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Chi benedice Morucci in cattedra

Nell’anno di Galileo torna a splendere il Firmamento. Non ci riferiamo al cielo stellato, ma alla galassia dei Firmaioli di professione, impazienti di sottoscrivere appelli per le cause più o meno nobili. L’ultimo è stato diffuso nei giorni scorsi e recita così: «In merito all’annullamento dell’incontro tra Valerio Morucci e gli studenti di Scienze della Comunicazione dell’Università La Sapienza di Roma – incontro sul tema "Cultura violenza memoria" previsto per il prossimo 12 gennaio (cioè domani NdR) -, esprimiamo profondo disagio nel constatare che all’interno di una Università, istituzione deputata al libero confronto delle opinioni per una libera formazione del sapere, non vengono garantiti diritti basilari come quelli sanciti, nella nostra Costituzione, dall’articolo 3 (pari dignità sociale di tutti i cittadini) e 21 (libertà di parola)». Seguono le firme di un manipolo di venerabili maestri come Domenico Starnone, Nanni Balestrini, Gianni Vattimo ed Erri De Luca.

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Non risulta che questi zelanti custodi della Costituzione, così preoccupati di garantire i diritti di un ex-brigatista rosso condannato per l’uccisione di Aldo Moro, abbiano provato né tanto meno espresso analogo disagio per l’annullamento di un altro incontro, proprio un anno fa in questi giorni, con tale Joseph Ratzinger, un signore che non pare avere delitti sulla coscienza e che pur non essendo cittadino italiano dovrebbe godere della piena libertà di parola.
Ma viste le recenti derive misticheggianti di alcuni di loro – da Vattimo che si autodefinisce filosofo cristiano della postmodernità a De Luca traduttore del Qohelet – forse i firmatari potrebbero rimediare a quell’imbarazzante reticenza bussando alla porta di una delle università pontificie. Chissà che lì non trovino spiriti più tolleranti e disposti al perdono.
Ora il neo-rettore della Sapienza, Luigi Frati, promette di sanare il vulnus, invitando nuovamente Benedetto XVI. Se è permesso dare un umile suggerimento al Vescovo di Roma, ci auguriamo che accolga l’invito e non si faccia distogliere dalle probabili manifestazioni di dissenso. Vada alla Sapienza, anche se qualche laico sprovveduto e ammalato di «cupio dissolvi» cedesse ancora una volta all’istinto suicida della contestazione o se qualche sparuto gruppetto di goliardi con la tiara di cartone si mettesse a fischiare. Eviti però di enfatizzare troppo i valori della famiglia. In un ateneo dove il rettore ha moglie e figli in cattedra, rischierebbe di venire frainteso e di generare, in questo caso sì, «profondo disagio». E non soltanto tra gli amici di Valerio Morucci.

  • Paolo Magrassi |

    Desidero essere meno alato e meno alto degli altri intevenuti al post, e ridurre la cosa al suo lato pratico.
    Agli studenti di Scienze della Comunicazione già non si insegna nulla. Fossi un docente della Sapienza, mi preoccuperei almeno di portare al loro cospetto dei testimonial che possano insegnare loro qualcosa che poi gli servirà nella vita. Non dico la matematica, il latino o l’italiano, perché sarebbe chiedere troppo… Però, insomma…

  • Luca |

    Il Sig. Foti scrive che “gli studenti hanno perso l’occasione di conoscere un uomo che ha commesso tremendi delitti in nome di una fede..” Una fede ? In nome di quella “fede” sono state uccise decine e decine di persone, fra cui anche tanti bravi poliziotti e carabinieri morti in nome dei loro valori: quelli sono i modelli, non gli assassini. Tutti possiamo sbagliare, certamente, ma da qui a fare degli ex-terroristi dei maestri che vanno nelle università ad insegnare mi sembra davvero troppo. I grandi personaggi, quelli davvero grandi, sanno essere anche umili !
    Luca

  • Antonio Nardi |

    Gent.mo Direttore,
    è difficile criticare il Brasile, in cui i criminali e le bislacche telenovelas sembrano trovarsi bene, per avere accolto Cesare Battisti, dopo che un gruppo di intellettuali di non secondario rilievo ha protestato per l’esclusione di Morucci dalla Sapienza. Spesso non sono d’accordo con lei, che, in generale, penso condivida il principio “intelligo ut credam” invece di quello da me seguito di “credo ut intelligam”. Questa volta però ho trovato perfetto il suo commento, molto calzante ed esposto con la dovuta energia
    Antonio Nardi

  • Margherita Smeraldi |

    Caro direttore, a proposito del mancato, prezioso appuntamento con Valerio
    Morucci alla Sapienza, avrebbe dovuto ricordare : Nanni Balestrini è colui
    che ha fatto fuggire dall’Italia Toni Negri ( latitante poi 14 anni a Parigi
    )e Erri De Luca è colui che tempo fa ha detto: quando Adriano Sofri sarà
    totalmente libero, allora dirà la verità ….parole gravissime che ancora
    oggi pesano come piombo……

  • Marco |

    Chiedo scusa, ma non trovo che la cultura laica possa risultare ferita dal fatto che il capo della Cristianità apra l’anno accademico di una Università, se non ricordo male, fondata dai suoi predecessori.
    E anche volendo trascurare il tono cattedratico che Morucci è solito adottare nei suoi interventi, se aver commesso crimini ed essere stati “beccati” costituisce titolo di merito, possiamo organizzare incontri con reduci nazisti, balcanici, cambogiani o latinoamericani oppure con qualche boss mafioso, o con chiunque sia riuscito ad ammantare di idealità, delle condotte scellerate e criminali finalizzate al conseguimento del potere.
    Con buona pace dei maestri venerabili che in università certo non mancano.

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