Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La Domenica del Sole: 25 anni ben portati

Era stato l’anno dello Jedi di Star Wars e di Scarface, anche se l’Oscar incoronò il Gandhi di Attenborough. Alla mostra di Venezia si era imposto Godard con Prénom Carmen. A Sanremo Toto Cutugno cantava «Buongiorno Italia gli spaghetti al dente, un partigiano come presidente…». Il Nobel per la letteratura premiava William Golding, (Il Signore delle mosche), Carlo Sgorlon espugnava il Campiello con La conchiglia di Anataj e Mario Pomilio lo Strega con Il Natale del 1833. Paolo Giordano, che lo vincerà nel 2008, aveva appena spento la prima candelina. Federico Fellini riusciva ancora ad ammaliare le platee con il suo E la nave va, metafora tragicomica del mondo contemporaneo e dell’Italia. Intanto, tra novembre e dicembre di quel fatale 1983, un’altra navicella si preparava a prendere il largo, dal modesto cantiere di via Lomazzo a Milano, e tutto lasciava presagire che non sarebbe andata lontano: un inserto settimanale di libri arte musica e tempo libero, nel grembo di un quotidiano economico-finanziario? A chi poteva interessare? Il primo numero (datato 4 dicembre) proponeva in copertina l’articolo di un futurologo francese che, tra l’altro, prevedeva l’avvento di Internet. Quello che nessun futurologo avrebbe potuto pronosticare era il successo che il Domenicale del Sole ha conosciuto nei decenni successivi, con un pubblico di aficionados in continua espansione. Ed è proprio per soddisfare questi appassionati, oltre che per festeggiare la ricorrenza, che abbiamo pensato di riunire in cd l’archivio completo di 25 anni del Domenicale. 83mila articoli firmati da quattromila autori: una miniera sterminata di voci, idee, suoni e immagini, fatti e personaggi che restano negli annali della cultura, italiana e non solo. Perché le pagine del Sole sono state il luogo d’incontro di spiriti diversissimi, laici e credenti, rivoluzionari e conservatori, e tutti hanno potuto esprimersi in assoluta libertà, convivendo fianco a fianco senza insultarsi o sopraffarsi a vicenda. Un quarto di secolo, ma sembra un millennio. Domenica prossima, 30 novembre, un fascicolo speciale cercherà di riassumere i principali cambiamenti avvenuti nei diversi ambiti della vita culturale. Venticinque anni fa erano ancora vivi molti dei grandi maestri, i De Felice, i Bobbio, gli Zeri, i Del Noce. Nel 2008 ci dobbiamo accontentare del maestro unico. Nel 1983 i futurologi non erano ancora rimasti disoccupati per la scomparsa del loro oggetto di studio. Oggi il futuro è un buco nero e possiamo solo scegliere tra catastrofisti e grandi imbonitori. Il 4 dicembre brinderemo alle nozze d’argento tra il giornale dell’economia italiana e la sua costola culturale. Un matrimonio riuscito. Parafrasando Einstein, potremmo dire che la cultura senza economia è zoppa, ma l’economia senza cultura è cieca: lo stiamo verificando in questi giorni. Lunga vita alla Domenica.

  • riccardo chiaberge |

    Caro Granata,
    io mi sono limitato a raccogliere le lamentele di importanti editori secondo i quali i costi di questa operazione supererebbero di molto i benefici. e poi, ti pare che in tempi di recessione, quando si tagliano posti, stipendi e spesa pubblica nel campo della cultura e dell’istruzione, sia il caso di offrire un viaggio premio a decine di scrittori, non tutti eccelsi?

  • moreno gentili |

    Caro Chiaberge, ieri sera sono andato ad ascoltare Travaglio per “vedere che aria tira” e ne sono uscito davvero afflitto. Questa mattina, forse per reazione sono uscito molto presto con la curiosità di “leggere che cosa mi avrebbe detto il Sole”. La singolare coincidenza delle due questioni è che Travaglio nel suo spettacolo parte più o meno dagli anni che lei racconta nel suo testo di oggi, ma la speranza è zero, out, nada de nada. Tutto distrutto dall’incedere del nostro sistema politico che da Tangentopoli in poi si è piegato su se stesso per portare in questo paese un vento distruttivo che non ha ancora completato l’opera di distruzione.. “sic”.. Ma per fortuna almeno “il Chiaberge” tiene e ci ricorda che più o meno dagli stessi anni un angolo di cultura non ha mai ammainato la bandiera di fronte all'”invasione barbarica” (questa si) dell’egoismo globale e della tragicità colletiva che si porta dentro e dietro. Un “angolo di cultura” solido, che se non ci fosse (insieme ad altri validi e comunque rari esempi) sarebbe davvero come se vivessimo nel paese delle banane o in un feudo dove tutti accorrono al suono di ben poche campane che -come scrive lei- sono ridotti a /catastrofisti e imbonitori. /Un angolo di cultura che si oppone al dittatore di Klaus Mann quando afferma che “alla parola cultura la mia mano corre alla fondina della pistola” e nemmeno troppo metaforicamente./
    Lunga vita davvero al domenicale allora, come antidoto, come supporto, come diniego, come “resistenza” culturale del pensiero per evitare apossie di sistema al pensiero generale, quello comune, che respira attraverso mille speranze diverse e differenze -anche etniche- e che non smette di contribuire in qualche modo allo sviluppo di una società nonostante tutto.
    Un caro saluto e grazie per avermi “riequilibrato” la domenica.
    Moreno Gentili

  Post Precedente
Post Successivo