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Il principe Algorino e il Sergente dell’altipiano

Loggionisti e melomani, meteoropatici e catastrofisti, prenotatevi una poltrona per l’apocalisse. Nel 2011 la Scala di Milano manderà in scena un’opera lirica di Giorgio Battistelli ispirata al film-bestseller di Al Gore Una scomoda verità sulle disastrose conseguenze del riscaldamento globale. E qualcuno ne ha già fatto la parodia preventiva: John Tierney, sul «New York Times», si è inventato una finta lettera di Battistelli all’ex-vice di Clinton, in cui il compositore italiano chiede chiarimenti su libretto e spartito. Il protagonista, principe Algorino, in lotta con il perfido mago Petroleo, seduce la Fanciulla delle Miniere, e dal loro amore nasce una figlia, la pestifera Carbonia. Anche se a rigor di chimica la bimba dovrebbe avere due fratellini di nome Ossigeno, questo sminuirebbe il ruolo di Carbonia, facendo sfumare la candidatura del soprano più sexy del momento, la russa Anna Netrebko. E come conciliare le romanze coi grafici in Power Point sulle concentrazioni di CO2?
A dispetto delle facili ironie, è apprezzabile che la musica contemporanea si cimenti con temi di così alto valore civile. Del resto se Verdi cantava la patria perduta, perché non mettere in musica la perdita della patria di tutti? Rimane il rischio che l’effetto serra al Piermarini desertifichi palchi e platee, o le sommerga in un mare di noia.

Rigoni_stern

E forse, prima di rivolgersi alle superstar d’oltreoceano, varrebbe la pena di guardare in casa nostra. Il prossimo 12 luglio l’intramontabile Arnoldo Foà salirà sul Monte Tomba, uno dei luoghi sacri della Prima guerra mondiale, per recitare in una pièce di Mario Rigoni Stern, Senza vincitori né vinti. Un omaggio all’impavido Sergente nella neve, che si è arreso alla morte lunedì sera a 86 anni. Molti dei racconti e romanzi di Rigoni meriterebbero di diventare musica per la Scala . Anche quelli dedicati alla natura, ai galli cedroni, ai camosci e agli altri abitanti della montagna, che evocano atmosfere da Flauto Magico. Sarebbe un modo più schietto, meno glamorous ma più convincente, di inscenare l’emergenza ambientale.
Ricordo quando gli feci visita ad Asiago, un’estate, le sue invettive contro i lanzichenecchi col fuoristrada che devastavano l’altipiano, ma anche contro l’ignoranza degli ecologisti: due di loro erano andati a trovarlo l’inverno prima e vedendo i larici spogli dietro la sua casa, avevano chiesto: «Cosa aspetta a tagliarli?». Non sapevano che i larici hanno la brutta abitudine di perdere gli aghi.
Nel 2011, il riscaldamento globale potrebbe aver rotto gli argini, e andremo alla Scala in canotto ad ascoltare i vaticini (ormai superati) di Al Gore. Ma il fatto più preoccupante, per il futuro della Terra, è che già ora non sappiamo più distinguere un larice da un abete.

  • Annalisa Urbano |

    Gentile Riccardo Chiaberge,
    sull’ignoranza, e aggiungerei pericolosità, di alcuni ecologisti, vorrei raccontarle un esempio dal mio piccolo: la mia collega, nonché (ahimè!) conquilina, figlia di accademici, laurea cum laude alla London School of Economics in Politiche Ambientali, attualmente brillante dottoranda sulle consequenze dei cambiamenti climatici nel nord-est Africa. In pubblico predica impietosi sproloqui sul necessario salvataggio del pianeta, e punta il dito su chi percorre brevi distanze in aereo e non acquista prodotti biologici, organici e fair-trade. Nel privato una vera e propria calamità per il pianeta e le bollette: programma lavatrici per una maglia o 3 paia di calzini e necessita di personale a seguito che spenga le luci dopo il suo passaggio chè, con lei in casa, sembra d’esser alla festa patronale del mio paese.
    Ma ciò che lascia più interdetti è il fatto che, nonostante alte qualifiche e diplomi, nessuno le abbia mai spiegato il fondamentale ruolo della fotosintesi clorofilliana per la sopravivvenza delle piantine di basilico che imperterrita continua a comprare per poi lasciar morire al buio della nostra cucina.
    Per di più: è circondata d’amici simili.
    Annalisa Urbano

  • daniela de donno |

    Gentile Riccardo Chiaberge,
    è sempre un grande piacere leggere il domenicale, davvero complimenti.
    A proposito di abeti e larici voglio raccontarle di un progetto didattico sul riconoscimento delle specie arboree che avrebbe potuto avere una maggiore diffusione se non avesse ricevuto uno sciocco (vantaggi per nessuno) diniego. Si tratta, a mio avviso, di un piccolo esempio di pigrizia mentale (cos’altro se no?) all’italiana produttrice del nulla. La mia Organizzazione, l’Istituto Jane Goodall, ha lavorato, insieme al Museo di Zoologia di Roma, con alcune scuole romane al riconoscimento degli alberi di un’area di Villa Borghese, la “valle dei cani”. I ragazzi sanno oggi distinguere, almeno, un platano, un acero, un olmo… Siamo partiti dalla banale considerazione che i ragazzi e, in genere tutti noi, sanno riconoscere un modello di auto, una marca di scarpe, ma non hanno idea di quali siano gli alberi che incontriamo quotidianamente sul nostro cammino. Il progetto didattico non finiva qui: abbiamo chiesto agli studenti di immaginare ed illustrare un gioco, un percorso, bilingue, che suggerisse al passante (la “valle dei cani” è visitata regolarmente da tantissimi cittadini e turisti) come riconoscere le diverse specie che popolano il parco. Obiettivo ultimo era la realizzazione di un pannello che restasse permanentemente in quell’area, un modo concreto per invitare a conoscere e, quindi, apprezzare i veri protagonisti del parco, nonché polmoni eccetera eccetera. Per scongiurare ogni impatto sgradevole in quello che rappresenta uno dei giardini più belli d’Italia, abbiamo presentato alla soprintendenza il progetto per un pannello di fattura identica agli altri presenti. Per non sbagliare, ci siamo rivolti, per la presentazione del disegno da allegare alla richiesta di permesso, alla stessa ditta che produce la segnaletica di Villa Borghese. In breve, non ci è stato permesso di realizzare quel pannello per l’educazione ambientale.
    Mi domoando, a chi o a che cosa ha giovato una scelta così sterile?
    Grazie per l’attenzione. Un cordiale saluto,
    Daniela De Donno

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