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Rita, i ragazzi del Nove e i mai-vecchi del 2009

Non ha mai fatto un’assenza per malattia, dorme poco, mangia ancor meno, ogni giorno va in laboratorio e il suo cervello – così assicura – funziona meglio di quando aveva vent’anni. In queste invidiabili condizioni Rita Levi Montalcini si appresta a varcare, il prossimo 22 aprile, la soglia del suo primo secolo di vita. Avrebbe potuto brindare insieme a Montanelli, nato lo stesso giorno del 1909. E magari lo farà, idealmente, con Indro e tanti altri geni suoi coetanei: Simone Weil, Leo Valiani, Leone Ginzburg, Giulio Carlo Argan, Alessandro Galante Garrone, Norberto Bobbio, Eugène Ionesco. Scrittori, intellettuali, scienziati, antifascisti: tutti della gloriosa classe 1909. Permettetemi di aggiungere, si parva licet, mio padre Primo, che da oscuro imprenditore elettrotecnico non fu mai ammesso all’isola dei famosi, ma non foss’altro che per la sua tempra se lo sarebbe meritato. Accidenti che annata, il 1909! Un’irripetibile congiuntura astrale, quasi un Big Bang dell’intelligenza. Come si spiega? Forse con la selezione della specie. Due guerre mondiali, Spagnola, tifo, polio, Tbc: la maggioranza dei coscritti di Indro e Rita non ce l’ha fatta. Quei fortunati che sono sopravvissuti dovevano proprio avere dei geni a prova di bomba.
Noi della generazione del ’68, cresciuti a pace e Nutella, noi che siamo passati dalle barricate ai beauty center e non avendo preso le armi contro i nazifascisti ci accontentiamo di combattere i radicali liberi, abbiamo ben poche chance di uguagliare questi traguardi. Come fiori coltivati in serra, siamo vulnerabili a ogni virus, reale o metaforico. E per sfuggire al nostro precario destino rincorriamo le mirabolanti promesse della medicina, come quelle di don Luigi Verzè che sta costruendo alle porte di Verona l’ospedale degli immortali. Grazie alle armi non convenzionali della «nutrigenomica» che impediranno ai «telomeri» (le code dei cromosomi) di accorciarsi come succede di norma nell’invecchiamento, potremo campare fino a 120 anni.
Ma ammesso che l’utopia si realizzi, come vivremo, cosa vedremo tra mezzo secolo? In tv continuerà a furoreggiare «Amici» (ambientato in un residence Anni Azzurri), negli studi di Ballarò e Porta a Porta le poltroncine saranno sostituite da comode sedie a rotelle, e anche i serial americani si adegueranno al nuovo andazzo, proponendoci i drammi delle «Badanti disperate». Il novantacinquenne Moccia scriverà il suo centesimo romanzo, Amore 50, dedicato alla sessualità dei cinquantenni, e i nipoti teenager di Melissa P. penderanno dalle sue labbra siliconate, mentre lei sciorina reminiscenze di lontane trasgressioni.
Per carità, non abbiamo nessuna voglia di vedere un mondo così. Lasciate in pace i nostri telomeri, che si accorcino come hanno sempre fatto. Lasciateci liberi di diventare vecchi, possibilmente dei grandi vecchi, come i magnifici ragazzi (e ragazze) del 1909. Auguri, Rita!

  • Antonio Nardi |

    Gent.mo Dott. Chiaberge,
    non sono d’accordo con lei quando definisce “antifascisti” Argan, Galante Garrone, Norberto Bobbio. Credo che dei dubbi vi siano anche su Ionesco. I tre italiani hanno fatto bellissime carriere sia sotto il fascismo sia sotto l’antifascismo. Bobbio scrisse una lettera del tutto prona al duce, di cui poi si pentì, come si pentì di avere firmato il manifesto che liquidava il commissario Calabresi. Galante Garrone pubblicò articoli sulla rivista “Il diritto razzista”. Nessuno di questi “magnifici ragazzi” si distinse per un atto di coraggio contro le leggi razziali. Continuarono ad insegnare, a dirigere o ad amministrare la giustizia mentre quelle norme andavano via via espungendo professori, magistrati, alti dirigenti ebrei. Di Montanelli non so casa dire, anche se ho letto delle sovvenzioni ministeriali che ebbe in quanto scrittore. Un vero antifascista – uno dei pochissimi insieme a Matteotti, Amendola, Salvo D’Acquisto – fu invece Eugenio Colorni, filosofo e uomo di grandi doti morali. Se ne parla poco, sicuramente e ingiustamente meno degli intellettuali da lei citati. Fra i pochi meriti che Bobbio ha avuto c’è quello di aver curato una antologia degli scritti di Colorni, alcuni di carattere tecnico ed altri liberamente ispirati ad una sensibilissima percezione della dignità intellettuale, della vita, della malattia.
    Ringraziando dell’attenzione, porgo distinti saluti.

  • Paolo Merci |

    Egregio dott. Chiaberge,
    noto che i “laudatores temporis acti” abbondano. Mio padre era del 1902: ingegnere, assai colto, antifascista e anticomunista. Francamente, che non sia stato coetaneo di alcuni tra i citati da Lei mi cale poco.
    Paolo Merci

  • Ferdinando Gotri |

    Sig. Varnai, premesso che a malapena curo la mia salute e non altro, vorrei, vista la citazione all’Enciclopedia, ricordare la figura di Giovanni Gentile, che, nei fatti, fu tutto il contario di cio’ che addebita a Giovanni Preziosi. Non mi pare che l’antifascismo militante gli rese gran merito.

  • ugo varnai |

    Signor Ferdinando Gotri,
    vedo da internet che lei è un estimatore di certe letture, segnatamente delle biografie degli antisemiti, come Giovanni Preziosi, ispettore generale per la razza e demografia, il quale nel novembre del 1938 scriveva: «Vi siete mai presi la briga di far scorrere sotto i vostri occhi i nomi dei collaboratori dell’Enciclopedia? Ve n’è da riempire una sinagoga».
    .
    Consideri quanti antifascisti, ebrei e semplice umanità ha patito e pagato con la vita a causa di certi mascalzoni. Fosse dipeso da costoro, il problema del “genotipo”, come lo chiama lei, non si porrebbe più. Non recrimini quindi, come faceva Almirante nel curare l’opera di Brasillach, se infine la risposta è stata, da parte delle autorità francesi, un po’ aspra.
    .
    P.s. : È lei uno dei curatori della voce di Wikipedia su Robert Brasillach? Comunque uno come lei.

  • Marco Sostegni |

    Secondo me la generazione di suo padre e di Rita di Indro e anche di mia zia Rita che era nata nel 1908 ha avuto una grande spinta anche nello sperimentare i progressi della tecnica. Che poi si sono rivelati armi a doppio taglio… ma lì per lì non è sembrato loro così.
    Che generazione forte! Davvero.
    Cordiali saluti
    Marco Sostegni

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