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L’abc del totalitarismo secondo Silone

Alcuni (pochi) di voi l'hanno indovinato: l'autore del brano proposto giovedì, e che ripropongo qui sotto, era Ignazio Silone (1900-1978), al secolo Secondino Tranquilli. Fa parte di un racconto-saggio in forma di dialogo,  La scuola dei dittatori, scritto nell'esilio svizzero e pubblicato a Zurigo in tedesco nel 1938 e in italiano da Mondadori nel 1962. E' incluso nel primo volume dei Meridiani che raccolgono l'opera dello scrittore.

Silone2

p.s.Alla lettrice che confessa di averlo rintracciato su Googlebooks sarei tentato di annullare il compito…Ma siccome è stata onesta e si è autodenunciata, la perdono.

"Dal momento in cui scocca la scintilla dell'identificazione del capo con la massa, il dittatore sente moltiplicare in modo vertiginoso le sue forze. L'identificazione sociale è appunto il processo discriminatorio che fa emergere l'eletto dal gregge dei chiamati. L'eletto ne esce trasfigurato. Egli perde i connotati individuali e assume quelli sognati da milioni di concittadini. Egli diventa, alla lettera, il prodotto individualizzato d'un irresistibile bisogno collettivo. Nell'attuale civiltà di massa tutte le risorse della tecnica contribuiscono all'esaltazione dell'eletto. I pochi tra i connazionali che sfuggiranno all'ipnosi e cercherano di discuterlo e denigrarlo, ricordando le sue origini, la sua neghittosa gioventù, la sua limitata cultura, la sua vigliaccheria, la sua inadattabilità a una vita normale, faranno opera vana…

Anche se il capo dice e fa oggi il contrario di quello che diceva o faceva ieri…che importa? Il legame più forte che lega il capo alla sua massa non è ideologico o programmatico o etico. 'Se il mio capo agisce in quel modo, vuol dire che avrà delle ragioni per farlo', pensa il fascista o il comunista. E poiché lui è convinto di non avere avuto nella vita il meritato successo solo per mancanza di furberia ed eccesso di scrupoli, egli è perfino fiero che il 'suo' capo sia così abile e forte e sappia così bene sterminare gli avversari".