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Da Bolle a Williamson: coming out e coming back

«Giura!», dicono i coatti dei film di Verdone, quando vogliono manifestare sorpresa. «Rigiura!» ha detto il giudice della corte suprema degli Stati Uniti al neo-presidente Barack Obama, che si era impappinato nella cerimonia di insediamento, invertendo una semplice parola (faithfully, fedelmente) della formula di rito. Ma quanto vale, un giuramento, nella società di oggi? Poco o nulla, secondo il sociologo Peppino Ortoleva (Il secolo dei media, il Saggiatore): se un tempo la «parola data» aveva un significato solenne e vincolante, quasi che pronunciandola uno la ponesse al di fuori del proprio controllo per consegnarla a potenze sacrali o alla sovranità del popolo, ora non è più così. Chiunque può giurare e spergiurare qualsiasi cosa, sulla Bibbia, sul proprio onore o sulla testa dei propri figli e poi rimangiarsi tutto un attimo dopo, senza che nessuno trovi niente da obiettare: dichiarazione e smentita finiscono entrambe su Youtube, comodamente scaricabili, nel sollazzo generale.

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Nel gorgo dell’ipercomunicazione, la parola data non esiste più. Esiste solo la parola detta, venticello effimero, «voce dal sen fuggita» che svanisce in un amen. E soprattutto la parola rubata, distorta, fraintesa, travisata. Intervistato da una rivista francese, il ballerino Roberto Bolle confessa di essere gay, e il giorno dopo smentisce («parlavo in generale, non della mia sfera privata»). Dal coming out al coming back. Il premier dice che gli stupri sono inevitabili, che non si può dare un soldato di scorta «a ogni bella donna», e poi se la prende coi giornalisti che lo hanno male interpretato (e che diamine, era solo un complimento alle donne italiane). Antonio Di Pietro attacca il presidente della Repubblica e si stupisce delle reazioni: «Si è parlato delle mie presunte offese a Napolitano, offese che non c’erano».
Williams

E il vescovo lefebvriano Richard Williamson prima nega che le camere a gas siano mai esistite, poi manda una lettera al Prefetto per la congregazione del Clero in cui definisce «imprudenti» le sue parole e perciò si scusa col Papa, ma non con gli ebrei. Imprudenti, si badi: non sbagliate o infami. Qui lo nego e qui lo ridico. «Gettatemi nel mare, così il mare si calmerà per voi», ha implorato Williamson, citando il profeta Giona. Sarebbe il caso di prenderlo, per l’appunto, in parola. Almeno gli uomini di Chiesa, alla Parola dovrebbero ancora dare il peso che merita. Lo facciano giurare di servire faithfully la verità: non solo la verità trascendente, ma anche quella storica. E se rifiuta o si impappina, per favore, non gli chiedano di ripetere: lo buttino a mare una volta per sempre.

  • ugo varnai |

    Il giudeicidio è sostanzialmente un’invenzione postuma. Non dobbiamo dar retta a quanto hanno raccontato “dopo” i vari sopravvissuti. Dobbiamo basarci piuttosto sulle prove e dichiarazioni coeve ai presunti eventi. E quale miglior testimone del loro caro e stimatissimo capo delle gloriose Waffen-SS, il Reichsfuherer-SS Himler, il quale, davanti ad una platea selezionatissima (i gaulaiter del reich), il pomeriggio del 6 ottobre 1943, a Posen, disse tra l’altro:
    «Noi, vedete, dovevamo rispondere alla domanda “Che cosa fare delle donne e dei bambini […]. Bisognava prendere la dura decisione di far sparire questa gente dalla faccia della Terra. Per l’organizzazione che l’ha dovuto eseguire, quest’ordine è stato il più difficile che sia mai stato impartito […].
    Più avanti potremmo chiederci se se ne debba parlare al popolo tedesco. Ma credo che sia meglio se noi – insieme – ci facciamo carico di questa responsabilità […] la responsabilità di un risultato, non solo di un’idea [……] e poi ci portiamo il segreto nella tomba».
    Per coloro che volessero leggere il resto del verbale himleriano: Adam Tooze, Il prezzo dello sterminio. Ascesa e caduta dell’economia nazista, Garzanti 2008, pp. 728-29. Sulla gassazione di massa in strutture efficienti, specialmente nel campo di Chelm, e il fallimento dei furgoni killer, p. 580 e seguenti.
    Gran parte della popolazione tedesca e la totalità della classe dirigente del reich era al corrente di quanto stava avvenendo e si progettava. Scrive Tooze a p. 578:
    «Il 2 maggio 1941 i segretari di Stato che rappresentavano tutti i più importati enti ministeriali si riunirono con il generale Thomas per abbozzare i piani dell’occupazione. Il risultato di questo incontro è uno dei più straordinari rapporti burocratici nella storia del regime nazista. Con una verbalizzazione più esplicita che mai in relazione alla questione ebraica, tutti gli enti principali dello stato tedesco aderirono a un programma di sterminio, che faceva impallidire quello che avrebbe proposto Heydrich alla riunione di Wannsee nove mesi dopo».
    non so se sono stati uccisi esattamente sei milioni di persone di religione ebraica, ma che si sia trattato di uno sterminio di massa non mi pare possano esserci dubbi. Se ciò sia avvenuto più col gas che con altre metodiche, è un esercizio che interessa poco, almeno dal punto di vista delle vittime. Così come è certa l’uccisione deliberata per fame e maltrattamenti di altri milioni (milioni!) di soldati e civili prigionieri, soprattutto russi, e polacchi, e 32mila italiani, ecc.. A proposito dei soldati russi, scrive Tooze: «Se l’orologio si fosse bloccato all’inizio del 1942, questo programma di sterminio avrebbe costituito il più grande crimine contro l’umanità dal regime di Hitler». Ma di tale annientamento si parla poco nelle ricorrenze della memoria, così come di questo libro straordinariamente documentato e molto estraneo agli stereotipi storiografici.

  • Giampaolo |

    Mi arrendo. Dopo le stupidaggini di tal Mattiello, incapace anche solo di scrivere correttamente il nome dell’interlocutore, e che mena vanto di leggi censorie, da lui auspicate più puntuali e più frequenti, nonché dopo la bassa falsità, meritevole di querela, di dare del neonazista a persona non conosciuta, solo perchè si è auspicato un dibattito storigrafico non falsato da prospettive penali, non possono che cadere le braccia.
    Per quanta letteratura si pubblichi, infatti, I Mattiello saranno sempre in giro, invocando protezioni legislative per le proprie fragilità intellettuali.
    Auguri

  • margherita sacerdoti |

    I negazionisti sono sempre stati in grado di fornire ampia documentazione che diminuisse o smentisse l’ esistenza di un progetto nazista di “soluzione finale” per gli Ebrei. C’e’chi ha considerato la morte di 6 milioni di Ebrei piu’ come un danno inevitabile di una guerra in cui morirono tante brave persone che di un piano preciso, c’e’ chi addirittura si e’ spinto oltre e ha negato completamente l’esistenza dei campi di sterminio e delle camere a gas.
    Quando si parla di Shoah non ci sono verita’ fondamentali negabili, per il semplice fatto che esse sono sostenute non solo da testimoni ancora in vita, non solo da fotografie del tempo scattate al momento della liberazione dei campi, non solo da corpi ritrovati, ma anche da strutture intatte che i nazisti non sono riusciti a distruggere come i campi di concentramento stessi e il materiale, i bidoni del Cyclon B, utilizzato nelle camere a gas per soffocare i prigionieri.
    Nessuno qui vuole negare allo storico il diritto all’ interpretazione storica che e’ il fondamento del suo mestiere. Qui pero’ si parla di persone che negano l’ evidenza e che si impegnano a trovare prove come nessun altro ha mai fatto per negare genocidi altrove.
    Inoltre quando a negare la Shoah non sono gruppi neonazisti e individui di dubbia credibilita’, bensi’ uomini di Chiesa, tutto cambia. Il Vaticano non si e’ mostrato sensibile a questa particolare questione dichiarando che le teorie di Williamson non impegnano la Chiesa. L’antisemitismo di matrice cristiana ha causato piu morti tra gli Ebrei, nel corso dei secoli, di quanti ne hanno potuto fare i nazisti. Inoltre l’atteggiamento della Chiesa negli ultimi anni non si e’mostrato per nulla sensibile nei confronti degli Ebrei : prima la volonta’ di beatificare Pio XII e l’insistenza della Chiesa per cambiare la didascalia sul suo ruolo durante la seconda guerra mondiale al museo dell’Olocausto Yad Vashem in Israele, poi la reintroduzione della preghiera per la conversione dei Giudei del venerdi. La dichiarazione di Williamson avrebbe potuto essere l’occasione per il Papa per intervenire contro il negazionismo e per riaffermare l’immagine di una Chiesa aperta alle altre religione e a gli altri popoli che aveva dato Giovanni Paolo II, ma pare che questa occasione per ora sia andata persa.

  • Costanza Alpina |

    Caro dottor Chiaberge,
    non avrei mai pensato di dover leggere affermazioni come quelle riportate da alcuni commentatori del suo contrappunto, ragionevole ed efficace come sempre, riguardo alla verità storica della Shoa. A chi osa mettere in dubbio il dramma e la portata dell’Olocausto, mi permetto di consigliare di farsi un giro in Germania, e non solo nelle librerie. Potrà visitare ciò che rimane di luoghi del dolore e dell’annientamento che poco lasciano all’immaginazione, e che ciascuno dovrebbe avere l’umiltà e la forza di visitare nella propria vita per constatare fino a punto può arrivare la follia dell’uomo. Il signor Giampaolo cita una perizia portata dal vescovo Williamson e qualche tesi. Ma come vuole che significhi una perizia tecnica di fronte alla testimonianza ripetuta e di prima mano dei sopravvissuti, di coloro che hanno scritto e parlato al mondo di quell’inferno perché erano là, e hanno visto morire i genitori, i mariti, i figli e quanti altri? Naturalmente la ricerca della verità storica richiede prove e controprove ma non si può continuare a mettere in dubbio ciò che è già stato ampiamente provato con l’alibi di fare giustizia all’istanza della verità. La fallibilità è propria delle teorie e delle interpretazioni, ma non sono un’interpretazione i cumuli di cadaveri trovati dagli alleati in certi campi recintati sparsi per l’Europa. I dubbi sono legittimi in mancanza di prove o prima di poterle fornire; continuare a dubitare a oltranza in presenza di testimonianze dirette significa falsificare l’evidenza e asserragliarsi in un dogmatismo tanto autoreferenziale quanto il rifiuto di ogni confronto. Per questo le faccio notare che è del tutto inesatto e inopportuno mettere in contrapposizione l’invito di Bobbio a dubitare e l’asservimento a una determinata verità storica. Le parole di Bobbio denotano un atteggiamento intellettuale ispirato a senso critico e libertà di coscienza. Ma questo non equivale a diffidare di ciò che la disciplina storica (non quella dominante, ma quella vera perché provata) ha purtroppo constatato.
    Si può giocare con le prospettive storiografiche, non il dolore mortifero delle persone, altrimenti è come ucciderle due volte.
    Costanza Alpina

  • Paolo Mattiello |

    Caro Chiaberge,
    credo sia un errore dialogare, e quindi nel suo caso rispondere, ai negazionisti. Come lei sa, nella stessa Germania, seppur tardivamente, sono state promulgate leggi che rendono passibili di procedimenti penali i neonazisti, come quello che si è per così dire introdotto nel suo blog recitando i più triti stereotipi del genere, senza neppure l’aura intellettuale del suo maestro inglese David Irving, arrestato, processato e condannato a tre anni di reclusione in Austria nel 2006. Ne approfitto per notare che se anche in Italia – dove pochi si danno la pena di leggere testi in una lingua straniera – venissero tradotte, come nel resto del mondo civilizzato, le opere di Arad, Bauer, Browning, Longerich,, Schelvis, etc; se Hilberg non avesse dovuto aspettare trent’anni per essere tradotto; se l’insuperata opera di Jean Claude Pressac sulle camere a gas Les Crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse (Feltrinelli 1974) non fosse introvabile, forse ci sarebbero meno ” Gianpaolo” in circolo. Cordiali saluti.
    Paolo Mattiello

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