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La Ronda da Cardarelli a Calderoli

Nessuno sembra averci fatto caso, ma il testo del decreto-sicurezza varato venerdì dal Consiglio dei ministri nasconde una citazione letteraria. La famosa «Ronda», che tanto fa discutere, non l’hanno inventata le camicie verdi, ma un gruppo di scrittori e poeti che novant’anni fa, nell’aprile del 1919, diedero questo nome a una nuova rivista contraria al futurismo e alle avanguardie: tra loro Vincenzo Cardarelli, Riccardo Bacchelli ed Emilio Cecchi. Impaziente come sempre di promuovere con ogni mezzo la cultura degli italiani, il nostro Governo ha pensato di inserire nel decreto un riferimento a quell’avventura intellettuale, per invogliare clandestini e delinquenti a scoprire il piacere della lettura. Dopo il revival futurista, un omaggio ai Passatisti. Nonostante l’intonazione bellicosa della testata, «La Ronda» era tutt’altro che un foglio di battaglia. In pieno biennio rosso e col fascismo alle porte, predicava l’indipendenza dalla politica e il ritorno ai classici e alla «prosa d’arte». Coi loro esercizi di stile, i rondisti non impensierivano i potenti in carica né quelli, ben più minacciosi, che si preparavano a marciare su Roma.

Cardarelli

Si capisce perciò che fossero oggetto dei sarcasmi di Piero Gobetti, giovane e combattivo direttore di «Energie Nove», a cui replicò con pari durezza Cardarelli, definendo l’avversario «saccente studentello» e i suoi interventi «raspature da stercoraro». A far tacere lo studentello di Torino avrebbero provveduto, sei anni dopo, altre Ronde che alla penna preferivano il randello (qualcuno insinua che tra loro ci fossero pure ex-poliziotti ed ex-militari).
«La Ronda», in quanto rivista, si sciolse tra il 1922 e il ’23, proprio in coincidenza con l’avvento di Mussolini al potere. Alcuni dei suoi collaboratori divennero aedi del regime, altri ci lasciarono romanzi come Il Mulino del Po o versi gradevoli come Cardarelli – lo stesso che Ennio Flaiano definì con beffarda ironia «il più grande poeta morente».
Quando dunque vi capiterà di essere fermati da una ronda mentre siete al parco col fidanzato o la fidanzata, senza documenti e in atteggiamento sospetto, reduci magari da una seduta al centro abbronzature, non assumete pose marinettiane. Per rimarcare la vostra italianità, declamate piuttosto una poesia di Cardarelli. Per esempio «Gabbiani»:
«Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo»
«Che bella!», diranno i rondisti, incantati. «Come ha detto che si chiama il poeta? Calderoli?».