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Basta Strega, dal 2009 solo premi analcolici

«Colore chiaro, gusto pulito. Inconfondibile». L’atmosfera è frizzante e rilassata. Soliti giochetti idioti che fanno i «ggiovani» degli spot: una bella moretta corre in tondo a occhi bendati e – guarda caso – mette le mani su chi? Ma su lui, naturalmente: quel figo di Alessandro Gassman. Le altre ragazze ridono eccitate. Ecco che succede sorseggiando un grande single malt: si cucca. Cosa aspettate a versarvelo, ragazzi? In altri casi, a riempire i calici in tv sono i buoni sentimenti. «Dimmi quand’è l’ultima volta / che ci hai riso un po’ su…/ E quella volta che tuo padre era lì» (parole e musica di Enrico Ruggeri): babbo e figlio si avvinghiano commossi, e già un po’ alticci, «col gusto pieno della vita». E quei balenghi dell’amaro balcanico con colonna sonora degli Aerosmith («I just want to stay with you in this moment forever / Forever and ever») che rischiano la vita per recuperare un brutto vaso? Nessuno li prenderà sul serio, nemmeno il ministro Bondi, che di anfore come quelle ne ha pieni gli scantinati dei musei. Ma intanto, sempre di alcol si tratta, e tutti sanno che bene non fa. Specialmente a stomaco vuoto. Meno che mai prima di mettersi al volante, di una macchina o di un aeroplano.

Paologiordanostrega2008

Lungi da noi ogni tentazione proibizionistica. Chi non apprezza i sapori veri e i whisky scozzesi, soprattutto a Capodanno? Chi non si è lasciato sedurre dai gin tonic di Hemingway e dalle sbronze di Bukowski? Ma con le strade italiane ormai più rischiose di quelle irachene, infestate da guidatori avvinazzati pronti ad arrotarti sulle strisce pedonali, invece di emanare gride manzoniane, forse sarebbe il caso di reclamizzare un po’ meno i liquidi che producono questi effetti indesiderati, anche se aiutano a ripescare vasi antichi e a procacciarsi nuove fidanzate.
La Francia ha già da tempo bandito gli spot degli alcolici dalle reti pubbliche. Noi no. Noi siamo un popolo di poeti e di santi bevitori. Domenica scorsa, proprio in queste pagine, abbiamo pubblicato la fotografia del ventiseienne Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi), mentre brinda col liquore che dà il nome al premio letterario da lui vinto l’estate scorsa. Un gesto che può influenzare un milione di lettori e lettrici, con grande gioia dello sponsor. E quando a fine gennaio, come ogni anno, verrà assegnato il Nonino in una grande festa che richiama tutto il bel mondo culturale, sarà prudente evitare la provinciale Udine-Percoto, quanto meno nelle ore notturne. Lo Strega ci piace, la grappa pure, e la famiglia Nonino è deliziosa. Ma perché non istituire anche un premio Crodino per scrittori astemi? O magari un premio Sanbittèr? C’est plus facile!

  • ugo varnai |

    Eh già, perché ciò che vale a promuovere l’empatia consumistica del bitter o del tonno in scatola non dovrebbe valere per il consumo di tabacco, alcol, e altri generi merceologici suadentemente pericolosi? Si sa che gli umani, sottoposti al messaggio pubblicitario palese o subliminale, regrediscono sempre e comunque a livello del primo sistema di segnalazione pavloviano, perciò sono molti i partigiani della lotta (si tratta sempre di lottare!) al fumo pronti a dimostrare che il successo arride nel silenzio mediatico.
    Però non trascuriamo il fatto incontrovertibile che anche con il bitter si ottiene il famoso spriz e altre varietà di bevande pericolose. E allora via anche la pubblicità degli analcolici sospetti. Per non dire della birra e dei vinelli frizzanti. Sarà tollerata solo la pubblicità del Tio Pepe: fa chic.
    Ma il consumo di tabacco, ci raccontano, è in aumento presso le donne o nei paesi cosiddetti in via di sviluppo. E chissà perché i giovanotti nostrani trincano appena possono come indiani delle riserve, o perché la cirrosi epatica è endemica nel triveneto soprattutto a causa di merlot e cabernet.
    E di cosa si preoccupa tanto il nostro amico presidente? Della par condicio censoria (perbacco, che scatto interventista!).
    nel solco tracciato dalla banalità e difeso con la spada del luogo comune non sarebbe male inibire la réclame dei bolidi che in zero virgola secondi raggiungono i 100 orari (che ne pensano Marchionne e la signora Marcegaglia?); e anche i vasetti con il pesto alla genovese che secondo un celeberrimo oncologo provocano il cancro. E, dato che ci siamo, anche la polenta (ipsi dixit).
    Vado a farmi un goccio, auguri.

  • riccardo chiaberge |

    Ringrazio il presidente della Rai per questo intervento, che dimostra la sua sensibilità per il problema sollevato nel Contrappunto. Speriamo che governo e parlamento non facciano orecchie da mercanti (di alcolici). Quattro anni fa in questi giorni, con la legge dell’ex-ministro Sirchia, l’Italia si poneva all’avanguardia nella lotta al fumo. Perché restare indietro su un tema altrettanto cruciale per la salute dei cittadini e per il futuro dei giovani?

  • claudio petruccioli |

    perché bandire gli spot degli alcolici solo dalle reti pubbliche? il danno è lo stesso se il consumo è promosso solo dalle reti non pubbliche altrimenti la questione diventa non i danni dell’alcol ma il compito delle reti pubbliche (e della presenza in esse della pubblicità) sono due cose diverse ho appena ascoltato un gr nel quale il ragionamento che fai tu per i prodotti alcolici veniva fatto per i dolci reclamizzati per bambini e adolescenti avrebbero un pessimo effetto sulla salute saluti e auguri claudio petruccioli

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