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Fan più male le meduse o gli acquascooter?

Quel fortunato italiano su tre che in quest’estate di vacche magre e di sub-prime potrà permettersi di sborsare trenta euro al giorno per due lettini e un ombrellone avrà il privilegio (senza sovrapprezzo) di fare il bagno in compagnia di una nuotatrice seducente e svelta ad allungare le mani: Pelagia Noctiluca. Chi è questa signora dall’aulico nome latino? I profani la chiamano semplicemente medusa: un essere gelatinoso e tentacolare che si sta moltiplicando a dismisura in tutti i mari del mondo, come gli alieni di quel vecchio film di fantascienza, L’invasione degli ultracorpi. La splendente creatura non ha occhi, né cuore, né cervello, ma con quelle frange urticanti colpisce quando meno te lo aspetti, e fa male. Nel 2007, sulle coste spagnole, ha pizzicato e in molti casi mandato all’ospedale ben sessantamila persone. Quest’anno l’allarme viene dalla Costa Azzurra, tanto che «Le Monde» ha sbattuto Pelagia in prima pagina. L’inflazione di meduse, secondo gli zoologi, è un effetto del riscaldamento globale, ma anche della rarefazione dei predatori, pesci o altri abitanti del mare che vanno ghiotti di gelatina ambulante. I tonni, per esempio, falcidiati dalla pesca, ma anche le tartarughe che non trovano più posti dove nidificare.

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Forse, per nuotare senza patemi, dovremmo rinunciare a qualche carpaccio ed evitare di cementificare i pochi arenili ancora incontaminati. Ve l’immaginate la «Caretta Caretta» che depone le uova sull’ultima spiaggia di Capalbio, dietro la sdraio di Petruccioli, o ai piedi di Elisabetta Gregoraci a Porto Cervo, col rischio di finire in copertina su «Chi» o su «Dagospia»? È un animale troppo aristocratico per mescolarsi alla calca dei Vip di Ferragosto. Preferisce restare nel suo guscio.
Meduse a parte, comunque, ben altri potenziali aggressori incrociano sui nostri litorali. E non sono meno insidiosi per il solo fatto di essere dotati di occhi, cuore e cervello. Anche perché di questi organi, molti di loro non fanno buon uso. Parliamo dei centauri che sfrecciano a pochi metri da riva a cavallo dell’acquascooter e dei nullatenenti padani col «ferro da stiro» da 600 mila euro, che mentre scolano champagne sul ponte, sbadatamente ti decapitano o ti mozzano un braccio con l’elica, salvo poi porgere sentite condoglianze ai familiari.
Contro questi mostri a due zampe non c’è predatore che tenga. A meno che qualcuno di loro (speriamo un bel numero) incappi nelle fauci della Guardia di Finanza.

  • giovan battista fidanza |

    Caro Chiaberge,
    sottoscrivo in pieno le Sue parole del Contrappunto di domenica 20
    luglio. Ma purtroppo la speranza da Lei espressa alla fine del pezzo,
    penso che rimarrà tale, ovvero una speranza.
    Chi Le scrive è stato promotore di lotte (talvolta furibonde con
    amministratori ed associazioni ambientaliste) per il rispetto della
    distanza dalla riva di natanti a motore e moto d’acqua, in primis per
    il pericolo dell’incolumità dei bagnanti, e poi per il danno causato
    dalle ancore (irreversibile) alle posidonie (piante marine), che
    limitano fortemente i moti ondosi, da cui l’erosione e altri problemi.
    Le ordinanze delle capitanerie di porto in materia in realtà sarebbero
    severissime: ad esempio quella di Salerno vieta a 200 m dalla riva
    transito, ancoraggio e ormeggio a tutti i natanti, ma come potrà
    immaginare, è costantemente violata.
    Nel 2005, insieme ad altre 24 persone che – come me – ogni volta che
    vanno a fare il bagno nel mare del Cilento si vedono attraversati
    anche a pochi metri dalla riva da natanti a motore che mettono ogni
    volta in pericolo l’incolumità fisica, senza che la Guardia costiera
    sia intervenuta mai una volta, mi sono fatto promotore di una “diffida
    a provvedere” all’ufficio circondariale marittimo della Capitaneria di
    Porto di Agropoli (SA), sotto la cui giursdizione ricadono gli specchi
    acquei frequentati dai sottoscrittori della diffida. Tale diffida era
    stata redatta dal Prof. Lepoldo Tullio, ordinario di Diritto della
    navigazione all’Università di Roma “La Sapienza”, il maggior esperto
    italiano in materia. Ebbene, che effetti ha sortito? NESSUNO. Le
    barche a motore hanno continuato a fare slalom tra i bagnanti. Insieme
    ad alcuni amici fondammo anche un circolo Legambiente (Cilento Mare e
    Coste) per sensibilizzare le autorità locali sul problema, ma quando
    avvertimmo che alla direzione generale della pur meritoria
    associazione ambientalista questo problema non interessava affatto,
    chiudemmo il circolo e restituimmo le tessere di un’associazione a cui
    dell’ambiente interessa davvero molto poco, e la situazione dei
    rifiuti di Napoli ne è una testimonianza (loro dov’erano??).
    Ecco perchè Le dico che la sua speranza (di vedere multati i
    trasgressori della distanza dalla riva) resterà vana. La mia
    testomonianza Le dice che in questa materia (e purtroppo in tante
    altre), lo Stato non interviene neanche se supplicato dai cittadini.
    Prof. Giovan Battista Fidanza

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