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Troppe “eticoballe” da smaltire

Nel ricevere il Telegatto 2008 insieme a Laura Pausini, Gerry Scotti e quelli di Striscia, l’interprete del serial tv «Il capo dei capi», Claudio Gioè, ha definito il premio «un’occasione di riscatto rispetto alle tante polemiche che hanno accompagnato la messa in onda» e il «suo» Totò Riina «un personaggio controverso». Controverso in che senso? Perché qualche picciotto decerebrato continua a venerarlo come un eroe? Allora anche Hitler è controverso per quei mentecatti che si tatuano la svastica sull’avambraccio. La verità è che tutto è controverso in Italia, nessuna sentenza giudiziaria o morale è definitiva, c’è sempre una corte d’appello, un Tar, una Sezione della Cassazione pronta a ribaltarla. Siamo un popolo di cinici azzeccagarbugli, nelle controversie e nei processi sguazziamo come ratti nel liquame. Le condanne non ci pesano: le portiamo disinvoltamente.

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Dopotutto, vengono considerate titoli di merito per l’assegnazione di un assessorato, di una presidenza o di un posto alla Rai. In mancanza di condanne, anche gli arresti domiciliari fanno molto trendy, specie se affrontati col sorriso sulle labbra e un tailleur di buona fattura. Chi non ha precedenti penali né conti in sospeso con la giustizia è guardato con un misto di sufficienza e compatimento: dove crede di andare? Difficilmente farà carriera. Di questi tempi, per esempio, vanno forte i reduci degli anni di piombo. Tengono corsi all’Università, vengono riveriti e intervistati come autorevoli maîtres à penser.

Quel Lanfranco Pace che ogni sera, a «Otto e mezzo», ci delizia con il suo «Punto», deplorando la nostra durezza di cuore nei confronti di feti ed embrioni, è lo stesso che nel 1978 teneva rapporti con gli autori del sequestro e dell’esecuzione di Aldo Moro (una creatura che all’epoca aveva già superato di parecchio le 22 settimane). Ma che importanza ha? Ben pochi lo ricordano, e hai voglia di istituire Giorni della Memoria. Ce ne vorrebbero 365 (366 negli anni bisestili). Così, mentre Antonia Custrà, figlia dell’agente ucciso da Prima Linea nel 1977, ha ottenuto a stento un posto da spazzina e solo da poco è diventata poliziotta, compagni e complici degli assassini di suo padre fanno i consulenti per ministeri ed enti pubblici. La verità è che nell’Italia degli sputi in Parlamento e dei ginecologi di partito, per i valori e le responsabilità non è prevista raccolta differenziata. I problemi morali sono scorie da triturare e stipare in comode «eticoballe», dove non riesci più a distinguere la feccia dalla crème, i mafiosi e gli assassini dalle loro vittime, i professionisti dai raccomandati. Ma i Vescovi, così trepidanti per i destini del Paese, non hanno proprio nulla da eccepire?

  • angelo nardi |

    Caro Chiaberge,
    forte della conoscenza avvenuta molti anni fa nelle comuni frequentazioni giovanili al Centro Einaudi di Torino -esperienza di formazione e di rapporti umani che
    mi è rimasta “dentro” e che mi ha fornito un grande inquadramento culturale – desidero esprimerti alcune riflessioni nell’ottica di quel “conoscere per deliberare” che ha sempre contraddistinto i confronti ragionati e concreti propri delle esperienze che abbiamo vissuto.
    Ti leggo sempre con interesse sul “domenicale” del Sole, che considero un inserto culturale di particolare valore e per il quale mi complimento moltissimo con Te.
    Dopo aver letto il “domenicale” del 27 gennaio scorso, Ti espongo qualche considerazione, da laico e liberale, quale ritengo di essere.
    Ti premetto che in questi ultimi anni – forse per l’evoluzione connessa all’età,forse per le esperienze di vita,forse per le risposte obiettivamente confuse che sul piano
    culturale e sociale si cerca di dare di fronte a fatti nuovi nella società e nella politica in Italia e in Europa – mi sto interrogando sulla adeguatezza della cultura
    laica, almeno per il modo in cui è praticata da alcuni suoi esponenti, a proporre soluzioni convincenti su tanti temi sempre più importanti per la capacità di
    tenuta delle nostre comunità: da quelli della bioetica,che implicano una profonda discussione sul concetto di “limite” alle azioni umane, a quelli dei rapporti tra razze
    e religioni,tra società e politica, tra politica ed economia,tra generazioni presenti e future. In questa prospettiva, le dispute tutte italiane tra laici e cattolici mi
    sembrano richiamarsi a schemi datati se non vecchie questo , devo purtroppo constatarlo, oggi molto spesso da parte laica, dopo che in passato anche la Chiesa
    ci aveva messo del suo nel presentare una immagine della religione fondata su molte convenzioni e imposizioni
    Premesso questo, mi hanno colpito in particolare nel numero del “domenicale”, che ho ricordato. il Tuo editoriale sulle “eticoballe”,l’articolo di Guido Ceronetti
    “Ma Ratzinger dimentica Manzoni” a pag.35 e l’articolo di Marco Filoni “Pannunzio:laici,sveglia!” a pag.45.Unisco idealmente i tre pezzi, pur diversissimi, sollecitato
    dal finale della Tua riflessione sui valori e la responsabilità a proposito di un asserito silenzio dei Vescovi italiani su questi temi. A ciò riallaccio l’appunto di
    Ceronetti su una presunta carenza di “anima” nel discorso del Papa alla Sapienza e l’appello alla mobilitazione dei laici nel ricordo di Pannunzio. Nei pezzi mi
    sembra di vedere (ma potrei anche sbagliarmi del tutto) una sottile vena se non anticattolica certamente anticlericale. Ti confesso che la cosa mi disturba un
    poco e proprio sul piano della razionalità e del confronto delle idee. Ho letto per intero il discorso di Ratzinger alla Sapienza, così come avevo letto il famoso
    discorso all’Università di Regensburg: mi sembra che questo Papa stia proponendo la sua verità di fede attraverso strumenti di dialogo razionale e sfidando il
    pensiero laico sul suo terreno. Per me non è un caso se un Papa cita Rawls e Habermas. Probabilmente è proprio questo che irrita buona parte del nostro
    mondo “laico” che è rimasto ancorato alle coccarde della Rivoluzione Francese e alla breccia di Porta Pia!
    Mi sembra allora che molti non capiscano (umilmente sostengo che questo è il caso di Ceronetti) che ci si trova di fronte ad un modo diverso di presentare
    l’esperienza religiosa: non contro, ma con la ragione, e che ha poco senso pretendere una fede relegata nel mondo dell’intimità ,delle emozioni e dello
    spirito giansenista. Non si capisce o forse non si vuole capire, perchè è più comodo e facile agitare i vecchi fantocci polemici delle dispute storiche tra
    laici e cattolici, anzichè confrontarsi con le armi del confronto razionale alla luce delle sfide che a tutti presenta il mondo contemporaneo.
    Angelo Nardi

  • Leone Oliva |

    I vescovi sono in ben altre faccende affaccendati: per esempio da noi, in Campania, guidano il gregge di fedeli contro i termovalorizzatori e contro le discariche. E semmai invocano il miracolo di san Gennaro (non De Gennaro, proprio san Gennaro, che naturalmente non ne ha voluto sapere di rimediare all’incoscienza umana). Mi dicono che questa demonizzazione dei termovalorizzatori sia per altro una campagna nazionale, si sarebbero mobilitati anche contro l’ampliamento di quella di Bolzano, senza successo però, in quel caso.

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