in corso), Viola diede altri due contributi:
    -fece sempre con Iannacci la revisione della sceneggiatura di Age e Scarpelli, arricchendola di espressioni lombarde da mettere sulla bocca di alcuni personaggi
    -si prestò a un bel cameo in cui faceva la maschera del cinema democristiana, che pretendeva di insegnare la morale e dimostrava solo la sua chiusura mentale: un’interpretazione tra
    l’altro eccellente
    Giusto per completare il ricordo
    Peppino Ortoleva

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