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Io, elettore incerto. Per il premio Strega

Sulla scheda di colore verde chiaro c’è spazio per una sola preferenza. Ma i candidati sono dodici come gli apostoli, ed è dura scegliere. Mi prendo ancora qualche ora per pensarci. Astenermi? Questo mai. Potrei andare a deporre il mio voto nell’urna a Roma, giovedì prossimo, o più probabilmente lo manderò per posta come gli italiani all’estero. Non sono stati fatti sondaggi, tra i 400 votanti per il Premio Strega 2009, e comunque non sarebbe corretto divulgarli. Quel che è certo è che molti sono come me, indecisi. La campagna elettorale non è stata particolarmente feroce, né greve: non si sono viste foto compromettenti di festini con minorenni nella casa veneziana di Tiziano Scarpa, non risulta che la Procura stia indagando sull’uso dell’auto della Rcs da parte di Antonio Scurati, e Gaetano Cappelli non ha chiesto ai giurati se andrebbero a farsi curare dal dottor Andrea Vitali. Dopo le polemiche e le insinuazioni sugli intrallazzi sottobanco tra editori, e il ritiro del presunto favorito dalla competizione, il presidente Tullio de Mauro e il consiglio direttivo hanno dato un giro di vite al regolamento. Il telefono squilla di meno, gli uffici stampa non ti assillano più con le loro suppliche: «Mi raccomando, dai una spintarella al romanzo di Sbrodoletti, è già un classico del pulp postmoderno». Sarà per rispetto della privacy, o più banalmente per vergogna, ma ora le case editrici ricorrono a mezzi più discreti e anche più subdoli. I volumi finalisti ti arrivano accompagnati da una lettera nobilissima su carta intestata, in cui si decanta la «sobrietà» dell’autore «lontano da mode e clamori mediatici», la sua «straordinaria maestria», la scrittura che «non trasfigura o sublima la cronaca» ma «restituisce alla letteratura il suo valore di testimonianza».

Tullio

Bene, bravo, e allora? In cosa posso esservi utile? Leggi e rileggi la missiva, e non ci trovi una richiesta di voto. Solo disinteressati auguri di buona lettura, inviti a «condividere degli spunti di riflessione» e tutt’al più a esprimere un parere. Parere? Che se ne faranno del mio parere? Francamente, preferisco i politici coi loro slogan un po’ goffi, come un candidato alle provinciali che esorta: «Facciamolo nostrano!» (non allude al sesso, ma ai salumi Dop appesi sullo sfondo). Quel tizio non si accontenta che io condivida con lui il piacere del culatello, mi ingiunge di scrivere il suo nome sulla scheda. Sapete che vi dico? Allo Strega, quasi quasi, voto per qualcuno che non si è fatto raccomandare dall’editore, o che mi ha chiesto di votarlo senza tante perifrasi – a patto che il libro sia bello, cosa che ultimamente sembra contare sempre meno. Non sarà un «voto utile», magari resterà fuori dalla cinquina, ma noi della Domenica siamo così: non ci piace fare branco. © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • gian luca tugnoli |

    Non preoccuparti solo di essere migliore
    dei tuoi contemporanei o dei tuoi predecessori.
    Cerca solo di essere migliore di te stesso…
    William Faulkner
    grazie e buon lavoro alla redazione
    della Domenica del Sole 24 Ore
    gl tugnoli

  • francesco |

    Sono l’autore di “facciamolo nostrano”. Apprezzo la sua citazione sul blog, e intendo goffo come “genuino” e “rustico”. Quella era la nostra intenzione. Peccato aver perso.
    Francesco Barbieri

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