Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Da via Bottai a via Almirante

Dai libri di storia, il revisionismo scende in strada. È il momento della Street-Politics, un assalto alla toponomastica in nome del politicamente corretto (o scorretto, a seconda dei punti di vista). Quando tredici anni fa, nel settembre del 1995, l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli propose di intitolare un largo al gerarca fascista Giuseppe Bottai, fu subissato da uno tsunami di indignazione. La comunità ebraica e la sinistra organizzarono sit-in di protesta davanti alla Galleria d’Arte Moderna, nell’esedra che avrebbe dovuto prendere il nome del Ministro dell’Educazione Nazionale, e alcuni consiglieri del Pds affissero una targa con su scritto «Largo delle vittime del razzismo in Italia 1938-1995».

Bottai
L’architetto Bruno Zevi tuonò che, con quel gesto, Rutelli avrebbe «sputtanato» l’Urbe in tutto il mondo. Alla fine la proposta venne ritirata. Eppure Bottai era un uomo di cultura, e per quanto corresponsabile delle leggi anti-ebraiche, aveva anche firmato una legge sul patrimonio artistico che resta ancora oggi un caposaldo della lotta agli scempi. Adesso Gianni Alemanno, dopo aver umiliato Rutelli nella corsa al Campidoglio, vuole surclassarlo pure nel revisionismo stradale. Pensa di dedicare una via a Giorgio Almirante, il leader storico del Msi, di cui ricorre proprio in questi giorni il ventennale della morte, e per il quale, a differenza che per Bottai, il popolo italiano non ha nessuno speciale debito di riconoscenza. Tanto meno gli ebrei del ghetto, molti dei quali hanno sostenuto il neo-sindaco con il loro voto. Di Almirante non si ricordano particolari gesti di amicizia verso il popolo d’Israele, né come segretario di redazione della rivista «La difesa della razza», né come capo di gabinetto del ministro Mezzasoma a Salò, con delega per le questioni razziali. E non risulta che il suo nome figuri nel giardino dei Giusti, accanto ai Perlasca e agli Schindler.
Perché allora dedicargli una via? Si dirà: in fatto di toponomastica, chi è senza peccato scagli la prima targa. Il buon Sergio Chiamparino, prima o poi, dovrebbe cancellare la defunta Unione Sovietica dalle cantonate di un importante corso torinese. E come si sente, Cofferati, quando passa da viale Lenin o da via Stalingrado a Bologna? O i reggiani che abitano in via Rivoluzione d’Ottobre, i modenesi parcheggiati in via Ho Chi Minh, i parmensi che svoltano in largo Josip Broz Tito? Ma si sa, cambiare nome a una strada è affare complicato. Intitolarne una nuova a qualcuno o qualcosa, è molto più semplice, ma poi ci si può anche pentire. Sindaco Alemanno, accetta un consiglio? Se vuole ricordare Almirante, mandi un bel mazzo di rose a Donna Assunta, che è tanto simpatica.

  • BIAGINI ULDERIGO |

    Caro dottore Chiaberge, ho letto soltanto di recente il suo articolo “Da via Bottai a via Almirante”.
    A mio avviso nell’elenco dei personaggi che si sono distinti per le nefandezze compiute e al quale questo paese a intotolato numerose via manca un nome significativo: Palmiro Togliatti. Almeno Bottai, se non erro, in partesi riscattò arruolandosi nella Legione Straniera!
    Ulderigo Biagini

  • Massimo Leone |

    Caro Chiaberghe, per una volta mi trovo in radicale disaccordo con lei.
    Che c’entra Almirante con Ho Chi Min?
    Il secondo ha guidato una guerra di liberazione del suo popolo, il primo si è alleato contro il suo popolo con gli invasori. Non mi risulta che Ho Chi Min sia mai stato razzista.
    Se iniziamo le revisioni storiche sulla toponomastica, allora dovremmo chiederci anche se è giusto dedicare strade a Kennedy, che ha bombardato il Viet Nam?
    Cordiali saluti

  • riccardo chiaberge |

    Caro Traboni, certo Almirante non era peggiore di Lenin, o di Ho Chi Minh, o dell’Unione Sovietica. E infatti l’ho scritto. Ma perché perseverare nell’errore, rovesciandone magari il segno per ripicca, invece di cambiare decisamente…strada? Dimenticando i politici di tutti i colori, se non sono morti da almeno un secolo, e premiando che so scienziati, poeti, sportivi ed eroi veri?

  • Igor Traboni - Frosinone |

    No caro Riccardo, stavolta davvero non sono d’accordo con quanto scrivi. Ma davvero Almirante era peggiore di tutti quelli – di sinistra, of course – che invadono le nostre città con vie, piazze e viali? Non vorrei buttarla in politica, anche perché il clima di dialogo che si sta imbastendo in queste settimane – dall’una e dall’altra parte – mi pare davvero buono. Però ti segnalo un piccolo episodio: qualche mese fa, in un paese della mia provincia, appena insediatasi la nuova amministrazione di cnetrosinistra sai cosa fece? Votò una delibera per togliere l’intitolazione di una stradina ad Almirante. Però di queste cose il politicamente-giornalisticamente corretto giornalismo di casa nostra ne parla poco o niente…

  • Stefano de Grandi |

    Gentile Riccardo Chiaberge, ho letto con attenzione e condivisione la prima parte del suo articolo. Non nascondo il disappunto per la sua disinvoltura nello spiegare al lettore il perchè si debba invece sopportare una toponomanstica -mi perdoni la definizione forse troppo sintetica- di sinistra. Non penso che in Italia il problema sia la difficoltà di variare un toponimo: il problema vero è lo scandalizzarsi e l’imbizzarirsi a corrente ed a direzioni alternate: a volte si, a volte no, a volte si, a volte no… Difatti non mi risulta che nessuno si sia stracciato non dico le vesti, ma nemmeno un calzino quando furono apposti i toponimi rivoluzionari da lei ricordati.
    Grato per l’attenzione.

  Post Precedente
Post Successivo