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Via i neo-con, ritornano i paleo-con

Non pare carino, nell’anno di Darwin – quando perfino il Vaticano celebra l’Evoluzionismo – negare il progresso e dire che l’umanità, invece di migliorare, si abbrutisce ogni giorno di più. Ma la tentazione è forte. Col favore dei titoli tossici che prosciugano le Borse e la serotonina nei nostri circuiti neurali, si diradano i Tir e i Suv, affondano i pimpanti neo-con, tanto in auge negli anni di Bush, e riprendono fiato i paleo-con, gli austeri conservatori all’antica.
Sotto la pelle della recessione serpeggia una gran voglia di ritorno al passato.
Un paleo-con di razza è sicuramente Andrea Zanzotto, che a 88 anni si sente sempre più straniero nel suo Nord Est. In un libro-intervista con Marzio Breda appena pubblicato da Garzanti (In questo progresso scorsoio), il poeta di Pieve di Soligo lamenta «l’aggressione al paesaggio… la scomparsa del mondo agricolo… una proliferazione edilizia inconsulta e casuale» che deturpa il territorio veneto, dalle Dolomiti al piano. Vivere in mezzo alla bruttezza – si sfoga Zanzotto – alimenta «aggressività, umori rancorosi, intolleranze e spietatezze». Il brutto, insomma, fa diventare cattivi. Eravamo più buoni quando campavamo a polenta e cavoli? Anche il bergamasco e cattolico Ermanno Olmi vede nel progresso un cappio che ci sta strangolando, e col suo docu-film Terra Madre predica un ritorno alla civiltà contadina, a un Albero degli zoccoli in versione Slow Food. E fin qui, nulla di strano. Stiamo parlando di signori di una certa età, inclini alla nostalgia del bel tempo che fu.

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Sorprende di più ritrovare sentimenti analoghi in un cinquantenne come Michele Brambilla, cronista acuto e spiritoso, attualmente vicedirettore del «Giornale». Nel suo libro Coraggio, il meglio è passato (Mondadori, il titolo riprende una celebre battuta di Flaiano), Brambilla denuncia in tono semiserio l’estinzione del Panda-papà e la delegittimazione della maestra, la maleducazione e il bullismo dei teenager, i sex-antenni che si trapiantano i capelli e saltellano in discoteca (non vi ricorda qualcuno?). In una parola, l’imbarbarimento e involgarimento della società civile. Ma Brambilla, che è un onesto paleo-con allievo di don Giussani e di Montanelli, dovrebbe sapere che tutto questo è un’eredità del ’68 e dell’anti-68, della rivolta libertaria di quarant’anni fa e di quella antipolitica e populista dell’ultimo decennio, che spesso hanno avuto gli stessi protagonisti, passati dall’eskimo al doppiopetto. E naturalmente, della tv dei Reality. Perché non sempre ciò che è nuovo e moderno e piace alla maggioranza è anche un bene per il Paese. Anzi, quasi mai. Non credi, Michele?

  • ugo varnai |

    Credo di comprendere il sentimento ferito (che non è esclusiva di alcuno) per il saccheggio del territorio e lo sfregio del paesaggio, uno sbrego che per entità e concentrazione ha pochi riscontri in Europa. E chiari mi sembrano i motivi di fastidio per tali doglianze da parte del padronato grosso delle metropoli, non meno di quello dei padroncini padani.
    Ci si è già interrogati a lungo sulle cause e concause del disastro, con discorsi erronei e mistificatori che per un certo tempo hanno guadagnato terreno e consenso. E non poteva essere diversamente dato l’orizzonte ideologico, tutto sommato omologo, dei diversi schieramenti. Da Roma, intanto, giungono notizie rassicuranti per geometri e cementifici.
    Di contro, non dobbiamo dimenticare che il Veneto (e più o meno l’Italia tutta) è stata terra di miseria vera e di emigrazione massiccia, laddove i poveri si lavavano al più nelle grandi occasioni e i ricchi cambiavano di biancheria una volta la settimana. Tanto per citare.
    La denutrizione e l’ignoranza sono più nocive delle discoteche e perfino del glutammato reclamizzato in televisione. Pertanto, la modesta proposta di un ritorno alla contessa Onigo, più che nostalgica, è una chiacchiera avvilente, reazionaria, che nel prosieguo della crisi sarà esibita come necessità reale. In questo senso, basterà aspettare: nessuna classe sociale è prevedibile e conservatrice come sa esserlo la borghesia nella fase del suo tramonto.

  • Paolo Magrassi |

    Imbarbarimento e involgarimento riguardano anche altre società occidentali, e non solo quella italiana.
    Alle cause elencate da Brambilla e da Chiaberge, che in parte possono essere applicate anche ad altri paesi, aggiungo quella proposta una decina di anni fa da un sociologo armeno-americano di cui ora, complice un calo zuccherino, non ricordo il nome: l’emancipazione femminile (sic!).
    La liberazione della donna dalla schiavitù domestica e il suo ingresso nel mondo del lavoro (a partire, diciamo, dai primi anni ’70, se facciamo una media ponderata dei paesi occidentali) hanno fatto sì che l’educazione dei figli venisse affidata alla televisione. E poiché questa veniva degradando proprio per le ragioni addotte nel post, ecco che i risultati non potevano che essere pessimi.

  • Giancarlo Camesasca |

    Egr. Sig. Chiaberge,
    Non condivido la sorpresa del suo “Contrappunto” di Domenica 08 Marzo per il “passatismo” di una ben nota corrente di pensiero e editoriale, che riesce a inneggiare all’iper-consumistico paese dei balocchi e a gridare all’emergenza educativa nello stesso tempo.
    Quello che in realtà mi ha sorpreso è stata la rapida liquidazione di Olmi e Canotto nella categoria dei reduci che, spesso, ricordando la propria gioventù, riescono a provare nostalgia persino per la guerra.
    Sono un padre di 47 anni con due figli in età scolare, e da diversi anni ho la seria preoccupazione che lo sviluppo ed il progresso così come concepiti attualmente ci porteranno presto ad un’inevitabile catastrofe ambientale.
    Non è solo la paura a preoccuparmi: Aldo Carboni, qualche settimana fa, rassicurava una lettrice altrettanto preoccupata sostenendo, giustamente, che se non sarà l’uomo a far sprofondare la Terra in qualche decennio, ci penserà comunque il Sole fra qualche milione di anni.
    Infatti, per una mente concreta e pragmatica non esiste differenza tra le due catastrofi, che portano entrambe allo stesso risultato; ma per una mente religiosamente rivolta al mistero della Natura (checché ne dica il Santo Padre, che non vuole divinizzazioni del creato, con le conseguenze che abbiamo sotto gli occhi) questa differenza c’è eccome.

  • gabriele fedrigo |

    Salve Riccardo,
    non credo di appartenere né alla specie dei neo-con né a quella dei paleo-con. Ed è forse proprio per questo che la invito in Valpolicella a respirare lo scempio ambientale bipartisan effettuato in nome della triade sviluppo-progresso-denaro. Non so se Andrea Zanzotto viva da straniero nel Nord-Est. Lo stato d’animo che porto in me è quello dell’offesa.
    Gabriele Fedrigo

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