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Mario Pannunzio arruolato nei teocon?

Nel fracasso del revival sessantottino rischia di passare inosservato. Ma un altro quarantennale sta per celebrarsi in questi giorni, che meriterebbe ben maggiore attenzione: il 10 febbraio del fatidico 1968 moriva Mario Pannunzio, il fondatore del «Mondo», uno degli eroi di quell’Italia civile che in quei giorni stava per soccombere all’estremismo.

Pannunzio
Proprio per questo apprendiamo con gioia che lunedì 11 febbraio, a Torino, la sua figura verrà rievocata con una prestigiosa lectio magistralis. Affidata, indovinate a chi? A Marcello Pera, ex presidente del Senato.

Sarà interessante capire in cosa si senta affine al liberale anticoncordatario Pannunzio un laico pentito, anzi un ateo devoto che ai caffè di via Veneto con tutti quei mangiapreti preferisce gli angelus in Piazza San Pietro. A maggior ragione siamo curiosi di ascoltarlo, e invitiamo fin d’ora i vari atei militanti alla Odifreddi e i collettivi studenteschi a non cercare di chiudergli la bocca. Sarebbe un boomerang. Il senatore, già seconda carica dello Stato, forte dei libri scritti con Ratzinger, da tempo aspira a una posizione equivalente in Vaticano. Se mai fosse accomunato al Papa nell’aggressione da parte dei biechi laicisti, potrebbe alzare la mira e puntare direttamente al Sacro Soglio. Il comunicato precisa che «il lucchese Pera ricorderà il suo concittadino Mario Pannunzio». Quasi che la scelta del commemoratore fosse legata alla competenza territoriale. Se passa questo principio, domani vedremo Bertinotti celebrare il liberista Luigi Einaudi, in quanto piemontese, o il sardo Pisanu lanciarsi in un commosso ricordo del conterraneo Antonio Gramsci. E il giornalismo come lo intendeva Pannunzio, «misterioso artigianato nobile», dove è andato a finire, in un sistema dei media dominato da veline e reality, dal marinettismo e dal cabaret? Un sessantotto alla rovescia, ma non meno pernicioso, che fa del dileggio delle istituzioni il proprio obiettivo? Mai uno come Pannunzio avrebbe sottoscritto l’appello dei professori ribelli della Sapienza contro Benedetto XVI. Da liberale, odiava le censure. Ma da laico detestava pure l’ipocrisia e l’opportunismo dei «collitorti», dei chierici scafati che cercano di usare il Papa per i loro meschini giochi di potere. E non gli piacerebbe punto il protagonismo di certi rettori sempre a caccia dell’Evento. Pensino a far funzionare i loro atenei, a non mettere in cattedra somari o parenti (o parenti somari), invece di lustrarsi le penne con ospiti di prestigio e lauree ad honorem, con o senza tiara. Anzi, già che ci siamo, perché non chiediamo una bella moratoria sulle lectio magistralis? I nostri poveri studenti che non sanno neppure come è morto Galilei hanno bisogno di Magistri, non di Lectiones. Siamo certi che Mario Pannunzio, dovunque si trovi – nel Paradiso dei laici o in quello dei cristiani, non certo in quello dei teocon – apprezzerebbe.

  • pippo sanfilippo |

    Ma di che cosa andate cianciando? Cosa sono questi attacchi feroci contro il 68 che nel bene o nel male ha avuto il merito di smuovere un po’ le acque. Ma perchè non ve la prendete con il Berlusconismo che dal punto di vista culturale è peggio del fascismo. Un sistema che difende i Cuffaro, I Previti e i Dell’Utri, tra gli altri. Un sistema che , probabilmente ci darà un presidente del consiglio che si è appropriato della Mondadori corrompendo i giudici. Certo Berlusconi è in doppiopetto e non indossa l’eskimo che sembra darvi tanto fastidio. A sentire dire certe cose vuol dire proprio he i Mastella, i Dini e gli sputatori parlamentari ce li meritiamo. Tra qualche mese sarà Dell’Utri o la Prestigiacomo a commemorare Pannunzio e ,forse, anche Arrigo Benedetti.

  • ADALBERTO LANDRIANI |

    Mi spiace non aver risposto subito al compagno ( non mio) SANFILIPPO che in modo un pò razzistico, prevede che Dell’UTRI
    e la PRESTIGIACOMO SARANNO I FUTURI CELEBRANTI DI M.PANNUNZIO
    Meglio loro, che non hanno sentenze definitive, ma sono siciliani, che SOFRI, CURCIO D’ELIA.x Sofri fu fatta la prima legge ad personam della 2a REPUBBLICA e su CURCIO si disseche non partecipò a reati di sangue, quando invece ad ACQUI, con la sua Compagna, morirono alcuni CC ed altri furono feriti. E’ cosi che i Sanfilippi scrivono la storia

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