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Gli spot della classe digerente

Una sera come tante davanti alla tivù, aspettando il Tg1 delle otto. Dopo il quiz di Carlo Conti parte la raffica degli spot. «Mi sento gonfia» geme una ragazza ingrugnata, accarezzandosi la pancia. «Anche io avevo l’intestino pigro» la conforta l’amica, flessuosa e sorridente. «Ma ora prendo Fibrivia, lo Yogurt con Bifidus. Prova anche tu. Un barattolo di Fibrivia al mattino e in quindici giorni ritrovi la tua naturale regolarità». Stacchetto, e alle due bionde con problemi di stitichezza subentra una famigliola riunita intorno al desco. La mamma vuota nella pentola una confezione di pasta: «Non si può aspettare. Le nuove Lumacotte cuociono in sei minuti!». Esultanza generale. Altro stacchetto, ed ecco l’acqua minerale Sgorghina, che scendendo nelle viscere «lava via i batteri cattivi». Si resta in cucina anche nello spot successivo, dove una voce maschile esalta le virtù del burro Panzanò: «Il 75% di colesterolo in meno nel vostro frigo». Poi è il turno di Del Piero, con l’ex-miss e la suora che fanno «tanta plin-plin». «Puliti dentro e belli fuori». E infine, dulcis in fundo, il primo piano di una tazza (non di quelle dove si beve): un flacone di plastica spruzza un liquido blu, e la ceramica torna candida e splendente. Il ciclo si è compiuto, e siamo pronti per digerire le cattive notizie del telegiornale, i tonfi delle Borse, le bizze dei piloti, l’ultimo attentato a Islamabad, l’ubriaco al volante che travolge la pensionata.

Marcuzzi

Se un marziano cercasse di capire gli italiani dagli spot televisivi, come faceva David Bowie in quel magnifico film, «L’uomo che cadde sulla terra», ne ricaverebbe l’impressione di un popolo intento solo a mangiare e andare di corpo. Tra yogurt miracolosi, rotoloni che non finiscono mai, ragù con sapore di ragù, detersivi per lavare i contenitori del ragù e dentifrici che garantiscono una bocca pulita al 100% dalle tracce di ragù, sembriamo afflitti da un’ossessione per tutto ciò che avviene nel nostro tubo digerente, dalla deglutizione fino allo smaltimento finale. Pare che la nostra intera esistenza si svolga nel perimetro compreso tra la cucina e il bagno, con una tappa in sala da pranzo (sempre ovviamente, col cellulare acceso a portata di mano).

Ora, che grazie al carobenzina e al tracollo dell’Alitalia la mobilità territoriale si sia ridotta ai minimi termini, è comprensibile. Ma se ci resta soltanto la mobilità intestinale, allora ha ragione chi dice che siamo finiti nella «plon-plon» fino al collo, e nessuno spot ci può salvare.

  • paola cabibbo |

    Chissà se si tratta di una tematica pubblicitaria squisitamente italiana. Leggendo il Contrappunto, mi è tornata in mente l’osservazione di Valentino Telegdi, un famoso fisico ungherese-americano del Cern di Ginevra, sposato a un italiana. Amava raccontare che dell’Italia lo avevano principalmente colpito due cose:che il sale fosse venduto dal tabaccaio, e la propensione a disquisire in pubblico e in privato con compiacimento e dovizia di particolari di questioni relative all’apparato gastrointestinale (problemi digestivi, cibi leggeri/pesanti, orari e regolarità/irregolarità di funzioni ecc). “Mai”, diceva, “in nessuna parte del mondo, ho sentito lo stomaco e le sue problematiche usato come argomento di conversazione”. Lo diceva 40 anni fa!

  • Simon Pietro |

    beh ok, la pubblicità ha i suoi limiti.
    Ma la realtà è più complessa: l’intelligenza umana è distribuita secondo una gaussiana (la famosa curva a campana). Questo se la Nataura è stata generosa; se la Natura è stata tirchia, la distribuzione è peggiore.
    Ipotizziamo quindi di essere soggetti alla gaussiana. Essa è implacabile: il 50% della popolazione ha un ‘intelligenza inferiore alla media, e l’84% circa ha un ‘intelligenza inferiore alla media + una sigma.
    Il target della televisione e del marketing in genere è proprio questo 84% (in realtà un po’ meno), che rappresenta la maggioranza della popolazione (che esprime caratteristiche opportune di faciloneria, creduloneria, imitazione, effetto gregge ecc.)
    Ognuno di noi crede di essere un po’ più intelligente degli altri, ma questo è semplicemente impossibile.
    La gaussiana è implacabile: italiani popoplo di poeti? di naviganti? popolo di … ?
    non solo gli italiani comunque! banalmente tutta l’umanità.
    ah aggiungo che la gaussiana è trasversale, non è partitica, e neppure di classe (anche “la casta” è soggetto alla gaussiana, e molti “eletti” sono poeti e naviganti almeno quanto noi, e spesso non fanno nulla per nasconderlo)

  • Margherita |

    Evidentemente per gli spot l’uomo è solo un lungo tubo digerente.

    cordiali saluti

  • ugo varnai |

    Ha proprio ragione: chi ci salverà dai consigli per gli acquisti, da queste onomatopee (plin-plin, ecc.), prodotti di un’epoca di decomposizione delle idee e dei modelli d’esistenza che giunge fino al punto di congratularsi con se stessa (puliti dentro, ecc.)?
    Il livello della tattica, come sappiamo, non si limita a stimolare incessantemente il consumo artificioso dei surrogati industriali dell’alimentazione, oppure gli svaghi fatti di vuoto e l’impossibilità di un vero riposo. Il dogmatismo del mercato, cioè l’inganno, la menzogna e la reticenza sistematici, interessa ogni aspetto della realtà.
    Qualche giorno fa, “Patti chiari” segnalava ancora l’acquisto a “basso rischio” delle obbligazioni della Lehman Brothers, tanto per “orientare chi è privo di esperienza finanziaria e intende investire in titoli particolarmente semplici da valutare”. Salvo che la Lehman aveva dichiarato default il giorno prima. Cosicché “si calcola che nel risparmio delle famiglie italiane ci sono non meno di un miliardo e mezzo di euro in bond Lehman che non valgono ora praticamente nulla”.
    Soprassalti di un mercato surrealista, ove la coscienza che se ne ha si ripartisce tra l’irresponsabilità e la pura imbecillità, imbeccate da soddisfazione prematura. E dopo il patatrac sono in molti coloro che vogliono dare lezione, scoprendo in segreto che la carta non crea valore. Ora che “la più grande nazionalizzazione della storia viene festeggiata con entusiasmo da stadio nei templi del libero mercato”, scrivono che “tutto il sistema deve cambiare”. E invece agli dèi caduti ne sostituiranno degli altri, altrettanto effimeri.
    Ancora? I governi, i sindacati, confindustria, gli “esperti” (insomma, tutta la classe ingerente!), con spot epocali e martellanti, hanno dapprima “consigliato” i salariati di rinunciare alla scala mobile (già anestetizzata dall’Istat) e quindi di aderire, con liberistica “complicità”, ai fondi pensione. Plon-plon agli irti colli ….
    Pertanto, caro Direttore, visto come vanno le cose, per la classe digerente lo spot dello yogurt è il meno insidioso: prezzo modico e blando mal di pancia. E con questo, oltretutto, facciamo il bene dell’inserzionista!
    Cari saluti da
    Rotolone Regina

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