Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I furbetti dell’eurocasta italiana

Chi si ostina a guardare a Bruxelles come a una specie di corte d’appello o di lavanderia etica delle magagne nazionali e con questa chimera nel cuore si appresta a eleggere il proprio rappresentante alla Ue il 6 e 7 giugno, farà bene a leggersi prima l’impietoso pamphlet di Alessandro Caprettini, L’eurocasta italiana, in libreria da martedì per Piemme. A parte poche eccezioni, il drappello tricolore degli eletti a Bruxelles e Strasburgo si è distinto più per il livello degli emolumenti (superiori a ogni altro paese) che per la qualità del suo contributo. Un paio d’anni fa Caprettini, che è inviato a Bruxelles per «Il Giornale», fu avvicinato da due onorevoli, uno di centrodestra l’altro di centrosinistra, che gli indicarono un collega finlandese. Era il nuovo capo del Frontex, l’agenzia europea delle frontiere, e aveva appena presentato i suoi piani in Parlamento. I due volevano proporgli di istituire una scuola per doganieri comunitari in Basilicata e chiesero al giornalista se poteva presentare lui la proposta. «Io? Che c’entro?», protestò Caprettini. E quelli: «Sì, ma tu parli inglese!». Come se l’inglese, per un europarlamentare, fosse un optional. Una Lilli Gruber, che parla correntemente, oltre all’inglese, anche tedesco e francese, un Jas Gawronski che comunica senza problemi coi polacchi, sono mosche bianche. Come sono pochi quelli che fanno il loro dovere: con il 68% delle presenze in aula, i nostri rappresentanti detengono il primato dell’assenteismo, e alla prima occasione se ne tornano a casa.

De-gasperi

Nessuno si stupirà allora che dal 1979, anno in cui si decise l’elezione diretta, su dodici presidenti d’aula non figuri alcun nostro connazionale, a fronte di tre tedeschi, tre francesi, tre spagnoli. Anche olandesi, inglesi e irlandesi hanno ricoperto almeno una volta questo incarico: noi, niente. E dire che agli albori della Comunità, dal 1952 al ’79, abbiamo avuto ben cinque presidenze, e che presidenze: De Gasperi, Pella, Gaetano Martino, Emilio Colombo. Nomi che sono entrati nell’albo dei padri fondatori.
Come uscire da questo limbo? Il problema, ricorda Caprettini, è sempre quello: «le liste, e i nomi che ci metti. Servirebbe che ogni forza politica, anziché inseguire presunte celebrità dell’Isola dei famosi, comprimari di Ballarò, o elencare i nominativi di tanti cavalli di Caligola, stilasse un elenco con esperti di finanza, studiosi di informatica, conoscitori dei diritti civili e così via». Esperti, studiosi? Sai che palle. Lascia perdere, Caprettini. Teniamoci mezzibusti e veline, principi e assessori trombati: a Bruxelles avranno un motivo in più per non prenderci sul serio, e noi per continuare a lamentarci, e a riderci su.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Giuseppe Ciarliero |

    Come uscire da questo limbo?
    Una domanda che mi ponevo già prima di questo assurdo e surreale balletto per assegnare le poltrone di Bruxelles. Mi ha sempre appassionato l’Europa, il suo messaggio unificante e spaventosamente inclusivo. La possibilità di aprirsi a nuovi orizzonti in modo facile e veloce. Potrei quasi sostenere che sono stati questi i motivi per i quali mi sono iscritto al corso di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Non nego che sarebbe il mio sogno lavorare a Bruxelles, magari come eurodeputato, rappresentando il mio Paese.
    Ma questi sono momenti che feriscono e ti fanno dubitare. Potrà mai avverarsi questo sogno(?), riuscirà ad essere più forte delle prime luci del mattino(?)…lo spero ed intanto studio per completare questo anno universitario. Con la speranza di partire per il progetto Erasmus, migliorare il mio inglese e tornare in Italia tentando di cambiare qualcosa. Magari portando in valigia un pò di sano rigore e moralismo che faccia aprire gli occhi non tanto ai politici quanto alla società civile tutta che troppe volte viene sfruttata e sottovalutata…
    Con entusiasmo
    GC

  • Roberto Fabrizi |

    Per fortuna c’è il caro Vernai che provvede con robusti squilli di tromba (o di trombone?) a svegliarci tutti.

  • ugo varnai |

    Effettivamente lei ha troppi buoni motivi per non trovare di alcun interesse le ingenue cose che vengono scritte nei blog. Eppure devo ammettere, per quanto mi riguarda, che compio un certo sforzo quando scrivo per non riuscire troppo sgradevole a coloro che rubano legalmente una quota ragguardevole del PIL. E che qualcuno possa sottolineare, di tanto in tanto, questo semplice e incontrovertibile fatto, lo trovate inammissibile e intollerabile. Veri liberali.
    Mentre parliamo di bagatelle e di parlamentari ignoranti o poliglotti, Shantayanan Devarajan, économiste en chef della Banque mondiale per l’Africa, dichiara: “La récession fera mourir 700.000 enfants africains par an”. Interessa a qualcuno, a Roma, a Milano o a Strasburgo? Oppure pensiamo che le crisi del ciclo economico siano imputabili al fato, come le antiche piaghe, ovvero causa del comportamento troppo avido di qualche sporadico mariuolo?
    È il sonno che vogliono i padroni di questo manicomio. E voi, piccole o grandi firme, siete i guardiani di questo sonno, del discorso ininterrotto che il potere tiene su se stesso.

  • Alessandro Loppi |

    Caro Chiaberge,
    non era assolutamente mia intenzione “rubarle” questo testo quando l’ho copiato/incollato nel mio blog; tanto che ne avevo evidenziato provenienza, firma e data.
    Ho immediatamente cancellato il tutto e suggerito con un link di leggerlo avidamente.
    Lei appartiene a quella rara categoria di persone sempre stimolanti.
    Con stima,
    Alessandro Loppi

  • celestino ferraro |

    MAGGIORANZA ESORBITANTE
    Può esistere una maggioranza eccessiva? In altri tempi si sarebbe detta maggioranza totalitaria, ma oggi, nel mondo democratico che governa le Nazioni, è immaginabile che la Francia, la Germania, l’Inghilterra, la Spagna (per parlare fra le più evolute d’Europa) possano farsi governare da partiti totalitari? Certo che no: eppure ….
    Sembrerebbe, qui in Italia, che le maggioranze, elette democraticamente nelle giuste elezioni quinquennali, debbano fare la cortesia di non essere esorbitanti per non privare le minoranze dell’ebbrezza del dissenso.
    Il consenso elettorale che è l’essenza, la COSCIENZA della democrazia, deve essere limitato, non esagerato, un consenso all’acqua di rosa che non privi l’opposizione delle arti magiche dell’intrigo. Una maggioranza “bulgara” (come vien definita la maggioranza preponderante), sarebbe un “vergogna” per la maggioranza stessa, la cui onta cadrebbe esclusivamente sulle spalle dei vincitori che non hanno saputo limitare la brama di potere ad un 51% striminzito di consensi che, se espressione democratica, va condiviso con una decina di partitini coalizzati per fare maggioranza.
    Insomma, una maggioranza coesa, formata tutta da gente convintamente armata dello stesso ideale, è un affronto che la minoranza dei FRANCESCHINI contesta a Berlusconi, a quel leader politico che si fa forte di quel consenso per governare l’Italia come un “sultano” (gossip di queste ore) attorniato dalle sue prosperose odalische e baiadere.
    Non c’è dubbio: la minoranza DS è allo sbando e alla gragnola di colpi politici che il Cavaliere somministra con misurata nonchalance, non sa opporre che un arrampicarsi sugli specchi per poi finire col culo per terra con grande stramazzo. Ieri Soru (capogruppo dei deputati Ds) s’è inventato l’ennesimo “aventinismo” per contestare una votazione della maggioranza che ricusava un emendamento diessino: un piagnisteo da bambini che si menano per il lecca lecca.
    Non è possibile inventarsi regole democratiche là dove, quelle classiche, da sempre in gioco, non danno il risultato che certe illusioni alimentavano per deficienza di compagini al potere.
    Il vecchio PCI, poi redento alla democrazia, per decenni ha fatto il bello e cattivo tempo là dove la sua presenza di partito cellularizzato sul territorio, gli dava la possibilità d’interferire in ogni atto giuridico-amministrativo che il nostro Stato DEMOCRISTIANO statuiva.
    Da questa lunga dimestichezza col potere, il PCI trasse i benefici di una democrazia articolata ad usum Delphini e, il Sindacato, CGIL, trainava le masse proletarie nelle piazze ad inneggiare alla Repubblica Democratica governata dal Bottegone.
    Forse, per oggi che il Bottegone non c’è più, si vorrebbe una democrazia a maggioranza termometrica: non superare lo x % quando a perdere il confronto elettorale sono le sinistre, superare anche il 98% quando a vincere sono le sinistre.
    Tutta una scala di valori che darebbe ai FRANCECHINI l’agio di potersi esprimere, politologicamente parlando, con le masse che avrebbero scelto destra o sinistra a seconda dell’impegno politico supinamente interpretato.
    Nasce così l’espressione corrente: “DITTATURA della MAGGIORANZA”. Che altro non sarebbe che il CONSENSO libero e generoso che il popolo sovrano concede ad un leader perché lo conduca nella difficile battaglia dell’esistenza GLOBALIZZATA: globalizzata non per scelta egemonica della maggioranza ma perché è il mondo del XXI secolo che si presenta agli uomini carico di affanni.

  Post Precedente
Post Successivo