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A Beckham Milano piace più verde

Preoccupazione ad Arcore e sgomento tra i tifosi milanisti: David Beckham ci sta ripensando. Intervistato da un quotidiano del Dubai, l’ex attaccante del Manchester United ha detto che potrebbe cancellare i preannunciati tre mesi in maglia rossonera per «il degrado ambientale in cui versa Milano». Lo Spice Boy ha festeggiato l’ultimo dell’anno con la moglie Victoria e i tre figlioli nella sobria dimora sull’isola artificiale di Palm Jumeirah. Ed è qui che ha ricevuto l’inviata del Dubai Herald, alla quale ha confidato la sua allergia alle polveri sottili della metropoli lombarda: «Certo a Manchester l’aria è migliore…». «È la sua ultima parola?», insiste la giornalista. «Cosa dovrebbero offrirle per farle cambiare idea?». E lui, strizzando l’occhio a Victoria: «Un ingaggio fuori dall’ordinario. Novantamila alberi piantati a Milano. Un pagamento in natura. Se accadrà, sono pronto a giocare».

Davidbeckham
La provocazione del calciatore inglese non ha lasciato indifferente l’assessore all’Arredo e decoro (?) urbano di Palazzo Marino: «Pianteremo migliaia di alberi per tutti i cittadini milanesi, non certo per Beckham», ha contrattaccato Maurizio Cadeo, che poco urbanamente ha suggerito alla star rossonera di «pensare a fare gol» ed è poi passato a illustrare il suo «piano di forestazione urbana» da qui al 2015. Si comincia, già all’inizio del 2009, con 25 mila piante che andranno a formare dieci «boschetti del benvenuto» agli ingressi della città. Gli automobilisti e i guidatori di Tir in coda al casello potranno abbassare il finestrino e inalare i benefici balsami di aceri, pioppi, querce, platani e altre specie vegetali. Quale degrado ambientale? Forse Beckham non se n’è accorto, ma nella città dell’Expo lussureggiano ben 175mila alberi (inclusi ficus da appartamento, edere rampicanti e bonsai), tanto che i cittadini girano armati di machete per aprirsi un varco nel folto e circa 300 mila vetture all’anno finiscono dal carrozziere dopo essersi fracassate contro un baobab (con esiti spesso fatali per il conducente). Ma Beckham non si arrende. Victoria e i ragazzi vogliono clorofilla e aria pura. Chi ha detto che gli assi del pallone pensano solo al verde di San Siro e a quello dei dollari? P.S. I correttori di bozze ci avvertono che siamo caduti in un grosso equivoco. Non di Beckham si tratta, bensì di Claudio Abbado. È il grande direttore d’orchestra che ha chiesto un pagamento in fusti e fronde per rimettere piede a Milano, alla Scala. Ed è a lui che l’assessore al decoro ha risposto, indecorosamente: «pensi a suonare». Ci scusiamo con l’interessato e coi lettori. Anche a nome del signor Maurizio Cadeo.

  • Carlo Annoni |

    Caro Chiaberge,
    ero rimasto fermo al cachet di 90.000 mila alberi chiesti da parte del maestro Abbado per tornare a dirigere a Milano. Il fatto mi era parso subito segno di grande intelligenza e di affetto per la città (oltre che di personale disinteresse o, più esattamente, di un interesse collocato oltre la persona ed esteso alla comunità). Ho trovato naturalmente sorprendente la risposta dell’assessore Maurizio Cadeo che mi era sfuggita («Abbado pensi a suonare»), rozza e gratuita, ma non inattesa, dati i tempi. Eppure la brutalità riesce sempre a colpire; e mi chiedo se il Cadeo è anche compagno di setta del Masseroli dei 700.000 abitanti in più. Così si deve fare, altro che alberi (e lasciamo che siano i soliti comunisti a parlare di gigantesca speculazione edilizia)! D’altra parte, non siamo troppo brontoloni: è davvero di un’insolita grazia arcade l’immagine dei dieci «boschetti di benvenuto» agli ingressi della città. Se c’è un Nobel per cose di questo genere, il nostro se lo merita senz’altro. Ringrazio dell’attenzione,
    Carlo Annoni

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