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Dopo il Grinzane, una moratoria dei premi letterari

Con Giuliano Soria, fondatore e padrone del Premio Grinzane Cavour, noi della Domenica non siamo mai stati particolarmente teneri quand’era sugli altari, e proprio per questo – ora che è finito nella polvere – non ci uniamo al coro dei tanti che lo denigrano dopo averlo per anni incensato e avere spesso beneficiato della sua faraonica ospitalità. In questa terra di garantisti mercenari, pronti ad assolvere preventivamente i politici collusi con la mafia, c’è qualcosa di osceno nell’accanimento dei media contro quello che, allo stato degli atti, è ancora un semplice detenuto in attesa di giudizio. A leggere i commenti di questi giorni, Soria sarebbe il Madoff della cultura, e il suo Grinzane una sorta di Enron o di Parmalat letteraria. Ammettiamo che sia vero e che le accuse vengano provate: ma perché deve essere lui solo a pagare lo scotto di un sistema che ha goduto a lungo di così ampi sostegni e connivenze? Ora che la bolla è scoppiata, politici e amministratori locali, banchieri, sponsor, scrittori e giornalisti che affollavano le cene del Grinzane sembrano colpiti da improvvisa amnesia. Perfino Carlo Fruttero, il cui nome figura nell’albo dei premiati, dichiara candido al Corriere: «Non sapevo da dove venisse, mi avevano detto che insegnava letteratura spagnola». Non sapeva? Per un giallista di talento come lui, sarebbe bastato un rapido supplemento di indagine.

Soria.

Due anni fa la bagarre del Viareggio (a proposito, che ne è stato?), adesso lo scandalo del Grinzane, mentre intorno allo Strega tornano a volare accuse e contumelie. Sono questioni diverse, che non vanno messe sullo stesso piano. Ma forse è il momento di fare un po’ di chiarezza. Daniele Del Giudice, uno scrittore che abbiamo sempre stimato, viene indicato come il prossimo vincitore dello Strega. Nel 1997 aveva fatto scalpore rifiutando il Campiello, dove era stato inserito in cinquina contro la sua volontà. Perché non rinnova oggi quel gran rifiuto? Perché non chiede (e noi con lui) una moratoria di un anno dei premi letterari? Per fermare il tracollo dei mercati finanziari qualcuno è arrivato a proporre la chiusura delle Borse. Idea bislacca e suicida, in un’economia globale. Ma chiudere per dodici mesi la Borsa letteraria non sarebbe la fine del mondo. Col pretesto della crisi si tagliano i fondi a musei e teatri , perché continuare a elargire denaro a libri e autori troppo spesso mediocri? Devolviamo quei milioni di euro a finalità socialmente utili, magari per promuovere la traduzione all’estero di autori italiani. Facciamo un bel repulisti degli «asset tossici» che inquinano le patrie lettere. E ripartiamo con regole trasparenti, che premino chi davvero se lo merita.

  • Barbara Barbieri |

    Approvo e apprezzo tutti gli spunti di riflessione di questo articolo, augurandomi che lo scandalo del Grinzane Cavour serva a qualcosa. Per esempio a fermare la valanga di inutili premi nel paese di Premiopoli. Che diamine un premio, un targa, un illustre riconoscimento non si nega a nessuno! Di conseguenza il valore dei premi, di tutti i mille premi elargiti con generosità si abbassa indiscriminatamente e l’asticella del valore del riconoscimento scivola giù sempre più giù. Sarà che sono affezionata ad un premio storico “Il Bancarella” di Pontremoli, dove la giuria è composta da librai in onore all’antica attività di diffusori di cultura con le gerle piene di libri in spalla e in questo caso i librai premiano il libro più venduto in libreria, dunque quello più apprezzato dai lettori. Del resto così dovrebbe essere. E’ desolante entrare in librerie dove pile di novità letterarie sommergono altre pile di ex-novità letterarie, in un mondo dove basta un’apparizione televisiva per avere in automatica la patente di scrittori e discettare di qualunque cosa ma molto spesso avendo molto poco o quasi niente da dire e tuttavia riuscire a scriverlo nel peggior modo possibile.
    Barbara Barbieri

  • Massimo Perinelli |

    Gentile signor Ugo Varnai.
    Se i sistemi totalitari hanno senz’altro la pessima abitudine di dividere i libri da leggere dai libri da destinare al macero, le Case Editrici dei sistemi cosiddetti democratici hanno l’abitudine, invece, di far scomparire i libri che andrebbero letti sotto valanghe di spazzatura editoriale. Come ben comprenderà, la situazione, ahimè, non cambia, poiché è sempre meglio avere, sia nel primo sistema che nel secondo sistema, un individuo ignorante che non disturba che un individuo capace di riflettere e che disturba.
    Per avere un’idea della sporcizia ammassa nelle nostre comuni librerie, provi ad entrare in una comune libreria. Le consiglio caldamente, però, di prendere prima un antiemetico.
    Grazie
    Massimo Perinelli
    http://www.ilgiardinodizarathustra.it

  • ugo varnai |

    Ci stiamo abituando velocemente a troppe cose, senza quasi rendercene conto.
    L’ennesimo esempio. Nella rubrica “Benjamin” del più seguito telegiornale, il direttore s’industria a dividere i libri in due categorie: quelli “da leggere” e quelli da “non leggere”.
    Così succede che le ultime fatiche editoriali di Asor Rosa e di Canfora sarebbero da “non leggere”.
    La lettera pubblicata ieri sul Corriere da parte di Luciano Canfora mette in luce un palese ed esilarante incidente in cui è incorso il dicotomico censore televisivo: «Non si legge, ovviamente, il libro. Non si legge neanche la recensione. Si legge il titolo della recensione». Per cui si arriva a confondere un libro per un altro, pane per focaccia.
    Se la critica e la stroncatura, motivate, di un libro è normale esercizio del mestiere, altra cosa è quella di suddividere i libri tra quelli da leggere e quelli da destinare al macero. Operazione tipica dei regimi totalitari.
    .
    ——-
    P.S.: Sostiene la Tesi n. 10: “Non considerare mai perfetta un’opera che non t’abbia tenuto una volta a tavolino dalla sera fino a giorno fatto” (Walter Benjamin, La tecnica dello scrittore in tredici tesi, in Strada a senso unico. Scritti 1926 -1927, a cura di G. Agamben, Einaudi, Torino 1983).

  • cf05103025 |

    Tutto questo successe per un piccola, forse meschina negligenza.
    Il fatto è che l’esimio Revisore de’ conti, del presente o passato Organo Soriesco, Ivan Petrussovic Glagunov dovete recarsi per ricorrenti malesseri dovuti a postumi di broncopolmonite in Crimea, a Yalta, onde rimettersi in salute e ivi soggiornò più a lungo del previsto.
    Dovendo essere sostituito, in tale doloroso frangente, il suo vice, il rag.Piotr Elamin Gravinsky, volle assumersi la responsabilità immensa, gravosa di rivedere bollette, fatture, registri, una marea di carte in cui non era aduso addentrarsi.
    Finì infatti che il maldestro Gravinsky morì soffocato dal cumulo informe, magmatico, asfissiante di scartafazzi, ciarpami vari e polveri susseguenti.
    Passarono mesi e nessuno sostituì il misero Gravinsky, mentre il malaticcio Glagunov ancora tossiva sul Mar Nero.
    Tant’è che s’addivenne all’attuale sfacelo a danno di tutti, della comunità somma de’ letterati, in specie….
    Marius Fratiskevic Balabanov
    ragioniere aggiunto

  • Massimo Perinelli |

    Gentile signor Chiaberge,
    Ho letto con interesse il suo articolo “Moratoria per i premi letterari” con l’animo equamente diviso fra approvazione e rabbia. Ritengo questo tipo di articoli, che appaiono non troppo frequentemente sulla Domenica del Sole24ore, sintomo di un certo disagio nei riguardi dei problemi che affliggono l’editoria, ma che, ahimè, nello stesso tempo, sembrano così diafani nelle accuse da sfiorare il sospetto di scarsa volontà di posizione.
    Inutile dirle che ritengo la situazione più grave di come appare. A tal proposito, colgo occasione che le sue ultime righe mi offrono: “E ripartiamo con regole trasparenti, che premino chi davvero se lo merita”. Il 12 dicembre 2007, la prego di considerare l’anno di pubblicazione, ho pubblicato sul mio sito un “Progetto aperto di un manifesto per la liberazione e la moralizzazione dell’editoria”.
    Percorso – http://www.ilgiardinodizarathustra.it – Entra – Blog – Articoli editoria – Progetto aperto…

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