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In Rete Cervantes batte Dante

Magari il temuto sorpasso non c’è ancora stato, ma che la Spagna corra più di noi dovrebbe essere ormai chiaro a tutti. Pochi giorni fa l’Istituto Cervantes, l’ente del governo di Madrid preposto alla diffusione della lingua e della cultura spagnole, ha aperto un proprio canale televisivo su Internet. Si chiama Cervantestv.es, ed è il primo passo di una Piattaforma multimediale che presto includerà anche una radio.

Il canale offre quattro ore di produzione propria giornaliera, con tg, interviste, reportage, musica e documentari sull’attualità culturale spagnola e dei paesi dell’area ispanica. A settembre partirà un corso tv di spagnolo che si propone di raggiungere due milioni di alunni in cinque anni.

Don Chisciotte, sul suo Ronzinante, galoppa nelle praterie digitali, distanziando gli altri, agguerritissimi, cavalieri europei.

Donquichotte

E intanto, a Roma che si fa? Per adesso si pensa alla campagna elettorale, poi si vedrà. Poco prima della crisi di governo, un mese fa, il ministro Rutelli ha chiuso alla chetichella il Portale Italia.it. Voluto nel marzo del 1994 dall’allora ministro dell’innovazione Lucio Stanca, doveva essere la rampa di lancio del turismo e dei beni culturali, la risposta italiana ai vari Cervantes, British Council e Goethe Institut. Si è rivelato un clamoroso buco nell’acqua, anzi nell’etere, soprattutto per le finanze pubbliche – 45 milioni di euro per un sito che veniva accuratamente ignorato dai navigatori, tanto da arrancare al 2.539 mo posto nella classifica dei web nazionali. Forse anche perché era pieno di strafalcioni: si leggeva per esempio che il Monte Rosa è un massiccio della Lombardia, che tra le montagne della Val d’Aosta ce n’è una di nome Cervinia, e in Trentino svettano il Monte Boldone e il Raganella. Tra le specialità della cucina tridentina si segnalavano l’anguilla, la pasta e fagioli e il pasticcio di maccheroni.

Non c’è bisogno di controllare: siamo sicuri che nel sito del Cervantes la paella non è un piatto tipico di Barcellona e i Pirenei non dividono la Spagna dal Portogallo.

«Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur», diceva Tito Livio. Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Qui a essere espugnata è ben più di una città, è la Rete globale, sulla quale la voce dell’Italia (berciante nei comizi e nei talk show) rischia di affievolirsi sempre più. E dire che tra le cose che ci dovrebbero unire c’è proprio il nostro patrimonio culturale. Chissà che qualcuno dei tanti candidati premier, tra una discarica e un reparto maternità, si ricordi anche di questa emergenza.

  • fiorella bertoldi |

    in un paese dove la maggior parte dei parlamentari fatica a ricordare la data(e non solo l’inno)dell’unità d’Italia, la cosa non sorprende. anche se mortifica. del resto, anche senza etere, nessuno sa farsi ‘pubblicità’ come gli italiani: la puzza di spazzatura ha fatto il giro del mondo. forse solo in Papuasia (e solo per questioni di traduzione)non si ride ancora del detto ‘vedi napoli e poi muori’.

  • daniele lorenzi |

    Gentile Chiaberge, avevo già letto questo post sul domenicale e non posso che trovarmi d’accordo con lei. In Italia la cultura vera è merce rara, e dubito fortemente che la nostra classe politica riesca a “sentire” l’emergenza di cui lei parla. Il portale Italia.it era a dir poco imbarazzante. Forse, anzichè chiuderlo, era meglio farlo gestire a chi di cultura ne sa. E che dire dei 45milioni di euro buttati? Non ci sono parole e non ci resta che sperare.
    daniele lorenzi

  • Mario Menotti |

    Caro Chiaberge,
    Leggo oggi il suo editoriale sulla forza della Spagna e dei suoi istituti Cervantes e non posso evitare il raffronto con i nostri istituti di cultura. La nostra politica culturale si riduce per lo più al saccheggio delle risorse per il prestigio personale e per fare favori agli amici. Intanto l’italiano perde classi di insegnamento nelle scuole europee (le scuole internazionali dell’UE riservate ai funzionari), perde posizione nelle istituzioni (non viene più tradotto in molti documenti del Consiglio dei Ministri dell’UE) con il beneplacito dei nostri governi e in molti dei siti Internet dell’UE l’italiano esiste solo nella prima pagina. Non esistono quasi scuole italiane all’estero. Ad esempio, in Belgio gli italiani che non sono funzionari UE non hanno nessuna scuola dove mandare i propri figli. In Belgio ci sono circa 300 mila italiani dell’emigrazione, più le migliaia di nuovi arrivati, dipendenti di multinazionali, giornalisti e imprenditori. Ma i loro figli li devono mandare alle scuole americane o inglesi. Forse è meglio così: dimenticheranno di appartenere a un paese servo. Il Ministero dell’istruzione si vanta dell’aumento degli studenti di italiano all’estero. Ma non dice le vere statistiche: si tratta in gran parte di pensionati, che dopo aver appreso il francese o il tedesco o lo spagnolo, verso gli 80 anni si iscrivono a un corso di italiano per imparare le ricette di cucina. Questa è la nostra influenza all’estero! Intanto però in Italia si spendono soldi anche per proteggere il dialetto della Val Resia o il bergamasco citeriore…

  • davide |

    Gentile Chiaberge,
    il defunto Italia.it non era soltanto un esempio di informazioni posticce e mal raggruppate. Ma anche di scarsa conoscenza del web stesso: grafica, design, usabilità e organizzazione erano degne del sito personale di un adolescente (che peraltro avrebbe potuto fare lo stesso lavoro con poche migliaia di euro… altro che 45 milioni!).
    Ai futuri designer del “portalone.it” e ai loro committenti vorrei consigliare di andare a vedere anche un altro esempio di cultura on-line: il nuovo sito del British Museum (http://www.britishmuseum.org/).

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