Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Solzenicyn contro la legge-bavaglio

Per giustificare la legge anti-intercettazioni, il senatore Quagliariello
ha evocato gli spioni comunisti del film Le vite degli
altri
. Ma se c’è qualcosa che richiama alla mente il socialismo
reale, di questi tempi in Italia, è piuttosto la voglia di censura.
Andatevi a rileggere  Il mestiere dello scrittore di
Aleksandr Solzenicyn: un libretto di 96 pagine, pubblicato l’ultima volta nel 1979 da Jaca Book, e ormai introvabile (anzi, perché non ristamparlo nel 2011, anno
dell’amicizia Russia-Italia, magari con prefazione di Putin?). Dentro
c’è la lettera che l’autore di Arcipelago Gulag indirizzò
all’Unione degli scrittori sovietici per protestare contro le angherie
del Kgb. «La censura – accusava Solzenicyn – non è prevista dalla Costituzione e perciò è illegale… ma pesa sulla nostra letteratura e realizza l’arbitrio di gente
letterariamente analfabeta sugli scrittori… La letteratura non può
svilupparsi secondo le categorie "di questo si può scrivere – di
quello no". Una letteratura che non osa trasmettere alla società il
proprio dolore … che non è capace di preavvertire a tempo debito dei
pericoli morali e sociali incombenti, non merita il nome di
letteratura, al massimo può aspirare a quello di cosmesi».

Solzenicyn

Era il maggio del 1967. Mentre a Mosca il meglio dell’intellighenzia si
mobilitava a sostegno del futuro premio Nobel, qui i vari Giuliano
Ferrara si addestravano alla rivoluzione leninista. Poi l’Urss è
affondata, i piccoli comunisti sono cresciuti. Viviamo in un paese
libero (o quasi), dove scrittori e conduttori sgraditi al governo non
rischiano il gulag, alla peggio l’epurazione dai palinsesti Rai, ma
non dalla casa editrice del premier (che peraltro invita un ex-agente
del Kgb a dare lezioni di liberalismo). Ma torniamo a
Solzenicyn. Quando, nel settembre del ’67, fu finalmente ricevuto dall’Unione
scrittori, i colleghi lo colmarono di carinerie del tipo: «Perché vede
solo nero? Io mi sforzo sempre di scrivere di cose liete» (tale
Kerbabaev). E un certo Saripov: «Io lo radierei dall’Unione…
Il nostro Stato ha messo a coltivazione le terre vergini e abbandonate
e marcia di successo in successo». Ergo, non può essere criticato. Nei libri, sui giornali, in tv, solo applausi e cose liete. Dice bene il senatore: quant’era brutto il comunismo!
© RIPRODUZIONE RISERVATA

  • pv21 |

    Per scoraggiare abusi della carta stampata basta obbligare il giornale a pubblicare (in prima pagina, caratteri cubitali, su 3 colonne e per 1 settimana) il testo di ammissione dell’illecito compiuto con tanto di scuse per i soggetti coinvolti e per i lettori. Un provvedimento speculare all’uso improprio di PAROLA e MERITO …
    (=> http://www.vogliandare.it/nat/nc1.html )

  • Vasco |

    Per una volta che Chiaberge dice una cosa giusta (una primizia, una rarità), c’è subito qualcuno che non ha capito nulla, che gli risponde.
    In gioco non ci sono (soltanto) le intercettazioni in sè, ma (soprattutto) i limiti all’informazione, che questo governo (ma ha ancora senso parlare di governo quando c’è una persona sola che decide tutto, in funzione dei propri interessi personali, annullando ogni dibattito interno alla stessa maggioranza?) amerebbe tanto eliminare per sostituirla con un più agile, lineare, centralizzato ed efficace, Ufficio Di Propaganda.

  • Giacomo Villa |

    A che serve l’attuale normativa sulle intercettazioni? A molti politici (non solo) al fine di coltivare la speranza di far fuori gli avversari con assai poca fatica. E a mortificare la capacità investigativa della polizia e dei carabinieri. Parlare di censura a proposito del disegno di legge è veramente scorretto.

  Post Precedente
Post Successivo