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Obama e McCain tra Darwin e Dio

Nel duello per la Casa Bianca l’uragano dei mutui tossici e la guerra in Iraq fanno apparire secondario ogni altro argomento, ma la rivista «Nature» ci ha provato lo stesso, e ha messo a confronto i due candidati sui problemi della ricerca scientifica. Obama è stato netto: «Credo nell’evoluzione e sono d’accordo con la comunità degli studiosi, secondo cui questa teoria è scientificamente dimostrata. Non ritengo vantaggioso per i nostri studenti intorbidare le discussioni sulla scienza con ipotesi come l’Intelligent Design che non sono soggette alla verifica sperimentale». Più cerchiobottista McCain, che timoroso di scontentare gli elettori evangelici, si barcamena: «Credo nell’evoluzione, ma quando guardo il tramonto sul Grand Canyon credo anche nell’intervento di Dio». E chi non si emoziona davanti al Grand Canyon? Neppure il più scettico dei liberal può rimanere indifferente. L’essenziale è che, quando ci porta i nipotini, il senatore repubblicano non tenti di convincerli che quella meraviglia è stata scavata dal Diluvio biblico, come vogliono i creazionisti, e non da milioni di anni di erosione.

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Nella nuova edizione del suo saggioLa democrazia di Dio (Laterza, appena uscito negli Usa da Praeger), il nostro Emilio Gentile ricorda come dopo l’11 settembre l’America sia stata travolta da un ciclone ideologico che lui definisce «teopolitica»: una sacralizzazione del discorso pubblico in apparenza paradossale per una democrazia incardinata nel principio della separazione tra Stato e Chiese. Ora, scrive Gentile, è venuto il momento di una religione civile «conciliativa», che ponga fine alle crociate e agli «scontri di civiltà». Negli anni di Bush queste tossine culturali hanno fatto danni almeno quanto i titoli taroccati di Wall Street. Sono i «subprime» dello spirito, gli «hedge fund» della mente americana. Patacche pseudoscientifiche spacciate con sontuosa dovizia di mezzi finanziari e mediatici ai giovani e alle masse meno istruite. Se non fosse stato per il coraggio di alcuni giudici fedeli alla Costituzione, il Creazionismo e il Progetto Intelligente sarebbero diventati materia di insegnamento nelle scuole degli States, provocando una vera bancarotta dell’intelligenza. Ma in molte aree della «Bible Belt» la predicazione dei fanatici antidarwinisti ha fatto breccia. Chiunque esca vincitore dalla sfida presidenziale, dovrà varare un Piano Paulson della cultura, un programma di salvataggio bipartisan che scacci i demoni dell’ignoranza, con l’aiuto dei credenti (e sono tanti, per fortuna) che anche davanti al Grand Canyon non confondono la scienza con la fede.

  • Maurizio Morabito |

    Io invece confesso di leggere Chiaberge tutte le volte che posso, e di apprezzarne il sarcasmo. Questo “pezzo” sull’evoluzionismo e gli USA pero’ non mi e’ piaciuto, perche’ sembra quasi che sia stata tutta colpa di otto anni di Presidenza Bush quando invece l’anti-intellettualismo e’ una vecchissima tradizione americana inclusi i Know-Nothings del XIX secolo, e il famoso William Jennings Bryan (le cui idee sono alla base di tanti aspetti del Partito Democratico odierno) era “naturalmente” contrario al darwninismo che in America si presentava all’inizio del XX secolo come “darwinismo sociale”.
    Il creazionismo USA da questo punto di vista e’ una difesa dell’uguaglianza dei cittadini. Chissa’, magari un giorno sara’ possibile staccare la scienza dalle sue “conseguenze politiche” per evitare di perdere tempo in discorsi “scientifici” che in realta’ sono solo politici.

  • Paolo Ammaniti |

    Caro Chiaberge
    confesso di non conoscere a fondo i suoi scritti anche perché, se posso, il suo sarcasmo non mi appassiona più di tanto e, per quanto fedelissimo del Sole 24 ore Domenica, non sempre la leggo. Dunque non metto in dubbio che lei non si schieri con i fanatici del Darwinismo ma, se mi permette, non era molto evidente nella colonna che ha “scatenato” il mio post.
    Per quanto tenderei a votare Obama – seppur senza grande convinzione per il fastidio che provo per l’eccessiva partigianeria dei media nei suoi confronti – e non sia neppure un credente, mi pare che questo suo ultimo elzeviro rappresenti fin troppo bene lo spirito dei nostri giorni: sommare le pere con le mele, portare i cavoli a merenda, mischiare il sacro con il profano.
    Per dirla in breve, Darwin e dintorni dovrebbero – e a maggior ragione in un pregevole supplemento culturale quale quello che lei dirige e del ché le do ampio credito – essere lasciati a ragionamenti più profondi: mezzi economici e sontuosa dovizia non mancano ai creazionisti, è vero, ma nemmeno mancano ai darwinisti. La sentenza della corte americana è lì a dimostrare la loro influenza.
    Ma c’è una grande differenza: proprio perché Darwin rientra nel campo della scienza e non della fede sarebbe opportuno che non desse mai l’impressione di scendere ai livelli del fanatismo perché altrimenti rischia di perdere la sua aura di verità o, quanto meno, di buona fede. Di più: proprio perché compito della scienza è la ricerca della verità sui meccanismi della natura e il rifiutare ogni dogma, dovrebbe fare ogni sforzo di rimarcare la differenza tra ciò che è certo e ciò che è ancora solo probabile o plausibile. Altrimenti si dà spazio alle sempre più frequenti accuse d’essere diventata una sorta di religione, d’essere rimasta all’ingenuità di chi credeva che il mondo fosse regolato da un meccanismo semplice quanto quello d’un orologio. In breve: i peggiori nemici della scienza sono proprio i suoi più intransigenti fanatici e divulgatori.
    Che male c’è ad ammettere che, come la fede, la scienza, allo stato attuale, deve ancora inchinarsi umilmente di fronte al mistero? Vado addirittura oltre: non sarebbe forse opportuno insegnare ai giovani che la scienza ci può spiegare solo una minuscola parte dei fenomeni naturali, e che dunque è più che lecito, di fronte al Gran Canyon, restare senza parole e lasciarsi tentare dall’afflato mistico, se non altro per il rendersi conto di quanto insignificante siamo noi, con tutta le nostre conoscenze, di fronte al mistero dell’universo, sia esso creato o big-bangato (orribile, lo so, ma non mi viene niente di meglio)?
    E, soprattutto, che bisogno c’è di disturbare tutto questo per fare propaganda ad Obama?
    Tutto ciò detto, la ringrazio per avermi concesso l’onore di una sua risposta e mi auguro che quanto le ho scritto non le paia offensivo ché, le assicuro, mi dispiacerebbe molto.

  • riccardo chiaberge |

    Caro Ammaniti, potrei ripetere a lei le stesse cose che ho già scritto a marco. Se legge i miei articoli e il mio libro, vedrà che non sono affatto d’accordo con Dawkins e Odifreddi. Penso che vedere nella religione una forma di oscurantismo o di malattia mentale, o peggio il “male assoluto” dell’umanità, fonte solo di persecuzioni e guerre, sia profondamente sbagliato. Non solo perché l’ateismo di stato – nazista e comunista – ha generato milioni di morti, ma perché molti scienziati del passato e anche di oggi sono credenti. E non c’è alcuna incompatibilità tra evoluzionismo e fede cristiana o cattolica. Certo, la teoria di Darwin è a sua volta in continua evoluzione (del resto è passato un secolo e mezzo), soggetta ad aggiornamenti e correzioni alla luce delle scoperte della paleontologia e della genetica molecolare. Proprio recentemente Massimo Piattelli Palmarini ha contestato alcune “idee acquisite” dell’evoluzionismo, in particolare quella secondo la quale sarebbe la selezione “del più adatto” a guidare in modo “intelligente” l’evoluzione. Spesso, invece, sono delle deviazioni casuali ed erratiche dei geni che producono le mutazioni degli organismi viventi. Ma l’ipotesi dell’Intelligent Design non è nemmeno una teoria, è solo la presa d’atto delle lacune della nostra conoscenza, come se queste non fossero superabili. E svilisce il Creatore al rango di un idraulico o di meccanico tappabuchi. Caro amico, se è vero che la fede non è sinonimo di stupidità e che idioti e ignoranti sono distribuiti in modo omogeneo tra atei e credenti, è altrettanto vero che gli scienziati non sono tutti dogmatici e superbi come Dawkins: la grandissima maggioranza lavora con umiltà per capire l’universo e la vita. Senza pretendere di avere la verità in tasca.

  • ugo varnai |

    Caro Paolo, lei sostiene che ho additato ferocemente evanescenti colpevoli. Vediamo. Li chiamo rigattieri e asini. Poi cito Loretta Napoleoni che centra il bersaglio in pieno: “un branco di laureati delle business school americane ed europee, giovanotti imbottiti di teorie neo-liberiste”. Voleva nomi e cognomi? Nessun problema. Sono quelli, mutatis mutandis, come lei, che rileggono Rousseaux (sic!). Non si riconosce, non siamo stati abbastanza precisi? Pazienza, si accontenti del suo “senso lato dell’Universo”. Noi, da parte nostra, ci accontenteremo di essere un’entità storica, non l’incarnazione di un principio generale.
    Garruli saluti, anche da parte del populista Omar Khayyâm.
    ugo

  • Carlo |

    “Nolo sic esse philosophus, ut recalcitrem Paulo. Non sic esse Aristoteles, ut secludat a Christo.”
    Un saluto,
    Carlo

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