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Irina e la difesa della famiglia

Ho visto un film splendido, che consiglio a tutti: Irina Palm di Sam Garbarski. La storia di una nonna (una straordinaria Marianne Faithful, ex-sex symbol anni Settanta) che per salvare il nipotino affetto da una malattia rara e difficile da curare compie una sua personale discesa agli inferi. Si fa assumere in un locale equivoco dove (non vista, dietro una parete) si presta a soddisfare le voglie dei clienti.

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Non vende il suo corpo, né la sua identità (nessuno la vede in faccia, né lei gli uomini che si avvicendano al di là del muro) ma soltanto il palmo della mano (di qui il nome d’arte che le viene affibbiato dal tenutario del locale). Espleta le proprie mansioni come un automa, meccanicamente, come se sturasse lavandini o lavorasse in un’impresa di pulizie. E guadagna a sufficienza per pagare al nipotino e ai suoi disperati genitori il viaggio della speranza in Australia. Irina è un fiore del male: dalle cloache del vizio e della miseria umana riesce a estrarre l’oro della generosità e del sacrificio. Perché i valori umani autentici si possono conseguire anche con mezzi scandalosi o apparentemente immorali. Una favola moderna, un’operetta morale laica su cui meditare in questi tempi di ipocrisia imperante, di predicozzi in difesa della famiglia, del matrimonio o della sacralità della vita da parte di personaggi spesso impresentabili.