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Emergenza Gaber nelle scuole italiane

Informativa riservata per Sua Eccellenza l’onorevole Roberto Maroni, ministro dell’Interno. Da più parti d’Italia le nostre fonti ci segnalano un’emergenza Nomadi anche in campo musicale, urge intervenire con drastiche misure di sicurezza. Ci riferiamo al ben noto complesso rock degli anni Sessanta, quelli che cantavano "Dio è morto"e "Come potete giudicar" ai tempi in cui i Rom si chiamavano zingari, la polizia arrestava gli studenti e l’ultrasinistra odiava i magistrati. Sono tornati, i Nomadi, con facce nuove e un repertorio in parte rinnovato, ma nella loro tournée ripropongono certi testi dal trasparente significato antigovernativo come "Il re nudo" («Ma non fai un po’ fatica dietro quella giacca scura / e non vedi quel sorriso da campagna elettorale»). E comunque, il preoccupante rigurgito di band sovversive degli anni 60-70 non si ferma qui. A Cologno Monzese si registra un forte allarme sociale per la presenza degli zazzeruti Dik-Dik ("Sognando California") mentre a Osnago è stato avvistato il pericoloso latitante Eugenio Finardi ("Musica ribelle"), applaudito da una folla di fan cinquanta-sessantenni. E nessuno che gli prenda le impronte digitali.

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Del resto, signor Ministro, se una volta gli anziani rimasti in città d’estate passavano le sere alla bocciofila ballando il liscio con l’Orchestra Casadei, è comprensibile che gli anziani di oggi, che hanno fatto il Sessantotto, si commuovano ai ritmi della loro giovinezza. Adesso rispolverano perfino Giorgio Gaber, il più anarchico, il più insubordinato di tutti. Jovanotti lo celebra come un santo e ne canta i brani più famosi, Iachetti e Ranieri chiedono di inserirlo nelle antologie scolastiche. Ma il fatto più grave, Eccellenza, è che la sua collega dell’Istruzione abbia preso al volo l’imbeccata: «Dall’autunno mi piacerebbe pensare a dei progetti per far conoscere la sua grandezza agli studenti delle superiori e dell’università». Un brivido corre sulla schiena di presidi, professori e bidelli.
Forse Mariastella Gelmini è troppo giovane per aver ascoltato con attenzione i testi di Gaber. Si legga questo del 2003 (in pieno governo Berlusconi 2): «Io non mi sento italiano / ma per fortuna o purtroppo lo sono. Questo bel Paese / pieno di poesia / ha tante pretese / ma nel nostro mondo occidentale è la periferia». O quest’altro, di qualche anno prima: «Si può, patteggiare sulla galera / si può, ricantare Faccetta nera / si può, consultarsi con una strega / si può, farsi ognuno una bella lega». Gaber faceva della satira. Ma chissà che qualcuno non lo prenda sul serio e lo usi per l’inno del partito: «Libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria…».

  • nonno |

    NON INSEGNATE AI BAMBINI
    NON INSEGNATE LA VOSTRA MORALE
    COSI’ STANCA E MALATA
    POTREBBE FAR MALE ….
    ….NON INDICATE PER LORO
    UNA VIA CONOSCIUTA
    MA SE PROPRIO VOLETE
    INSEGNATE SOLTANTO LA MAGIA DELLA VITA
    serve un riferimento alla volgarità imperante sulla famiglia della chiesa,della destra e dei benpensanti?

  • vittorio |

    e’ cosi’ futile ora parlare di quegli anni , a me risulta cosi’ ridicolo (io che sono stato sessantottino) , per un semplice motivo , che in questa situazione ci siamo finiti per colpa ns, i berlusca e gli altrettanti veltroni (e tutti compresi noi )sono personaggi che in qualche modo hanno attraversato quel periodo che insieme al ns voto hanno tristemente ucciso questo paese. non c’e’ molta speranza , siamo letteralmente in fondo ad un pozzo senza possibilita’ di risalirlo.

  • gianobo |

    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
    Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
    Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
    Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini…

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