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Karl Kraus e la casta dei blogger

Blogger versus giornalisti, il gioco si fa duro. E globale. Il V-Day 2008 di Beppe Grillo contro quella che il comico arruffapopoli definisce la «vera casta» dei pennivendoli ha più di un precedente sull’altra sponda dell’Atlantico. In America, dove nascono 175 mila blog al giorno, Internet è diventata il campo di reclutamento di una crociata contro i santuari della grande stampa e le incongruenze di un modello giornalistico che si fa scudo dell’obiettività per nascondere le commistioni tra notizie e pubblicità. Ma anche una potente arma propagandistica a disposizione dei neocon, che dai loro siti non risparmiano bordate ai giornali «liberal», covi di pericolosi sabotatori della guerra di Bush all’Asse del Male. A guidare la controffensiva dei media tradizionali è, paradossalmente, un imprenditore di Silicon Valley, Andrew Keen, convertitosi in fustigatore dei vizi della Rete. Nel suo libro The Cult of the Amateur: How Today’s Internet is Killing Our Culture (Currency, New York), Keen sostiene che l’esplosione dei blog avrebbe generato «una foresta digitale di mediocrità», popolata da dilettanti che pretendono di dire la loro su argomenti di cui sanno poco o nulla.

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La democrazia senza filtri del Web 2.0 minaccia di seppellire le nostre istituzioni culturali sotto milioni di Gigabyte di spazzatura. «Come può un meccanico d’auto avere la stessa autorevolezza di un genetista sulle malattie ereditarie?». L’invettiva di Keen è appassionata, ma non convince tutti. Nel numero di gennaio della rivista liberista «Reason», per esempio, compare una violenta stroncatura del libro di Keen, a firma di David Harsanyi: «È vero che Internet sta distruggendo la nostra cultura, o dà solo fastidio agli snob?». Harsanyi fa notare come non tutta la Blogosfera sia riducibile a una discarica. Un certo tasso di pattume online è il prezzo che si paga per alcuni indubbi benefici: creatività di massa, posti di lavoro, democratizzazione dei media. E, se volete, i vari V-Day. Chissà se sarà contento, il nostro Grillo, di ritrovarsi in compagnia dei libertarians di «Reason»: quei signori, oltre a difendere la nuova casta dei blogger, sono a favore della globalizzazione e delle biotecnologie e si oppongono all’intervento dello Stato, a qualsiasi titolo, nell’economia. Ma è certo che, come osserva Harsanyi, tra i due fronti in guerra – giornali e Rete – si stanno creando le premesse di una contaminazione reciproca che può far crescere entrambi. Un secolo fa, il perfido Karl Kraus, blogger ante-litteram, ironizzava: «Non avere un pensiero e saperlo esprimere – è questo che fa di uno un giornalista». Cos’avrebbe detto dei suoi epigoni digitali? Forse ammettere che nessuno è infallibile, che di oracoli non se ne trovano né sulla carta né sul Web 2.0, serve più delle crociate e dei V-Day.