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Shakespeare è meglio del Prozac?

Dall’Inghilterra arriva una nuova cura per la depressione: la biblioterapia. Al grido di «Prose not Prozac!», una psicologa di Liverpool, Jane Davis, ha fondato una rete di gruppi di lettura riservati a persone sofferenti di vari disturbi nervosi, dall’agorafobia all’Alzheimer. E assicura di avere ottenuto risultati strabilianti. Leggendo insieme Shakespeare o Jane Austen, la Capanna dello zio Tom o Uomini e topi, i pazienti dimenticano le loro afflizioni e ritrovano la serenità.

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Che i libri ci rendano migliori è un luogo comune smentito dalla storia del Novecento, quando un popolo educato sui versi di Goethe ha collaborato allo sterminio di sei milioni di ebrei. E chi è immerso nelle tenebre del «male oscuro» non ne uscirà certo declamando terzine di Dante. Ma anche i più scettici tra gli psichiatri ammettono che letteratura e poesia sono strumenti di auto-aiuto ben più efficaci del bridge o dell’uncinetto.
A questo punto sorge spontanea una domanda: se è vero quello che sostiene il «New York Times», gli italiani sono depressi perché non leggono libri o, all’inverso, non leggono perché sono depressi?
Il governo di Sua Maestà ha decretato il 2008 «anno della lettura». In Italia è l’anno della spazzatura. E poiché nelle nostre case i farmaci scaduti sono almeno il doppio dei libri, si può stare certi che, se mai approdasse anche qui la biblioterapia, il ministero della Salute, di concerto con i Beni Culturali, imporrebbe di allegare a ogni volume un «bugiardino», con tanto di dosaggio, effetti collaterali e controindicazioni. La lettura dell’ Orlando furioso, per esempio, dovrà obbligatoriamente essere accompagnata dall’impiego di sedativi, gli allergici al cipresso faranno bene a evitare i Sepolcri foscoliani, La Mandragola di Machiavelli sarà sconsigliata alle donne in gravidanza e Le mie prigioni di Pellico a chi soffre di claustrofobia. E per passare ai contemporanei, Mille splendidi soli di Hosseini
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esige l’applicazione di speciali filtri protettivi, Va’ dove ti porta il cuore della Tamaro non è indicato per i cardiopatici, mentre Mal di pietre di Milena Agus deve essere somministrato con litrate di acqua Fiuggi. Quanto a Caos calmo di Sandro Veronesi, si raccomanda di agitarlo accuratamente prima dell’uso.
Non è nemmeno escluso che, in attesa delle sempre promessa e mai attuata legge sul libro, qualche chimico fantasioso brevetti una pillola della lettura: Shakespeare e Dante in comode compresse, da trangugiare con un bicchier d’acqua. Più lo mandi giù, più ti tira su. Dimenticavo: il prodotto sarà acquistabile solo in libreria, pardon in farmacia, rigorosamente dietro prescrizione medica.