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L’emergenza clima, da Crichton a Obama

L’ironia delle Parche ha fatto incrociare i loro destini in una giornata storica. Martedì 4 novembre 2008, nelle stesse ore in cui il pianeta era abbagliato dalla supernova di Barack Obama, ultima incarnazione del sogno americano, a Los Angeles si spegneva un’altra stella, che dell’America aveva interpretato soprattutto gli incubi: Michael Crichton, incontestato re del techno-thriller, l’autore miliardario di Jurassic Park. Il cancro se l’è portato via a 66 anni, e neppure i suoi eroi in camice bianco, i medici in prima linea di ER, hanno potuto strapparlo alle fauci del mostro.
Non ha fatto in tempo a vedere l’apoteosi del primo presidente nero, il povero Michael, e forse non ne avrebbe nemmeno gioito. Da tempo convertito alla dottrina neocon, si era inimicato il mondo ambientalista con un romanzo, Stato di paura, che smontava il protocollo di Kyoto. Una banda di ecoterroristi, manovrati da industriali e agitatori assatanati di potere, tenta di provocare una catastrofe planetaria, per convincere l’umanità che il riscaldamento globale è un processo già in atto. Se fosse vero questo scenario fantapolitico, Obama dovrebbe stare tra i cattivi, visto che prende la minaccia climatica molto sul serio e promette di spendere cifre colossali per scongiurarla. Ma più probabilmente, con la pietà che si deve ai defunti, è semmai lo scrittore che dovrebbe andare a tener compagnia agli amati bestioni del Giurassico, come un relitto dell’evoluzione, per avere sottovalutato il pericolo.
Prima ancora di conoscere il responso delle urne, un geniale fisico di Berkeley, Richard Muller, ha dato alle stampe un libro di consigli non richiesti al nuovo inquilino della Casa Bianca, Physics for Future Presidents.
Ci sono almento tre fronti, spiega Muller in un’intervista alla rivista «Wired», in cui la scienza può venire in soccorso di Obama: la strategia antiterrorismo, che invece delle fantomatiche «bombe sporche» o del Tnt dovrebbe tenere d’occhio armi più convenzionali, ma più distruttive, come il carburante degli aerei; le imprese spaziali, che è meno costoso affidare ai robot. E la difesa dell’ambiente: se è vero che l’Asia corre più in fretta degli Stati Uniti e dell’Europa, bisogna fare in modo che sporchi di meno l’atmosfera. Cento milioni di dollari in aiuti tecnologici alla Cina e all’India sarebbero molto meglio spesi di qualche (pur sacrosanto) miliardo nell’energia solare o nei biocombustibili sul suolo americano.
In un’era dominata dalla scienza – sostiene Muller – chi guida una nazione sviluppata non può fidarsi ciecamente degli esperti, e farebbe bene a prendere un po’ di ripetizioni di fisica.
Provi a spiegarlo ai politici italiani, che passano il loro tempo nei talk show.