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Toh, chi si rivede! Piero Calamandrei

Chiedo scusa, ma non posso mantenere la promessa fatta ai lettori del Sole, di aspettare domenica prossima per la soluzione del "quiz" sulla Costituzione, e non posso neppure seguire il consiglio di Nino Labate che mi scongiura di non rivelare il nome dell'"autorevole personaggio", e di attribuire le sue parole a tutti i Padri costituenti ("Farà un regalo al miracolo laico realizzato da Cattolici, Socialcomunisti e Liberali"). Non posso. Me lo impedisce l'alluvione di risposte, in prevalenza esatte, che ha inondato in meno di tre giorni questo blog.  Sì, l'autore di quelle righe era proprio lui: Piero Calamandrei (1889-1956), avvocato e giurista fiorentino, valoroso antifascista e deputato alla Costituente per il Partito d'Azione. Le ho prese dal saggio “La Costituzione e le leggi per attuarla” pubblicato in Dieci anni dopo: 1945-1955. Saggi sulla vita democratica italiana, Laterza, Bari 1955, e più volte riproposto successivamente (l'ultima in La Costituzione e le leggi di Antigone Sansoni, Firenze 2004). Troppo facile, quasi scontato? Forse. Ma non era una gara di abilità o una competizione di enigmistica, solo un pretesto per rievocare una figura fondamentale della cultura politica liberaldemocratica, in un momento in cui i valori liberali vengono messi al servizio di disegni e interessi che di liberale hanno ben poco. E fa piacere constatare che una semplice puntura di spillo abbia provocato una marea (per fortuna non nera) come quella del Golfo del Messico.

Calamandrei

"Calamandrei!" hanno esultato tanti lettori, quasi riconoscessero un vecchio zio rompicoglioni il cui ritratto era finito in soffitta dimenticato da tutti. Qualcuno ha confessato di avere pescato brandelli della citazione su Google, ma un internauta un po' maldestro, digitando alcune parole chiave, è deragliato su Junio Valerio Borghese (il leggendario comandante della decima Mas!!!): i motori di ricerca usati a casaccio fanno prendere certe cantonate…La prossima volta farò come i professori che sequestrano i cellulari prima dei compiti in classe. Poi ci sono quelli che, fidandosi della memoria, o dell'orecchio, hanno buttato lì altri nomi, tutti plausibili, da Luigi Einaudi a De Gasperi, da Spadolini a Lussu, perfino a Togliatti. Ma la maggioranza ha fatto centro, molti addirittura con precisione bibliografica, mostrando di avere il libro a portata di mano. Altri hanno creduto di riconoscere un brano del discorso agli studenti pronunciato da Calamandrei nel gennaio del 1955 a Milano: a cominciare da Franco Morganti, che ebbe il privilegio di presentarlo alla Società Umanitaria. Il testo citato, in realtà, era un altro. Ma non importa. Quello che conta è l'esperimento di cultura democratica che abbiamo fatto tutti insieme e che possiamo dire pienamente riuscito. Anche se rimane l'amarezza di registrare una così scarsa presenza giovanile. I più appartengono alle generazioni del dopoguerra. E non nutrono grandi speranze per il futuro. Paolo Chiariello, che si definisce un vecchio liberale, parla di "paese sfibrato moralmente e culturalmente, privo di una borghesia – nell'accezione crociana – capace di vedere nella trama degli accadimenti che si dipanano quotidianamente da più di tre lustri l'inveramento delle fosche previsioni di Tocqueville a proposito del dispotismo morbido". Pessimista anche Maddalena Ciancio: "Non rischiamo di diventare una vera dittatura, come la Corea del Nord, Cuba o la stessa Cina, ma più squallidamente uno stato permeato dalla corruzione, sull'esempio dei regimi del Terzo Mondo". C'è poi chi, come Ennio Covino, di Calamandrei loda lo "spirito laico e pragmatico"" che considerava la Costituzione un "work in progress". Non certo però un "work in regress" da smontare a piacimento, carta straccia a disposizione delle mutevoli maggioranze politiche o della voglia di scorciatoie di chi, pur avendo una maggioranza senza precedenti nella storia repubblicana, non riesce a governare e incolpa dei suoi fallimenti quei "checks and balances" quei contrappesi e controlli che sono alla base di ogni democrazia liberale. Un atteggiamento che Vincenzo Schiavone paragona a "un centravanti che, segnando pochi gol, si lamenta del fatto che le porte sono troppo strette". Un altro lettore, Gianni, dopo aver riconosciuto che la parte " debole" della Costituzione è quella economica, "strutturata più sopra una società agricola che industriale" e dunque si può ben aggiornare in alcuni punti, conclude: "se gli attuali politici hanno lo stesso senso dello stato come i padri costituenti,tanto da far prevalere gli interessi della collettività rispetto a quelli pur legittimi dei partiti di appartenza, non si deve aver paura. Ma hanno tale senso dello stato?". Il punto è proprio questo. Un punto di domanda grosso come una casa, anzi come un palazzo. Grazioli.  Ecco perché vale ancora la pena di riascoltare Calamandrei.

  • luigi gortan |

    Gent. Chiaberge, sono un fedele lettore del Domenicale, ho letto con tristezza (come lettore) della sua pensione. Nel lontano 1980 il tema della mia Maturità fu il commento ad uno scritto di Calamadrei. Come è possibile che le radici da cui nacque la nuova Italia, quella del dopoguerra del boom economico, della Costituente, si siano avvizzite e che la politica sia pressochè avulsa dalle ideologie. Ora i conti, quelli economici, non tornano ed è l’effetto della mancanza di un disegno ideologico e non la causa.
    Come sarebbe trattato oggi Calamandrei ? Non oso pensarlo.
    Chiaberge, lei ha la mia stima e la mia ammirazione e spero che ci delizierà ancora con il suo stile, arguzia e misura. Luigi Gortan

  • Valentino Losito |

    Caro Chiaberge,
    sono un giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e assiduo lettore del suo
    “Contrappunto” domenicale. Colgo l’occasione per ringarziarla per queste perle di
    cultura ed educazione civile che ci regala settimanalmente, davvero dei preziosi
    “cammei”. Ho creduto di riconoscere il famoso discorso sulla Costituzione che Piero
    Calamandrei tenne nel 1995 agli studenti universitari di Milano.
    Rinnovandole la mia stima e la mia gratitudine le invio cordiali saluti e auguri di
    buon lavoro.
    Valentino Losito

  • Sonia |

    Caro Chiaberge, dato che l’inquilino di Palazzo Grazioli ha l’umile audacia (non è un ossimoro nel suo caso) di paragonarsi a De Gasperi o Einaudi, sarebbe auspicabile che Lei ci proponesse anche citazioni di questi due statisti. Così, tanto per vedere quanti anni-luce dividono il pensiero dell’uno da quello degli altri. Grazie e buon lavoro

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