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Ambrosoli e la maglia nera dell’Italia

Da eroe borghese a immaginetta propiziatoria. Come Falcone e Borsellino, Giorgio Ambrosoli viene ormai fatto oggetto di un’ambigua venerazione postuma anche da parte di chi a suo tempo gli voltò le spalle, o di chi oggi tiene bordone ai tanti Sindona grandi e piccoli che popolano la scena politica e giudiziaria. Bene ha fatto perciò Sandro Gerbi a riproporre una riflessione a più voci sulla figura di questo grande servitore dello stato (Giorgio Ambrosoli. Nel nome di un’Italia pulita, Nino Aragno editore). Nel libro, oltre a un saggio del figlio Umberto, lo scandalo Sindona nella ricostruzione del giornalista Gianfranco Modolo e i dettagli dell’inchiesta sull’omicidio svelati dal magistrato che la condusse, Giuliano Turone, mentre il banchiere Salvatore Bragantini traccia un bilancio del caso a trent’anni di distanza. Particolarmente amare le confessioni di uno dei collaboratori dell’avvocato milanese, il maresciallo Silvio Novembre, che ricorda il tragico isolamento  di un liberalconservatore, già militante dell’Unione Monarchica, bollato come comunista soltanto perché inviso alla cricca dell’epoca, e per giunta senza neppure l’appoggio dei comunisti veri e propri, che non erano disposti «a insorgere in parlamento contro i raggiri di quel bancarottiere».

Giorgio_Ambrosoli

Il culto attuale di Ambrosoli, osserva Gerbi, può far pensare che in Italia la battaglia contro il malaffare sia stata vinta. Magari: l’ultimo rapporto del Greco (Groupe d’États contre la Corruption) ci colloca al 63esimo posto – maglia nera d’Europa – tra i 180 paesi esaminati. Meglio di noi, tra gli altri, Cile, Qatar, Barbados, Botswana, Mauritius, Namibia.
La battaglia dunque è ben lontana dall’essere vinta, e lo vediamo ogni giorno: «c’è un’Italia che forse non la vuole vincere e gira colpevolmente la testa da un’altra parte». Chiedetelo a Roberto Saviano…Prima di stappare bottiglie di champagne al tramonto delle avanguardie operaie (vedi Corriere della sera di ieri), un liberale come Piero Ostellino farebbe meglio a preoccuparsi per l’eclisse, si spera temporanea, di quelle élite borghesi di cui Ambrosoli rappresenta l’espressione più nobile.
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  • Roberto Fabrizi |

    Che bello impartire lezioncine a destra e a manca…

  • Centro Studi V.Pareto |

    Vi è a Milano un potenziale enorme di sapere intellettuale. Preferiamo evitare il termine “elite”
    sconfessato anche da Vilfredo Pareto. Preferiamo
    evocare il temine “industriosi” coniato da Saint Simon,che sono i veri eroi di Milano e del nostro Paese.
    Ad esempio Transparency International Italia fa parte degli “eroi”che senza mezzi combatte da 14 anni la battaglia contro la corruzione come il nostro Centro Studi. Giuseppe Anderlini.

  • david28 |

    “beato il paese che non ha bisogno di eroi”….l’esempio di ambrosoli(e gli ideali che lo muovevano) sembra lontano anni luce dall’attuale cultura di questo paese da quel “tanto sono tutti uguali” che serve solo a far rimanere le cose così come sono o “se non ti comprometti non puoi diventare importante” ormai regola di vita…. invito a leggere la lettera che ha scritto alla moglie già diverso tempo prima di essere ucciso….fà venire da piangere….qui si plaude agli eroi da morti crocifiggendoli da vivi…

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