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L’Abruzzo alla prova del (l’art.) 9

Il primo banco di prova sarà la ricostruzione in Abruzzo. «Le New Town non ci piacciono, – dice Fabio Granata, reduce da un sopralluogo nell'area del sisma. – Noi vogliamo che i centri storici vengano ricostruiti com’erano e dov’erano. L’Italia non ha forse la migliore scuola di restauro del mondo, maestranze qualificate, architetti e artigiani che all’estero ci invidiano? Mettiamoli al lavoro. Il paesaggio è la più grande infrastruttura immateriale del nostro Paese, dobbiamo fare di tutto per preservarlo». L’onorevole Granata (foto), capogruppo del Pdl alla commissione Cultura della Camera, è un cinquantenne siciliano pugnace, che in passato ha svolto con encomiabile testardaggine il ruolo di assessore ai beni culturali di una Regione poco propensa alla legalità, e forse per questi meriti è stato mandato a Roma. A Montecitorio ha fondato l’Associazione Art.9 per la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico, a cui per ora hanno aderito una decina di deputati del centrodestra, ma che dopo le Europee aprirà anche a esponenti dell’opposizione. Spiega Granata: «Vogliamo creare una lobby parlamentare che intervenga a sostegno della legislazione ambientale e corregga la rotta di provvedimenti governativi come il piano casa, oltre a una rete di collegamento con le associazioni attive su questo fronte».

Granata

Cosa dice l’articolo 9 della Costituzione? «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». La Repubblica: dunque lo Stato e le amministrazioni locali, non i privati o gli sponsor per quanto benemeriti. Un impegno per il quale c’è bisogno di denaro e di quell’armata di sceriffi dell’arte meglio noti come sovrintendenti, che spesso vengono considerati fastidiosi intralci. La conservazione (dei monumenti come dei boschi e delle coste) era appunto un tempo la bandiera dei conservatori, degli uomini di destra come Montanelli, ostili a una modernizzazione sgangherata e cialtrona. Ora, agli occhi di certi neocon nostrani, è diventata il distintivo di una sinistra al caviale nemica del progresso. Per fare un dispetto ai radical chic con tre cognomi che non vogliono l’autostrada sotto la villa nel Chiantishire, rischiamo così di assecondare i cynical chic che plaudono al decisionismo cementizio e spernacchiano ogni scrupolo ambientale come ubbìe di malinconici passatisti. La storia del conservatore montanelliano Fabio Granata ci insegna invece almeno due cose: primo, che la cultura non è un orticello esclusivo della sinistra; secondo, che per quanto pletorico sia il Parlamento, gli Onorevoli degni di questo nome non saranno mai in soprannumero. © RIPRODUZIONE RISERVATA

  • miriam |

    Bravo Fabio!L’On. Fabio Benedetto Granata dimostra e insegna che le cose che non vanno si cambiano, con fatica e con rinuncie, dall’interno. Solo una ideologia basata sull’amore – non sul potere- può cambiare le cose intorno a noi e Granata chiaramente è una novità nel panorama politico italiano perchè ragiona prima di parlare o prima di prendere posizioni, non è uno che fa la pecora di partito.

  • Emanuele Pellegrini |

    Io credo che queste affermazioni siano un segnale importante. Importante proprio perché segnano un inveramento dell’articolo 9 della Costituzione che non è politico o politicizzabile. E quindi un superamento di quella ridicola dicotomia entro cui sono sbatutti valori primari della Nazione: l’ambientalismo, come il paesaggio, come il patrimonio culturale, non possono essere di sinistra o di destra. Altrimenti si finisce che da radical chic a cynical chic si arriva a scip e basta. Certo alle parole devono seguire i fatti, e qui non si nega che certe affermazioni possano rispondere anche a ragioni altre rispetto a quelle cogenti e trovino poi difficoltà di attuazione. Ma è comunque importante che ci siano: dato anche che paesaggio e patrimonio culturale oggi non sono più questioni estetiche ma ineriscono in modo forte la salute pubblica.

  • Mirella Barracco |

    Mentre da un lato non si può dar torto a quanto scrive Ugo Varnai, dall’altro bisogna pur dire che ho apprezzato la scelta del “contrappunto” di domenica in un momento in cui in Lombardia passa il piano casa del governo e a Ischia e Procida i sindaci si dichiarano pronti a dimettersi (!)se “il governo non vara la modifica legislativa che rende possibile l’applicazione del terzo condono edilizio nelle isole del golfo di Napoli”.
    Riportare la notizia dell’Associazione “Articolo 9” penso sia stato comunque, e ripeto comunque, necessario!
    Domani la Fondazione Napoli Novantanove terrà a Napoli una tavola rotonda “per uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio” in cui si parlerà della giurisprudenza della corte costituzionale in materia di tutela dell’ambiente. Il tema del patrimonio culturale e paesaggistico del paese si gioca al crocevia tra cultura giuridica, tradizione storica e civile, competenze di storia dell’arte e d’archeologia,da ognuna di queste discipline bisogna saper fare un passo verso le altre.
    Ma siamo ancora lontanissimi da tutto ciò!!
    Mirella Barracco
    M

  • ugo varnai |

    Non si tratta di mettere in discussione le brillanti qualità politiche e le doti promozionali dell’on. Benedetto Fabio Granata, già vice segretario nazionale della gioventù missina ed ex assessore della giunta siciliana a guida Totò Cuffaro, oppure la sua attitudine, antecedente il manifesto di Fiuggi, a menare la lenza sui temi tradizionali della sinistra, quale l’ambientalismo e dintorni. Mi chiedo piuttosto, a due settimane da un voto la cui valenza politica interna non può sfuggire, se era il caso e soprattutto il momento di dedicare uno spottone del genere ad un rappresentante di un partito a tendenza peronista che di articoli della Costituzione ne vorrebbe abrogati o stravolti più d’uno, che delle sanatorie edilizie e fiscali conosce ogni più sottile piega e si appresta a regalarci, con tutti i timbri a posto, le centrali nucleari.

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