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I blog portano la democrazia? Sì, al Premio Strega

La prima profezia è di Ronald Reagan, e risale al 1989: «Il Golia totalitario sarà abbattuto dal David del microchip». Censurare Internet – dirà più tardi Bill Clinton – «è come cercare di inchiodare al muro un budino». E il suo successore George W.Bush, in un impeto di entusiasmo: «Immaginate se il Web prendesse piede in Cina: come si espanderebbe subito la libertà!». La sirena del «cyber-ottimismo» ha sedotto perfino un businessman scafato come Rupert Murdoch: «L’avanzata delle telecomunicazioni – giurava anni fa – rappresenta una minaccia per i regimi autoritari in ogni parte del mondo» (salvo poi, subito dopo, piegarsi al ricatto delle autorità di Pechino che volevano oscurare le sue reti).
Contro questa sorta di «determinismo tecnologico» si schiera sulla «Boston Review» il politologo Evgeny Morozov: i prodigi di Web 2.0, dalla galassia dei blog a YouTube, da Google a Facebook, sono armi a doppio taglio, che possono servire con uguale efficacia la causa della libertà e quella della repressione. È vero che in Ucraina, in Birmania o in Zimbabwe, oppositori e attivisti dei diritti civili hanno usato questi strumenti per organizzare rivolte e denunciare soprusi, tanto che qualcuno ha parlato di «smart mobs» («masse intelligenti»). Ma è pure vero che i governanti cinesi assoldano commentatori online per fare propaganda al regime e nella Russia di Putin una compagnia privata legata al Cremlino filtra e manipola le notizie su Internet. E se i blogger iraniani o sauditi che scrivono in inglese rassicurano gli occidentali con i loro inni alla democrazia, quanti altri difendono in parsi o in arabo le idee degli Ayatollah e dei Fratelli Musulmani?

Antonio-scurati

Meglio non farsi troppe illusioni sulle virtù taumaurgiche del «social networking». Ma anche se non riescono a buttare giù i tiranni con la T maiuscola, le tecnologie digitali possono fare parecchio male ai tirannelli che infestano tanti ambienti, a cominciare dai premi letterari. È stato un video registrato sul telefonino da un domestico di Mauritius (e prontamente ripreso da vari siti internet) a dare il primo scossone all’impero del Grinzane Cavour. Ed è stato un blog, quello di Mario Fortunato, a denunciare le manovre in atto intorno allo Strega, spingendo il vincitore annunciato, Daniele Del Giudice, a un ritiro dignitoso (come peraltro la «Domenica» gli aveva suggerito) e aprendo la strada all’autocandidatura di Antonio Scurati e a una rosa di altri nomi, da Andrea Vitali a ben sette esordienti. Aveva ragione Reagan: il David Fortunato ha fermato il Golia Mondadori. Dalle «smart mobs» alle «smart pens». Anche il Ninfeo di Villa Giulia vedrà la sua rivoluzione arancione?
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  • Anna Ferrero |

    Noto che il sistema (non Lei!) ha tagliato l’ultima frase che suonava così: “Una volta si diceva:’La montagna ha partorito il topolino'”.

  • Anna Ferrero |

    Che compito arduo discettare su Internet: angelo o demone? Ma se sventa una così perfida congiura a favore di Del Giudice e della Mondadori, a sfavore di ben sette esordienti, si può ben dire che Internet è un angelo con spada fiammeggiante. Una volta si diceva: >.

  • ugo varnai |

    La Cina, la Russia, gli ayatollah e molti altri hanno qualche problema con la libertà di stampa. E noi non siamo messi meglio. Infatti, come ribadisce spesso il presidente onorario di una famosa squadra di calcio, in Italia i media sono in mano alla sinistra.
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    Chi è quel personaggio che gioca con le parole dando loro un significato che corrisponde solo a ciò che egli stesso sceglie come significato? Facile, no? È Humpty Dumpty: “Le parole che io uso significano esattamente ciò che io decido, ne più ne meno” . Ma quando la cara Alice gli chiede se è possibile dare tutti quei significati alle parole, la risposta è sdegnosa ed eloquente: “Il problema è chi comanda, tutto qui”.
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    Francesco Micheli è un signore che, quando non va a spasso per i mari con la sua barchetta “attrezzata con tutti i giocattoli” che gli servono, rilascia lunghe interviste per dire che Dagospia “è un quotidiano punto di riferimento della classe dirigente”. Una spiritosaggine di uno un po’ gatto e un po’ volpe cui avranno abboccato in molti.
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    Se, come ci raccontano, tra due o tre lustri la comunicazione su carta stampata subirà la sorte dei negozi rionali, si sarà raggiunto l’obiettivo di metterci tutti nella “rete”. O il mezzo non è più il messaggio?
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    Il villaggio globale, come tutti i villaggi, è dominato dal conformismo e dalle chiacchiere ripetute all’infinito sugli stessi argomenti. Del resto, la totale dipendenza dalle medesime fonti è palese, e il copyright un simbolo di pregio come per certi oggetti d’abbigliamento, cioè con diritto di saccheggio. Spetta poi agli specialisti intorbidire l’acqua e catturare i pesci. È il metodo Eco, dare credito al lettore di essere intelligentissimo, e di arrivarci da solo.

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