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L’orso russo e gli atleti esentasse

Nell’estate del 1968 non eravamo in vacanza alle Maldive. Ci accontentavamo di Alassio o Bordighera. Eppure, quando il 21 agosto il telegiornale trasmise le immagini dei tank sovietici nelle vie di Praga, ci sentimmo tutti in colpa, come se non avessimo fatto abbastanza per difendere la libertà dei nostri coetanei cèchi, come se il Sessantotto della Sorbona o di Palazzo Campana fosse in fin dei conti una carnevalata, un gioco da ragazzi in confronto alla Primavera del socialismo dal volto umano. Come potevamo restarcene in spiaggia mentre i cingoli stritolavano il sogno di Dubcek?

Tutto era più chiaro, nel mondo diviso in blocchi. Nessuno poteva nutrire dubbi su chi fosse l’aggressore e chi l’aggredito. La ragione stava dalla parte degli insorti praghesi, come da quella dei giovani americani che bruciavano le cartoline precetto, o degli studenti messicani massacrati dai granaderos alla vigilia delle Olimpiadi.

Putindm
Quarant’anni dopo l’orso russo torna a ruggire nel Caucaso, e noi non sappiamo con chi schierarci. Mosca e Tbilisi si accusano a vicenda di genocidio, le agenzie umanitarie parlano di atrocità su entrambi i fronti. Del resto, in Georgia non c’è nessun Dubcek, e Putin è un partner commerciale irrinunciabile. Nel groviglio del mondo globalizzato, la complessità ci rende cinici. Vediamo troppe bombe, troppi tank, troppo sangue ogni sera in tv per farci commuovere dai profughi osseti. Perfino gli intellettuali, di solito così loquaci, tacciono. Solo i francesi Glucksmann e Henri-Lévy hanno alzato la voce contro il Cremlino. E gli atleti? Non pretendevamo che a Pechino sfilassero col santino del Dalai Lama sulla tuta. E neppure che prendessero le distanze dalle sparate di Borghezio sulla superiorità etnica dei padani. Ma almeno un cenno, una parola di compassione per le tragedie che si stanno consumando intorno a loro. Invece una cosa soltanto sono stati capaci di dire: siccome onoriamo l’Italia, non vogliamo tasse sulle medaglie olimpiche. Perché allora devono essere tassate le borse di studio dei nostri ricercatori all’estero? Non onorano l’Italia anche loro? Bell’esempio per le platee giovanili che seguono col cuore in gola le imprese della Pellegrini. A quarant’anni dalla primavera di Praga, il fisco fa più paura dei carri armati. Forse, saremmo pure pronti a barattare la libertà per uno sconto sull’Irpef.

  • Cris09 |

    Complimenti! Rimango sempre piacevolmente rapita dalla lettura dei suoi “Contrappunti”, ma ancor più questa volta dove, partendo dall’invasione russa della città di Praga del ’68, arriva alla richiesta dei nostri atleti di detassare i premi olimpici. Un dubbio però mi ha arrovellato il cervello tutta la notte: e se fosse dotato di una trasmissione sinaptica squisitamente femminile? Cordialmente

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